sharon van etten

Remind Me Tomorrow – Sharon Van Etten

Scoprire la musica di Sharon Van Etten è un piacere per la mente e per il cuore. Ispira pensieri positivi sul futuro, la poesia non morirà mai. La cantautrice del New Jersey con all’attivo ben tre album, sta solo ora iniziando ad emergere nel panorama internazionale come autrice, ma per chi segue la scena americana indie non è certo una novità.

Sharon Van Etten vanta infatti collaborazioni e amicizie importanti con il gotha della musica indipendente e folk americana.
Sicuramente la più famosa collaborazione ad oggi è quella coi The National che da cui è nato il brano Think You Can Wait, finito nella colonna sonora di Win Win, film uscito nel 2011.
Il rapporto con la telecamera del resto non si è certo esaurito con quella esperienza infatti, e qui molti faranno “Wow!”, è Rachel nella serie The OA prodotta e trasmessa da Netflix. Sì quella figura ombrosa e cupa, come tutto il testo della serie del resto, è proprio la cantautrice di cui parliamo oggi. Nonostante la vicinanza da sempre al mondo dello spettacolo, Sharon Van Etten ha sviluppato però una forma di scrittura di musica e parole che ha una dose importantissima di originalità e personalità.
Musica scritta da qualcuno che ha vissuto fuori dallo spazio e dal tempo, da inserire nella tradizione folk, se non fosse che c’è molto più nel lavoro della cantautrice.
Ad ogni modo lo spunto per parlare del suo disco uscito tre mesi fa ce lo da la pubblicazione di un singolo, una versione di un brano contenuto nell’album eseguita però in versione lenta e con il prezioso contributo di Norah Jones a duettare.
La canzone è Seventeen, probabilmente la più bella del disco, suonata con approccio jazzato assume i contorni della grande canzone americana, del folk classico, a cui la voce di Norah Jones aggiunge un gusto ancora più tradizionale.
Ascoltato il singolo vi verrà voglia di immergervi in tutto il disco, allora li scoperte con piacere che Remind Me Tomorrow non è certo un contorno ad una canzone indovinata.

Il disco si apre con una canzone dal titolo distensivo I Told you everything. E proprio di questo si occupa questo album, di dire tutta la verità con grande leggerezza e amore per la purezza della poesia. In questa canzone come del resto in Seventeen o ancora in Jupiter 4 o You Shadow, le parole sfiorano poesia e psicanalisi in un racconto che parte dall’infanzia fino all’adolescenza (ma se ne esce veramente dall’adolescenza?). Case di campagna, città, figure che appaiono e scompaiono, il racconto di qualcuno che non vuole scomparire o forse non vuole che scompaiano le persone attorno a lui.
È veramente difficile non rimanere colpiti dalla crudezza, ma prendetelo come un fatto decisamente positivo, dai testi e dall’approccio alla musica di Sharon Van Etten, tutto in questo disco è studiato per colpire lo stomaco, non ci sono trucchi stilistici o sbrodulature compositive, solo parole e musica evocativa e malinconica.
Così i pezzi passano uno dietro l’altro è idealmente vorresti che ci fossero cinque minuti di silenzio tra una traccia e l’altra, per lasciare depositare quel suono in un posto del cervello.
A parte Seventeen spiccano la già citata Jupiter 4 per la forza di richiamare immagini lontane e dense, mentre Memorial Day lascia tutto in sospeso ricordando un po’ alcuni dischi di Beth Orton con la voce effettata da un leggero delay che la rende spettrale ali punto giusto.
Se vi dovesse convincere Remember me tomorrow, e sono sicuro che può succedere, scoprirete con piacere l’intera discografia di questa cantautrice che davvero lancia un ponte fra folk e modernità. Il trait-d’union come sempre è la poesia, l’anima.

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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