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franco battiato, cinque sischi per capire torneremo ancora

Franco Battiato, cinque dischi per capire Torneremo Ancora

Franco Battiato è un artista imprenscindibile per la musica italiana, qualsiasi parametro di giudizio o di gusto si adotti. La centralità del grande artista catanese non sta solo in quello che ha scritto ma anche in quello che ha sentito, che ha rappresentato per tutti noi. La sua capacità unica di unire alto e basso, pop e melodramma, filosofia indiana e Christian Dior, passaggi radio e concerti a Bagdad, sessioni di meditazione e avventure erotiche con provocanti pin-up. La stessa opera di Franco Battiato va letta come un percorso in cui ogni capitolo ha un senso e un significato particolare anche in base al tempo in cui è inserito.

Ascoltando l’ultimo lavoro di Franco Battiato, potreste cadere in errore ed immaginare la figura di un artista riflessivo ed eccezionalmente complesso, ma non cogliereste la rotondità di una carriera che ha saputo toccare davvero quasi tutto lo spettro di espressione possibile nella contemporaneità. Torneremo ancora è un pezzo di una bellezza analogica, nel senso di completamente aderente a ciò che si sente, dovrebbe però, dal mio punto di vista, essere accolto come sorta di memorandum o appendice (nel senso più alto del termine) di un percorso di ricerca personale che viene ancora prima della produzione artistica.

Per questo abbiamo provato ad immaginare un percorso tra i dischi di Franco Battiato, realizzare una sorta di mappa concettuale all’interno della ricca e sconfinata produzione del grande maestro.

Le origini, Fetus

I primi lavori di Franco Battiato risalgono al 1972, tra di essi consideriamo assolutamente da ascoltare Fetus, proprio di quell’anno, un album sperimentale e suonato con sinth e batterie elettroniche (ma a volte anche rock’n’roll), in cui però spiccano delle stranianti melodie battistiane (non ancora battiatiane) e dei testi davvero originali. Considerate che il centro dell’album è il concetto di feto è come su di esso ci possa riflettere per immaginare le illusioni e i sogni della vita. Ascoltate Energia (esilarante) e Fenomelogia e rivaluterete il concetto di trasgressione. Eccezionale.

Epoca d’oro, L’era del cinghiale bianco

Tra il 1979 e il 1985 Franco Battiato ha scalfito a colpi di tormentoni il suo nome nella discografia italiana e non solo. Certo tormentoni rischia di essere fuorviante come termine, i suoi appelli erano tutt’altro che rivolti alla macarena o a raggiungere Bangkok, bensì una speranza di poter raggiungere la mitica età dell’oro, le richiesta a Radio Varsavia di venirci a salvare o la richiesta di una chiara presa di posizione geometrica a favore di un equilibrio spirituale. Questo è il Franco Battiato che ha scolpito nei nostri cuori un messaggio di profondità e anti-modernismo unici ancora oggi. Difficile consigliare un disco di questo periodo, però ci provo seguendo il cuore: L’era del cinghiale bianco.

Il mistico, l’uomo contro il potere, L’imboscata.

Tra il 1988 e il 1998 probabilmente Franco Battiato ha scritto i migliori pezzi della sua carriera come capacità di arrivare veramente in fondo alla questione, qualunque questione voi possiate immaginare. Gli album si sprecano e consigliarne uno diventa difficoltoso, se non fosse solo un gioco. Segnaliamo che in questo periodo lo sguardo e si rivolto come sempre al grande misticismo, alla grande tradizione filosofica ma non mancano accorate invettive al potere e alle sue arroganze. Impossibile non ascoltare L’imboscata se si vuole conoscere Battiato, vi innamorerete di tanti pezzi ed infine scoprirete la canzone d’amore più bella mai prodotta nella musica italiana, La cura.

Gli ultimi anni: giocoso e malinconico

Gli ultimi vent’anni di carriera per il Maestro catanese sono rappresentabili soprattutto nella forma del gioco e della malinconia. Pezzi clamorosamente belli e tristi (ascoltate Eri come me contenuta in Apriti sesamo) stanno di fianco a trovate divertenti come Fleurs, un album di cover internazionali cantate con accento siciliano davvero surreale. Periodo interessante e segnato da una maggiore intelligibilità nei testi, come dire, ora tutto appare più lontano ma più chiaro. Il mio consiglio rimane centrato su Fleurs, album divertente e sconclusionato in cui spiccano alcune perle come Amore che vieni, Amore che vai omaggio delicato a Fabrizio De André.

Franco Battiato, cinque dischi per capire Torneremo Ancora ultima modifica: 2019-10-23T07:07:38+01:00 da Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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