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Il Lusso della Semplicità, come si mangia nel nuovo ristorante di Alessandro Borghese

Uno dei (tanti) vantaggi dell’abitare a Milano è che si ti vuoi togliere uno sfizio, il 90% delle volte, puoi. Questa volta lo sfizio in questione è stato culinario, ovvero provare il nuovo ristorante di Alessandro Borghese

Lo chef-star Alessandro Borghese ha aperto il suo ristornate in viale Belisario numero 3 a Milano e il nome racconta già l’esperienza culinaria che vai a fare. Infatti Borghese, famoso al grande pubblico per il programma televisivo “Quattro ristoranti”, ha chiamato il suo ristorante “Il lusso della semplicità” e questo vuol dire che seduto al tavolo nel menù non troverai nulla che ti sconvolgerà, nessun abbinamento piuttosto inusuale o sapori lontani dalla tradizione italiana, bensì piatti semplici, genuini e gustosi. Nel suo ristorante Borghese non ha optato per osare con gusti o preparazioni inedite, ma si è affidato al 100% alle materie prime.

Menù: 10
Questo è proprio quello che mi salta all’occhio quando assaggio la tartare di tonno, vinaigrette alla senape e pomodoro disidratato. Semplice, con sedano e un goccio (pochissimo) di tabasco, accompagnato da una goccia di senape a parte e da un’altra di marmellata (..). Il tonno si scioglie letteralmente in bocca, e il risultato è da urlo, ottenuto con pochi semplici ingredienti. Una tartare così non l’avevo mai mangiata, neppure nel miglior ristorante di sushi.

Nessuna proposta particolarmente audace, dunque, tra antipasti, primi, secondi e dolci, ma stile italiano e semplice. Di primo ho scelto i paccheri al ragù napoletano puntine e salsiccia, con parmigiano reggiano 30 mesi. Una favola! Tra l’altro devo dire che le porzioni erano giuste, né troppo piccole da farti andare via con la fame, né abbondanti da sagra. Naturalmente non mancava il tocco di stile ed eleganza nel piatto, neanche in quelli per i bambini.

Ad accompagnare i piatti c’è un cestino di pane, con due tipi di pani diversi e una focaccia che, da buona ligure, devo ammettere era la fine del mondo.

Di dolce purtroppo non ho potuto prendere nulla. O meglio, per me c’era una (ricca) macedonia con il sorbetto, ma non riesco ad andare al ristorante e a mangiare la frutta come dolce. Se devo concludere al meglio un pasto fuori casa opto per dessert importanti, tipo tiramisù o crema catalana, ma causa la mia neo intolleranza al lattosio, ho dovuto rinunciare. Ah, non fatemici pensare (in ogni caso la scelta per chi è intollerante è varia e il menù molto chiaro)!

Location: 8,5
All’interno il locale è molto spazioso e le tinte scelte sono quelle autunnali. Ecco io che adoro i colori, credo che ci starebbe bene una pennellata di arancione o giallo. I tavoli, per i miei gusti, sono un po’ troppo grandi, mentre le poltroncine sono assolutamente comodissime! L’aspetto che ho preferito è stato l’effetto della luce che è completamente diffusa e questo crea subito un’atmosfera calda, confortevole. La cucina è a vista e nella sala sono disseminati vari quadri. Ultima cosa: in un angolo c’è una moto, ed era proprio di fronte a me. Un caso?


Servizio: 10
Camerieri gentilissimi, sono venuti incontro ad ogni richiesta, sempre con il sorriso. Personalmente, questo è l’atteggiamento che amo soprattutto in coloro che svolgono un lavoro a stretto contatto con le persone. E sappiamo tutti benissimo che avere a che fare con il pubblico, quasi mai è una cosa facile. Il loro sorriso e il loro calore sono stati molto graditi!

Bagni: 10
Non so voi, ma se a me un posto piace o meno lo valuto anche dal bagno. Dall’igiene, dalla grandezza, dalla gestione, dal sapone, e così via. Lì i bagni sono perfetti! Grandi il giusto, grande specchio (fondamentale per noi donne), tre lavandini quadrati, sapone sempre presente, piccolo asciugamano per asciugare le mani e, dulcis in fundo: crema per le mani. L’ho adorata, al sandalo e vaniglia (credo)! L’unica minima difficoltà che ho avuto è stato azionare l’acqua del rubinetto. Non capivo come si facesse, ma questo rientra nella mia difficoltà di capire al meglio la tecnologia moderna…

Lo chef: 10
Durante il pasto, verso la fine, lo chef è entrato in sala ed è passato tra i tavoli, salutando clienti (nuovi e storici), e rendendosi disponibile per foto e autografi. Certamente ci sa fare con il pubblico e i clienti re questo è senza dubbio un plus. Mi è piaciuta la sua disponibilità, le chiacchiere di rito che ha fatto a ogni tavolo, i sorrisi e le battute di cui non si è risparmiato. Il tutto senza mai apparire forzato. Perché è vero che anche questo vuol dire “business”, però c’è modo e modo di fare le cose, e in sala la sua gentilezza si è respirata.

Conto: 8
Il momento più temuto! Diciamo che sì, si è fatto pagare. Se andate da Alessandro Borghese con l’idea di spendere come in un ristorante qualunque, resterete delusi. I prezzi non sono esagerati, ci può stare, ma soprattutto quello che ho mangiato li valeva tutti.
(NB: il voto è basso solo perché la mia origine ligure non si smentisce mai!)

Il Lusso della Semplicità, come si mangia nel nuovo ristorante di Alessandro Borghese ultima modifica: 2019-03-20T17:34:39+02:00 da Serena Zunino

Su Serena Zunino

Serena Zunino
Ligure d'origine, milanese di adozione, vivo le passioni in maniera viscerale - per la felicità di chi mi sta vicino - e sono curiosa come una scimmia

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