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Concrete and Gold dei Foo Fighters un disco che guarda al passato con un piede nel futuro

Concrete and Gold è un album del 2017 e come tale racconta il rock come una bellissima storia romantica che parte da lontano e arriva molto vicino al cuore, ovvero il posto da cui il rock, appunto, si sente meglio

Un disco dove troviamo di tutto

Dave Grohl e la sua band non hanno mai pettinato bambole, a meno che non fossero giovani ossute e borchiate, ma in questo disco la forza degli amplificatori esce dai riproduttori e sfonda le casse tanto è potente.  Eppure Concrete and Gold non è solo potenza anzi. La cosa che colpisce di più del lavoro della band di Los Angeles è infatti la cura per la melodia e la dinamicità dei pezzi. La lezione dell’hard rock è dietro l’angolo, Black Sabbath ma anche ZZ Top emergono dalle chitarre che cercano riff indiavolati e circolari che vanno a tempo con la batteria sempre nervosa e cadenzata. Una piccola nota sulla batteria dei Foo Fighters: ma che culo si tira il batterista di Dave Grohl?

Pensate soltanto cosa può vuol dire suonare la batteria nel gruppo di uno dei migliori batteristi rock di sempre. Insomma, tanti complimenti a Taylor Hawkins. Non ti invidio. 

Tornando alla musica, ascoltando Concrete and Gold salta all’occhio, come dicevamo, la virata verso un hard rock più classico e cupo. Ascoltando pezzi come Make it Right, La Dee Da, Arrows, e su tutti Run, dove le chitarre sembrano un tormento dantesco tanto forte da lasciare spazio solo ai piatti della batteria di Hawkins.

E fino a qui tutto tornerebbe, più hard rock e meno punk, più gusto sugli intrecci di chitarre e meno bordoni.

Più Inghilterra che USA

Ma la vera sorpresa del disco sono le melodie ricercate che ricordano molto di più l’Inghilterra che gli Stati Uniti. I Beatles sono fondamentali per metà disco, non tanto per la psichedelica comunque presente ma per la ricerca di una certa rarefazione, caratteristica sconosciuta a molti artisti stelle e strisce militanti del mainstream. Ascoltare Happy Ever After per credere. Piccolo gioiello, questa canzone è costruita su una splendida linea vocale che si intreccia con una chitarra leggera e dei cori appena sussurrati.

Anche Sunday Ruin deve qualcosa all’Inghilterra con la voce sporcata alla Dave Gilmore e la chitarra dilatata che si stoppa ogni volta che la melodia vocale sta per inalberarsi. L’album si conclude verificando il teorema con Dave Grohl che cerca la libertà dei grandi dischi liquidi degli anni settanta raggiungendo una poesia difficilmente rintracciabile in dischi preannunciati da un così grande clamore.

La sensazione è che il ragazzone punk ma di buona famiglia, dopo aver contribuito a scrivere la storia, ora si senta libero di fare proprio quello che gli pare anche cose che per il grande pubblico suonano più difficili rispetto al punk ordinato e di chiara matrice americana degli inizi.

Mick Jagger qualche hanno fa consegnando un Grammy a Bono Vox lo presentò dicendo: “ È buono, è bravo, cammina sulle acque ma non è Gesù, forse lo diventerà”. Ecco facendo un copia incolla delle parole del più grande di tutti, viene seriamente da chiedersi dove voglia andare e cosa possa fare in futuro l’artista californiano, visto che per ora dove mette mani fa sempre bene. Insomma, per fare un esempio extrasettore, il buon vecchio Dave è un po’ il Luciano Spalletti della situazione (il pezzo del nostro Piggy è stato scritto prima delle due scoppole prese recentemente dall’Inter. Da juventino ci tengo a precisare, oltre che a augurare a Grohl un proseguo di carriera all’Antonio Conte. ndd).

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Concrete and Gold dei Foo Fighters un disco che guarda al passato con un piede nel futuro ultima modifica: 2017-12-27T15:52:58+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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