Guè Pequeno, la recensione di Mr Fini

Guè Pequeno, MR. Fini

Ogni volta che esce un disco di Guè Pequeno si crea una piacevole atmosfera di confusione, spiazzamento ma soprattutto curiosità. E ciò vale anche per Mr. Fini, ultimo lavoro del rapper milanese

Di Guè Pequeno abbiamo già scritto tutto quello che si poteva scrivere. Eccessivo, sbruffone, arrogante, maledetto, ma comunque non siamo ancora mai arrivati al punto. Il punto è che forse ha ragione Guè Pequeno quando nel pezzo che apriva Gentleman dichiarava “io non rappo in italiano, io sono il rap italiano”. Perché il punto è po’ quello, di tutte le cose che si possono dire di Guè l’unica che non si può dire che non sia il più verace e schietto nelle fila del rap italiano, almeno quello commerciale.

Così dopo Sinatra, disco che conteneva alcune chicche e qualche scivolone, il 26 Giugno il rapper di Moscova ha dato al suo pubblico un nuovo album fresco di mixaggio e che si preannuncia scoppiettante, per usare un termine di altri tempi.

Al Corriere della Sera Guè Pequeno ha dichiarato che questo album è un kolossal, grande produzione e testi da uomo, anzi da quarantenne.

Ascoltandolo in effetti Mr. Fini suona maturo e centrato su quello che è oggi il personaggio Guè Pequeno, ovvero un quarantenne che ama distruggere i cliché sin troppo facili dell’industria musicale e delle moda, marginando sopra un po’ di dinero come direbbe lui. Critica e business, un affare a chi da molto tempo l’ex Club Dogo ci ha abituato con piacevole gradevolezza.

In Mr. Fini Guè Pequeno rinuncia ai trucchi

Non può del resto non saltare agli occhi il titolo dell’album che ovviamente corrisponde ad un preciso messaggio commerciale, ma anche comunicativo. Usando il cognome vero Guè vuole sottolineare che non ha più bisogno di maschere, niente trucchi, nel bene o nel male. Si sente questa nuova maturità di Guè e si apprezza, in tutta sincerità. Certo i temi del rap di Guè sono quelli, non si va molto lontano, sesso, droga, sfoggio della propria ricchezza, ma scavando si trova anche qualcos’altro, in modo anche poco velato.

La malinconia, la sensazione edonistica di vuoto nelle andate e ritorno dell’ego, la paura che tutto crolli, tutte sensazioni che in Mr. Fini trovano spazio sia nei testi sia negli arrangiamenti molto ben curati. Ma la sensazione più forte che si ha ascoltando Mr. Fini è quella di uomo con molti difetti e alcuni pregi, ma soprattutto che si piace così com’è, senza tanti giri da parole.

Tornando un po’ al preambolo iniziale voglio solo aggiungere che se ascolto i dischi di Pequeno e li apprezzo e perché al di là di ogni considerazione sul genere, si trova una grande amore per la bellezza, per la grandezza, o meglio per la grandeur. Non suona inappropriato il termine vista il metro di paragone che Guè Pequeno usa in Chico per raccontare sé stesso: Kim Jong -un.

Un disco monumentale

I riferimenti cinematografici ben evidenti dai titoli dei pezzi danno una bella idea di come suoni il disco: forte, mastodontico, imponente, curato e barocco. Mr. Fini segna il passo con i dischi rap in circolazione per qualità e potenza, si percepisce di voler delimitare il proprio territorio allargando il panorama rap con colori e immaginari più pulp.

Spicca tra le tracce 25 ore, pezzo molto bello con una base molto vicina al reggae più nero e meno commerciale che racconta una storia di amore e sesso da belli e dannati, ma del resto è questo che Guè Pequeno sa fare meglio, racconti noir e romantici da belli e dannati.

Parte di me con Carl Brave si candida a pezzo dell’estate, anche se difficilmente le radio trasmetteranno questo pezzo in high rotation.

Romantico, antipatico e malinconico, Mr Fini è la miglior fotografia possibile che si possa avere di Guè Pequeno, uno che il rap lo ha davvero vissuto.

Il voto di Piggy - 86%

86%

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Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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