RoadToStramilano #16-16 – La scimmia nuda corre

Osservando i cantanti esibirsi al Festival di Sanremo ho notato che alcuni di loro e alcune delle canzoni presentate avevano attinenze con il mio ruolo momentaneo di corridore. Propongo alcuni parallelismi, solo quelli più immediati, scoprendo che la corsa mi ha cambiato fino al punto di guardare con occhio nuovo il Festival della canzone italiana.

Il Festival di Sanremo è appena terminato ed io, come tutti gli anni, l’ho seguito, non tutte le serate e non tutte con alta attenzione ma ho ascoltato almeno una volta tutte le canzoni. Siccome la corsa ormai si è presa tanto del mio tempo, mi viene spontaneo paragonare il corridore che sono diventato ai cantanti che si sono esibiti a Sanremo. L’atleta che propongo sull’asfalto fumante ha alcune caratteristiche dei cantanti o delle canzoni in gara, vediamo nel dettaglio quali.

Giusy Ferreri. Come Giusy è passata all’improvviso dalla cassa di un supermercato al mestiere di cantante, pure io sono passato da un giorno all’altro dalla missione di sedentario a tre allenamenti a settimana. Per entrambi il dubbio rimane: non sarebbe stato meglio per tutti continuare come prima?

Gigi D’Alessio. Gigi ha un pubblico numeroso ma al di là di quella numerosa nicchia risulta insopportabile. Allo stesso modo pure io posso vantare una nicchia, anche se meno numerosa, di sostenitori, ma al di fuori di quella piccola cerchia le mie lamentele risultano insopportabili. Entrambi ci consideriamo incompresi al di fuori dei sostenitori, in realtà il fatto strano è che possano esistere questi ultimi.

Francesco Gabbani. Fin troppo facile ma non per questo meno vero. La scimmia che ballava con lui sul palco rappresenta la mia evoluzione come corridore. Entrambi tentiamo di fare qualcosa per cui non siamo progettati, la scimmia il ballo io la corsa.

Ermal Meta. Con la sua Vietato morire ha letto il labiale durante i miei allenamenti, me lo ripeto per tutto il tempo sperando basti perché si avveri.

Lodovica Comello. Il cielo non mi basta canta l’amica di Violetta ed è quello che mi dico io ogni santa volta che mi vesto per uscire a correre: quando sarà il momento, e potrebbe arrivare in pieno allenamento, non mi basterà finire in cielo o in un qualsiasi paradiso, io esigo la santificazione, non la voglio la pretendo (per continuare con le citazioni).

Michele Zarrillo. Il buon Michele canta sempre con disperazione nella voce, qualsiasi cosa canti è un canto di sofferenza. Così anche per me riguardo alla corsa, qualsiasi cosa dica al riguardo è detta con un tono di sofferenza. Entrambi esprimiamo profonda sofferenza quando in realtà la vera sofferenza è quella che provochiamo all’essenza delle attività che pratichiamo, lui il canto io la corsa.

Bianca Atzei. Non mi ricordo in quale serata, ma l’ho vista piangere durante un’esibizione, ha continuato a cantare mentre le lacrime facevano capolino, continuava imperterrita. La stessa cosa che succede a me mentre corro: le lacrime si affacciano per tutto l’allenamento ma io continuo imperterrito, corro con il magone come novello martire.

P.s. Non serve
La corsa non serve a mettermi in contatto con il corpo. Per me, ora come sempre, il mio corpo è uno sconosciuto di cui non capisco mai le esigenze tranne una: quella di stravaccarsi sul divano e non muoversi per il maggior tempo possibile.[yikes-mailchimp form=”3″ title=”1″ description=”1″]

Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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