Bombay, la recensione di ALBUM

Bombay, la recensione di Album

Ho deciso di fare un passo in avanti, forse piccolo, ma di lasciarmi alle spalle la comodità di scrivere e cantare canzoni solo con la chitarra per produrre un disco suonato con altri musicisti affidandomi a loro e lasciandoli liberi di suonare come meglio credevano.

Presenta con questa parole ALBUM, quarto lavoro discografico della sua carriera, dopo tre album autoprodotti. Ed in effetti si coglie questa sensazione di completezza ascoltando il disco del cantautore romano che porta in giro la sua musica dal 2015, anno in cui è uscito il suo primo disco.

Ascoltando le prime note di questo album (scusate il gioco di parole) si gode degli arrangiamenti e della struttura delle canzoni, sempre in bilico fra pop e rock, e fortunatamente un po’ fuori dalla roba in circolazione negli ultimi anni. Fuori dal giro ormai canonico dei cantautori mainstream, ma ben centrato sulla scena più underground romana (per capirci, anche se in realtà è un’approssimazione).

Si coglie con piacere infatti oltre che dai suoni, dai credits, il perché di un disco che suona così corale e fresco.

Alla batteria troviamo infatti Marco Mirk (Cayman the Animal, Filippo Dr. Panico) e al basso da Giacomo Nardelli (Inna Cantina, Mannaggia), mentre tutti i brani sono stati arrangiati da Edoardo Petretti. Ma è tra gli ospiti del disco che si scorge, oltre agli ottimi Stefano Ciuffi e Umberto Smerilli, il grande Francesco Forni, agitatore culturale romano, musicista internazionale in coppia con Ilaria Graziano, che per questo disco ha prestano la voce in un brano e alcune chitarre. Un altro nome noto a comparire nei credits è quello di Massimo Giancane, per la masterizzazione.

Così ALBUM viene raccontato dallo stesso cantautore come un disco di suggestioni, ricordi. Dieci nuove canzoni che parlano della quotidianità di un ragazzo-padre pieno di sogni e di delusioni. Infatti i ritratti sono intimi e piccoli, ma sempre molto precisi e personali. Scene di vita quotidiana, piccole ambizioni, la carezza ad un figlio che è segno del tempo che passa ma anche tenerezza per il futuro.

E mentre tutto cercano di essere epici raccontandoci le loro uscite con gli amici o medioman stucchevoli, un uomo normale che racconta con poesia e suono dei racconti di vita, impressiona piacevolmente.

Tra i testi, quasi tutti molto interessanti, si distinguono ACAB e Francesco raccontati così da Bombay “quando non ti spieghi come sia possibile che la tua ex ti ha lasciato per mettersi con un poliziotto o quando sei sul ring e il tuo amico ti picchia duramente senza apparente motivo, ma il motivo c’è e semplicemente fa male pensarci“

Ma poi ci sono anche I nostri bambini, Poseidone, Se vabbè, tutti brani che coniugano divertimento e riflessione in un mix piacevole.

Ma sono gli arrangiamenti a spiccare in tutto il disco, freschi e colorati brillano come in un ottimo live. “Tutto doveva suonare bello ma non artefatto” racconta Bombay “mi interessava un sound live che riproponesse lurgenza e la spontaneità dei musicisti che suonano insieme e si divertono.

 Ottima scelta quella di presentare ALBUM in questa veste poliedrica e fresca che permette alla voce di Bombay di risaltare in espressione, anche quando l’esecuzione vocale non è perfetta. Divertimento e sincerità sono le parole chiave per ascoltare ALBUM, il nuovo disco di Bombay.

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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