katy perry recensione smile

Katy Perry, la recensione di Smile

Dal 28 d’agosto è disponibile su tutte le piattaforme digitali e i negozi di dischi il nuovo lavoro in studio di Katy Perry, enfant prodige della musica americana e provocatrice dalla grandissima genialità.

Un senso della presa in giro e dello scherzo che nasconde però una grande attenzione agli stereotipi della società americana, Katy Perry dotata tra l’altro di una bellezza solare naturale, ha scherzato sul suo corpo, sui gusti degli uomini e sulla superficialità del jet-set.

Non poteva mancare una bella provocazione neanche per l’uscita di questo quinto album che infatti ha battezzato il disco pubblicando le foto post parto mettendo in scena una parodia del Red Carpet con tanto di segni della gravidanza. Daisy Dove è il nome della bambina nata dalla relazione della cantante con Orlando Bloom, la piccola è stata subito immortalata in un bello scatto donato all’Unicef a sostegno dei parti difficili nei paesi in via di sviluppo.  

Tornando all’uscita discografica, Smile è stato definito dalla cantante un disco di resilienza, parola che infatti appare diverse volte tra le tracce dell’album (c’è anche un pezzo dal titolo Resilient), raccontando che il lavoro è maturato dopo un momento buio in cui Katy Perry non trovava più stimoli positivi e tranquillità. Quindi Smile rappresenta nella carriera della cantante di Santa Barbara un lavoro di svolta verso temi e sonorità più mature e più dense. 

Ma tranquilli non abbiamo perso le sue provocazioni, basti pensare al video di Smile dove Kate Perry appare nelle vesti di un pagliaccio con tanto di pancione. Insomma una bella sfida a quanti profetizzano le star del jet-set lontane da ogni umana avversità e prive dei segni (in questo caso assolutamente positivi) delle umane vicende. 

Il video rimane, dopo musica, la forma d’espressione preferita di Kate Perry che per questo disco ha voluto per ogni canzone una piccola clip animata a raccontare il disco. Tutte molte gustose le immagini che accompagnano Smile, a ben vedere rimandano tutte al mondo di felicità che in questo momento sta scoppiando attorno a lei. Tutti i video infatti rappresentano una piccola città colorata e con personaggi che passano dalla tristezza alla felicità, giusto per ribadire il senso di Smile.

Dal punto di vista musicale Smile non stravolge il suono della cantante anzi, forse lo conferma con pochissimi spunti originali, diciamo che il cambiamento lo si sente di più tra le liriche che effettivamente si fanno più esistenziali e introverse.

Never really over apre Smile con un evidente messaggio di positività e speranza, sostenuto da un ritornello romantico e da una strofa ritmata e cadenzata. Sulla stessa atmosfera del primo brano Cry About il Later anche se con un feel più notturno e Black, atmosfere confermate anche nel pezzo successivo Teary Eyes. Daisies ha un’atmosfera tra le più sincere di tutto il disco, meno pomposa e colossale, ma forse proprio per questo raggiunge il cuore più velocemente. Strana l’assonanza di Daisies con Daisy Dove, nome della figlia, coincidenze?

La già citata Resilient prende un po’ di atmosfera serena portata nel disco da Daisies, molto bella la linea vocale è il gioco di parole Resilient/Brilliant.

Not The end of the word, calca la mano sul concetto di “niente di troppo brutto”, carina ma assolutamente superflua nel discorso. Smile è proprio un bel pezzo, atmosfera un po’ Arrested Development, ritmo incalzante speach bello e ritornello che conquista al primo ascolto.

Champagne Problem è divertente e provocatoria come piace a noi. La cassa dura e quadrata fa arrivare il pezzo subito in testa.

Tucked è un gioco molto divertente in cui Kate Perry dimostra tutte le sue capacità vocali. Chiusura semi acustica per Smile con tre pezzi (Harleys in Hawaii, Only love, What Makes a Woman) davvero molto belli per atmosfera, divertimento e anche perché finalmente compare qualche chitarra che scalda un po’ il suono, troppo losangelino in alcuni momenti.

Smile è un bel album che sarà amato di certo da chi cerca in Kate Perry quel giusto mix di ironia e romanticismo che ci fa sentire anche noi un po’ star di Hollywood che possono permettersi il lusso di essere leggeri anche nella tristezza.

Il voto di Piggy - 85%

85%

User Rating: Be the first one !

Su Piggy the pig

Avatar
Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.