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Il rap di Caparezza e di Fabri Fibra alza l’asticella di un ottimo periodo per la musica italiana

Che sia un periodo d’oro per la musica italiana ormai è un dato di fatto innegabile. Le radio italiane, anche le più “vecchie”, hanno accettato il ricambio generazionale e così sono entrati nelle programmazioni nazionali artisti che fino a ieri si esibivano in   piccoli circoli e club e che ora possono riempire tranquillamente palazzetti.

Ovvio che dei distinguo vanno fatti, Thegiornalisti, Calcutta, Motta, solo per citare i principali, hanno caratteristiche molto differenti sia nella scrittura che nei riferimenti, ma a voler fare proprio i precisini anche nell’attitudine. Non dimentichiamoci poi  di chi c’era e ha trainato questo piccolo fenomeno, su tutti Brunori S.A.S. uno che bei dischi li ha fatti sempre e che per fortuna ora prende copertine che meritatamente si è guadagnato negli anni.

Detto questo l’altro grande fenomeno, non solo italiano ovviamente, è il rap che oramai la fa da padrone nelle classifiche e nelle preferenze degli under 20. Una tipicità italiana però è  stata quella di annoverare fra i primi amanti del genere e fra i primi a praticarlo soprattutto artisti impegnati politicamente, spesso provenienti da forti esperienze sociali (Assalti frontali, Sangue Misto, Frankie Hi-NRG).  Con la fine degli anni novanta la cosa è andata scemando è l’impegno politico ha lasciato spazio ad un certo scimmiottamento dell’edonismo d’oltreoceano con risultati spesso altalenanti e sicuramente dubbi.

Caparezza vs nani da giardino

Invece l’anno 2017 sarà ricordato sicuramente per due dischi fondamentali per il rap italiano: Prisoner 709   di Caparezza e Fenomeno di Fabri Fibra. Due dischi importanti non solo per la loro bellezza e qualità ma anche (soprattutto?) per l’intelligenza e l’originalità dei temi trattati. Che il rap sia parola non è un segreto, che sia parola intelligente non è invece scontato. Insomma, sembra che i due ragazzoni del rap italiano abbiamo in modo totalmente diverso voluto spiegare con grande maestria che si può fare musica da classifica con intelligenza e senza cadere nel patetico cliché importato da (una certa) scena americana. 

Prisoner 709, ultimo album del rapper di Molfetta è una bomba che scoppia tra le sinapsi, ti spiazza e ti affascina e ancora ti commuove anche. Ecco forse la commozione non era una corda ancora toccata da Caparezza. Questa volta invece una vena malinconica permea tutte le rime e crea una sorta di fil rouge con il racconto di un uomo di successo che sfugge da stesso e dai cliché cercando di interpretare il ruolo di artista con criticità e severità. La chiave, pezzo che spiazza per sincerità e forse autobiografia di sicuro una splendida lettera ai fan più giovani, Mi fa Stare bene singolo geniale (“Fricchettoni a piedi scalzi/ che diventano ferventi nazi”) dal ritmo funki-beat travolgente a cui è impossibile resistere, La Caduta di Atlante con la sua splendida cosmogonia, racconta un artista che combatte il bullismo di un certo rap con la certezza di chi sa di essere più bravo e quindi di poter mettere a tacere qualunque nano da giardino.  Poi c’è il Caparezza che si guarda intorno e coglie i nostri momenti verbali più vergognosi  L’uomo che premette (“Sono l’uomo che premette/ Che premette il grilletto), Sogno di Potere, Migliora la tua memoria ma anche Forever Jung e Confusianesmo dove le parole vanno a scovare banalità e fragilità della nostra società bulla e vacua che si affida alla religione per privarsi della libertà ( Voglio un culto da osservare per privarmi della mia libertà) o l’appiattimento critico tipico del nostro pensiero moderno  (Non venerare la modernità, è di plastica/ negli anni ’30 la modernità era la svastica). Tra tutte queste parole è facile riconoscere l’uomo che cresce e che riflette su stesso soprattutto dopo che un’acufene ha posto il grande dubbio su cosa rimanga di un’artista come nel caso di Caparezza. Dubbio su se stesso, dubbio su ciò che si fa, dubbio su cosa si è contro, che sia bullismo o spavalderia da bottega ecco perché Caparezza piace e fa pensare, la sua musica è in grado di farti ballare pensando che forse il mondo non è solo una riproduzione di Youporn o Casinò Online.

La radiografia di Fibra

Discorso vicino ma non uguale per l’altro grande rapper italiano Fabri Fibra. Uomo diverso da Caparezza in tutto per tutto ma altrettanto lucido (La gente mi chiede se sono matto  si vede che non sa come vivo/ perché per rimanere così in altro è una questione di equilibrio) e ha ragione lui quando dice che con l’avvento del porno amatoriale ha mandato tutto il resto a puttane, infatti da buono scettico e scaltro Joker le spara su tutti e prende anche per i fondelli mandando in radio un singolo come Pamplona che nel ritornello contraddice quello che viene dichiarato nelle strofe. Capolavoro, Cattelan applaudirebbe. E così Fibra coi suoi modi e col suo linguaggio si guarda dentro e scova un uomo oramai maturo che fa i conti col successo e con la “triste” condanna di essere famosissimo uscendone con un sorriso beffardo tipico di chi ne ha viste talmente tante prima dei sedici anni che del resto gliene importa proprio poco. Splendide Fenomeno e Stavo pensando a te, diverse,  una sarcastica l’altra elettro-pop quasi malinconico-esistenziale ma entrambe fotografie di un uomo, persino più precise di una radiografia.

Il rap di Caparezza e di Fabri Fibra alza l’asticella di un ottimo periodo per la musica italiana ultima modifica: 2017-10-03T15:50:10+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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