Francesco Bianconi Forever

Francesco Bianconi – Forever. La nostra recensione

Da quando Bianconi, leader dei Baustelle,  ha intrapreso un percorso solistico che lo vede alle prese con diverse discipline, letteratura, musica, cinema, l’artista toscano é diventato un caso della musica italiana.

La sua complessità per scelta di temi ed elaborazione stilistica lo ha imposto all’attenzione nazionale come una figura più vicina al filosofo che all’artista contemporaneo. Figura pressoché unica nella musica italiana, che attualmente calza a pennello al solo Franco Battiato che però si è sempre guardato bene dal trasformare la propria riflessione in una produttività a trecentosessanta gradi, quasi a voler centellinare il proprio punto di vista. Bianconi, invece, appare più spregiudicato e più ironico nell’affrontare la parte, rimanendo sempre in bilico fra scherzo, moda e riflessione. 

Anche in questo ultimo lavoro, Forever, Bianconi gioca con la materia intellettuale a tutto campo senza però voler mai dare l’impressione di far cadere il proprio lavoro da un empireo in cui si è rinchiuso. Fatto inedito, visto che molti suoi colleghi vendono come frutto di riflessioni profondissime le banali storie del quotidiano. 

Resta il fatto che Forever è un lavoro su cui bisogna riflettere con decisione prima di poterne prendere una posizione in merito.

Il primo ascolto è difficile, non per pesantezza, ma per quella sensazione di voler capire dove voglia andare a parare Bianconi. 

Alcune riflessioni generali prima di parlare delle canzoni. La prima osservazione è che il suono, la scrittura, la scelta del linguaggio, tutto fa pensare ad una prospettiva ampia, internazionale, non certo alla ricerca del pubblico pop, neanche quello più raffinato. Echi di musica lirica, classica moderna, recital, elementi che fanno immaginare una scelta artistica quasi aprioristica, come se si fosse scelto di girare un film in bianco e nero per chiarire subito in che ambiente ci troviamo. Anche la scelta del piano va in questa direzione, come quella di escludere quasi completamente la sezione ritmica: il perno è altrove, da un’altra parte. 

E il linguaggio? Beh, colpisce quasi più del suono. Completamente assente la presunzione di una comunicazione arcaica o alta, le liriche si fanno esplicite, dirette, a volte delle libere riflessioni.

Esempio centrale è sicuramente il singolo scelto Certi Uomini, le parole di questo brano si nascondo dietro la crudezza per aprire ad un’immagine esistenziale potente e profonda. “Vengo dalla figa, e da lì voglio tornare” del resto non è una frase equivocabile, casomai interpretabile da molti punti di vista. Una richiesta esistenziale quasi alla Kurt Cobain, pensate ad In utero.

Ma proprio la richiesta di “tornare alla fica” ci introduce all’altro tema principale del disco, la fine dell’esistenza, la morte. Tema caro a Francesco Bianconi che già con i Baustelle aveva provato a raccontare il suo rapporto con la morte con la bellissima “Sirene”, canzone ingiustamente penalizzata dalle radio italiane per il contenuto ritenuto troppo triste. 

Ora libero da ogni volontà pop (ma poi, chi può dirlo veramente) Bianconi si libera da ogni pudore e racconta le proprie paure affrontate per propria ammissione in L’abisso con altri metodi oltre all’arte: psicoanalisi, psicofarmaci, letture.

Tra le tracce che spiccano oltre alle già citate prima Il bene, la allucinata Go! (in inglese), Faika Llìl Wnhàr dove duetta in arabo con Hindi Zahra e la più giocosa Zuma Beach uno dei momenti più diversi dell’intero album.

É difficile consigliare l’ascolto di Forever, è un album che bisogna prima di tutto aver voglia di ascoltare, ci vuole attenzione e dedizione. Fatte queste premesse, se ci si mette davvero nell’intenzione di ascoltarlo, si potrà apprezzare un disco davvero diverso dalla produzione attuale, si scoprirà un disco carico, tanto carico di emozioni.

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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