atleti alla stramilano 2017

Stramilano 2017, i risultati. Dialogo tra la mente e il corpo

Il mio corpo ha deciso che per questa puntata finale di #RoadToStramilano a parlare deve essere lui, vittima inconsapevole di una mente che troppo spesso prende decisioni avventate. Ecco dunque un dialogo tra due entità contrapposte, sintesi definitiva di un’esperienza sconvolgente lunga 21.097 metri

Soddisfatti sì, ma con riserva

Varcare le porte dell’Arena, ieri, è stato qualcosa di maledettamente emozionante, non tanto perché la scenografia e la fiumana di gente e colori hanno contribuito a rendere variopinto e coloratissimo questo monumento meneghino allo sport, ma perché appena varcato il traguardo, appena le gambe si sono fermate, sono stato investito da una serie di sensazioni violente e vivissime che mi hanno fatto capire per la prima volta di avere un corpo, un insieme di muscoli, ossa e fibre strettamente in connessione con la mia mente. Per la prima volta ho percepito in maniera netta e distinta il legame che c’è tra la forza mentale e quella fisica, i piccoli grandi segnali che il nostro involucro sa lanciare durante uno sforzo affinché tutto proceda per il meglio. In questo caso, il mio corpo, una volta terminata questa benedetta Stramilano ha deciso di parlarmi per dirmi qualcosa che non dimenticherò mai. Le sue parole, illuminanti e illuminate sono state: “Vattene affanculo te e la tua condotta di gara da perfetto idiota. Io lo vedevo che stavi facendo un mare di cagate ma sono stato zitto finché ho potuto, perché ti rispetto e perché la mente domina il corpo e tutte le tue stronzate filosofiche. Ma tu, bello mio, tu devi solo ringraziare iddio che sono più attaccato alla vita di te, perché ti giuro, c’è mancato poco che spegnessi tutto e ti facessi stramazzare al suolo in mezzo al Sempione”.

Ok, Corpo, ora che hai avuto una notte per sbollire la rabbia e ti sei vendicato tenendomi a letto tra atroci dolori, calmiamoci un attimo. Snocciolo i freddi numeri, utili a capire cosa è successo ieri per le vie di Milano. Ho chiuso la Stramilano in 1:44 minuti, tempo in linea con l’obiettivo che mi ero prefissato all’inizio ma che, purtroppo, è il risultato di una serie di errori strategici figli della foga e, forse, dell’inesperienza.

Corpo: “Inesperienza? La chiami inesperienza? No dico, hai rotto le palle per mesi parlando di tabelle d’allenamento e della tua dipendenza dalla tecnologia, e in gara non ti sei degnato di guardare nemmeno di striscio il tuo orologio da polso? Ci hai messo una giornata intera per settare il tuo Garmin affinché ti desse in un lampo tutte le informazioni necessarie per correre con coscienza e tu, quando serviva, ti sei affidato solo ai cartelloni? Ma sei scemo?

Io non è che non guardavo il Garmin, io davo solo una rapida occhiata al passo. E visto che riuscivo a stare stabile sui 4.30 al km e soprattutto non mi sentivo male, ho pensato di concentrarmi nel mantenere l’andatura.

Corpo: “Ho capito che non ti sentivi male, si chiama adrenalina e non ci vuole un genio per capire che in gara scatta qualcosa che ti fa andare un po’ di più. Però, caro il mio mago dell’allenamento, proprio lì, sul tuo Garmin, affianco al dato del passo c’era pure quello quello delle pulsazioni. E le pulsazioni, se vai a controllare le tabelle, sono state sopra i 190 praticamente fin da subito. Ma tu, imperterrito, hai voluto proseguire con il tuo passo ideale senza nemmeno provare ad amministrarti. Ripeto, ringrazia iddio che ci tengo alla mia vita e ti ho bloccato quelle gambe, sennò finivamo entrambi per terra.

Vabbè, grazie. Comunque se proprio mi devo attribuire un errore, quello è stato nella gestione del rifornimento. Se solo ti avessi dato un po’ di liquidi in più…

Corpo: “Io avrei tanto voluto essere uno degli spettatori vicini ai rifornimenti per poter ammirare da fuori le tue movenze. Al primo rifornimento, che come tutti gli altri era sul lato destro della strada, tu eri a sinistra e forse manco l’hai visto. E io al quinto km un goccio d’acqua l’avrei anche gradito. Al decimo chilometro, invece, ti sei messo sul lato giusto ma non sei riuscito ad afferrare nulla. Ma che cazzo di mani hai? Al terzo rifornimento, beota di un beota, invece di bere hai preso solo una spugnetta che neanche ti sei passato sulla testa come sarebbe stato utile. Ti rendi conto che dobbiamo ringraziare un vecchio che, impietosito, ci ha passato il suo ultimo goccio d’acqua? L’unico rifornimento che hai azzeccato, manco a dirlo, è stato l’ultimo, al 20° km, quando in pratica eravamo già cotti”

Ok scusa, ammetto che su questo aspetto c’è qualcosa da rivedere. In ogni caso, al 16° km, tra viale Washington e Buonarroti quello che ha deciso di mollare sei stato tu. Le gambe si sono irrigidite del tutto e il passo è crollato da da 4.30 a 5.50/6.00 al km. E pure io di testa c’ero.

Corpo: “Ma per forza, caro il mio Gelindo Bordin. Te ne sei sbattuto delle pulsazioni per tutta la gara. Ma può un cuore normale battere a medie di 200 bpm per oltre un’ora e 15 minuti, oltretutto a secco di liquidi e con 24 gradi di temperatura? Ma chi ti credi di essere? Io ho retto finché ho potuto e ti ho concesso di arrivare in zona City Life ancora convinto di fare il tempo. Poi però, non ce l’ho più fatta. Vuoi farmene una colpa? Se solo avessi tenuto il tuo passo superiore di una decina di secondi nei primi ¾ di gara, che poi era quello che avevi dichiarato di voler tenere alla vigilia e cioè 4.40, a quest’ora forse staremmo festeggiando un 1.40 e, se mi girava di scattare, pure un 1.39. Niente di eccezionale s’intende, ma ci saremmo risparmiati l’ingresso in Arena con l’incedere di un cadavere

Hai ragione su tutto. Perdonami. Prometto che farò tesoro degli errori e imparerò ad ascoltarti. Senti però, capisco il male alle gambe del giorno dopo, ma questa inquietante vena da sforzo che mi è comparsa sopra la tempia me la farai sparire prima o poi? Sembro il cattivo di Mars Attack.

Corpo: “Sì, la vena te la levo, non subito però. Voglio fartela pagare, te lo meriti…”

Però eravamo carini col nostro completino Adidas vero?

Corpo: “E come no. Anche se a guardarci correre tra tatuaggi e peso superfluo (foto in alto) ce n’è di strada da fare. Più che un atleta sembri uno di quei carcerati americani appena evasi dal penitenziario. E meno male che non ti sei messo la bandana che usi di solito per allenarti, sennò ci fermavano di sicuro

Il 1 maggio c’è la 10 km Rapallo-Portofino, ci andiamo?

Photo credit: Alessia Bombs Bombacci, la guardi qui e la leggi qui.

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Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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