RoadToStramilano #13-13 – Allenamento sul trapasso

Nuova tipologia di allenamento e nuova avventura. Ma si sa che per gli inetti alla corsa non esistono avventure bensì solo disavventure. Storia di una stronzata evitabilissima in cui sono incappato grazie alla mia idiozia e a circostanze difficilmente gestibili. A sto giro il crollo ha rischiato di essere epocale nel suo tragicomico strisciarmi alle spalle, anzi sullo stomaco.

Grande novità introdotta nel programma: allenamento sul passo. È una cosa del tipo: prima cinque minuti di riscaldamento, poi venti minuti ad una certa media al chilometro (nel mio caso sei minuti), poi dieci minuti ad una media più elevata (nel mio caso cinque minuti e venti al chilometro) e infine altri venti minuti ancora a sei al chilometro. Sta roba mi dicono dovrebbe abituare il mio povero fisico a tenere il ritmo.

Il primo tentativo di introdurre la novità si è tramutato, neanche a dirlo, in disfatta. Per colpa di un errore banale, uno di quelli che fanno i principianti, o chi non ci mette la dovuta attenzione, o chi non vuole correre, o chi se ne fotte pensando che la scienza sia un’opinione, o chi ci mette sempre del suo nel combinare casini, o semplicemente chi è un idiota allo stato puro. Basterebbe rientrare in una delle categorie sopra elencate, modestamente posso vantarmi di rientrare in tutte, un mio piccolo e prezioso record.
Fatto sta che in questo periodo, da una settimana e per un’altra a seguire, sto andando a dormire tra le tre e mezzo e le quattro e mezzo di notte per seguire gli Australian Open, lo slam che ti cambia il fuso orario. Per fortuna mi posso permettere di puntare la sveglia dopo le nove del mattino, ma capirete bene che le mie facoltà non c’è verso siano ottimali, in pratica sono completamente rincoglionito, ho perso l’orientamento fisicomentalemorale. Venerdì notte mi sono concesso il tennis ad orario ancora più spinto e sabato la sveglia non è esistita, mi sono tirato su dal letto alle quattro del pomeriggio e, verso le diciassette, mi sono concesso un’abbondante colazione, non voleva essere così abbondante ma l’istinto ha preso il sopravvento. Verso le diciotto mi sono avviato per sperimentare il nuovo allenamento ed ecco cosa è successo.

Da subito ho sentito un certo peso sullo stomaco, impantanato lì senza andare giù e qualche volta risalendo su senza però trovare la via liberatoria del rutto. Questo fatto non mi permetteva di produrmi in una prestazione eccezionale, mi sentivo, oltre che appesantito, debole; ma ho deciso di insistere, di dare tutto, di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Stupido, stupido agafan, non lo sai che non devi mai e poi mai forzare il tuo fisico? Certo che lo sai, sono anni che ti attieni a questo comandamento, ma questa storia della corsa, il peso sullo stomaco e la mancanza di lucidità dovuta allo stato lisergico da tennis notturno mi ha destabilizzato. Al settimo chilometro ho sentito un formicolio percorrermi la colonna vertebrale fino alla testa, le gambe sono state assalite da una debolezza senza ritorno, un sudore copioso e freddo come la morte mi colava in ogni dove. Ho provato a fare qualche altro passo ma poi ho mollato, stavo per crollare letteralmente sull’asfalto, per quello che sarebbe stato un crollo goffo e clamoroso. I quattro gatti che hanno letto le puntate precedenti già immaginano dove si è verificata la vicenda, proprio di fianco al cimitero: perché i luoghi sono paesaggi della mente.

p.s. Ho deciso di inaugurare una piccola rubrica, in chiusura di ogni pagina di diario, dal titolo Non serve. Ogni settimana scriverò un motivo per cui la corsa a me non serve a niente.

Non mi serve a dimagrire. Non ho una bilancia, ma la pancia è sempre lì a campeggiare quanto prima, non mentono gli specchi e i pantaloni. E nemmeno gli amici che mi guardano e ridono: non si capacitano di come io sia l’unico essere umano che conoscono che corre da cinque mesi e non gli diminuisce la pancia.

Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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