lucio corsi cosa faremo da grandi

Corsa faremo da grandi – Lucio Corsi

Ogni tanto succede qualcosa che non ti aspetti. Succede qualcosa che ti spiazza e che ti fa sentire improvvisamente dentro un bellissimo mulinello che trascina vita e persone da qualche parte.

Questo vortice da qualche mese ha preso la forma di un disco: Cosa faremo da grandi, ultima fatica del cantautore toscano Lucio Corsi. 

Chi sia e cosa faccia questo cantautore poco più che ventenne è una scoperta di cui non voglio togliervi per nulla al mondo il piacere. Digitate su YouTube Lucio Corsi e i vostri occhi saranno invasi dai colori e dalle immagini caleidoscopiche di questo “piccolo” artista fuori da ogni circuito.

Ecco il fuori circuito è forse la caratteristica che più salta all’occhio nell’osservare il percorso artistico si Lucio Corsi.

Vestiti fuori moda (apparentemente, visto che il nostro è un endorser di Gucci), alla Bowie, ma un Bowie contaminato con Tondelli e con L’appenino tosco-Emiliano. Parole che scivolano da bicchieri di vino, che arrivano da pagliai in fiamme mente giocolieri roteano palline e una banda di ottoni intona canzoni klezmer. Tutto questo centrifugato e riaggregato prende la forma nella canzoni di Lucio Corsi.

Se il precedente album, del resto, aveva segnato l’originalità di questo artista, col nuovo album neanche c’è una sfida. Tutto è originalità, ma tutto, soprattutto, è sincerità.

Cosa faremo da grandi? Sono 9 tracce di pura fantasia, di magia e colore. 9 canzoni che però non danno l’idea di essere le uniche canzoni scritte da Lucio Corsi in questo periodo, sembrano più l’estratto di un percorso. Della parola estratto ovviamente coglietene il senso, trarre il succo, la ciccia, la parte migliore.

Il disco si apre con Cosa faremo da grandi? Grande pezzo che forse avrebbe potuto anche intitolarsi “per un’educazione civica degli unicorni”, vista la quantità di visioni e immagini regalate sulla base musicale. Il pezzo, uno dei singoli, è corredato da un video divertente e poetico che potrebbe essere inno delle sardine se quest’ultime diventassero surrealiste.

Freccia Bianca, pezzo dalle mille interpretazioni, é poetica e cullante come un viaggio verso il mare quando si é bambini. Anche qui c’è un video che gioca sulla semplicità e sull’ironia. Pezzo che a me ricorda il De Andrè psichedelico del album Non al denaro non all’amore né al cielo. Le immagine contadine ma anche surreali portano davvero in un altro mondo.

L’orologio è giocosa e sognatrice ma con una fase musicale incantevole, grazie anche ad un piano che ricorda il primo Elton John. Trieste poetica e leggera come un soffio di bora (ok questa è un po’ azzardata ma se ascolterete il pezzo capirete, “che il vento no, non è un freno ma una spinta”).

Onde fila liscia e fa immaginare il mare che si affaccia appena fuori dalle colline, mentre Senza titolo è un giro lungo di ruota panoramica con fischietti e giochi pirotecnici. Amico vola via è un po’ la continuazione ideale di Senza titolo e l’atmosfera ricorda un certo De André, quello delle tracce nascoste. L’attacco di Bigbuca racconta che siamo alla fine di un viaggio e che è stato un bel viaggio. In questo brano le atmosfere sono meno anni settanta e ricordano più gli anni novanta. Chiude l’album La ragazza trasparente, canzone sospesa e poetica che in qualche modo chiude il cerchio della questione iniziata cinquanta minuti prima. Si spengono le luci ma rimangono i festoni appesi del circo appena passato.

Un disco da adottare e da portarsi appresso in un bel pomeriggio in collina, da ascoltare magari con qualcuno che vi fa sognare e un bicchiere di vino in mano.

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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