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Milano City Marathon 2021 #5 – Il battito animale

Batte come non ce n’è

Lo so, tornare a parlare di fasce cardiache è disdicevole, soprattutto per uno che fino a ieri non sapeva nemmeno quanti battiti dovesse contare al suo cuore per considerarsi vegeto, che per considerarsi vivo non basta che il cuore batta, forma basilare di sopravvivenza senza certezza di vita.

Però mi vedo costretto dagli eventi a fare riferimento ulteriore a quell’aggeggio che conta i miei battiti e pretende di giudicare il mio stato di forma. Di certo ha dati ben più oggettivi di me per dirmi se sono in forma o no, ma in forma per cosa? Stupido aggeggio che mi vede solo come atleta della domenica e mi giudica dall’alto dei suoi dati e algoritmi, sentenziando la mia condizione di corridore, ma che dico, di atleta a tutto tondo, perché se praticassi altre attività monitorerebbe pure quelle e mi darebbe i voti. Eh sì, l’aggeggio ti giudica proprio, emette voti e ti dice pure se hai raggiunto o no i suoi obiettivi.

In più metteteci la bilancia acquistata per l’occasione e avrete un essere umano ridotto a numeri per la corsa. Va bene, mettiamo anche che le macchine siano in grado di affermare con più precisione rispetto a me quale sia il mio status di corridore. Ma io non sono un corridore, non sei tu macchina a plasmarmi a tua immagine e somiglianza, sono io ad utilizzarti per i miei scopi, sono io a consultarti a mio piacimento per dare retta ai dati che decido io di monitorare.

Finché mi rimane l’illusione di avere il controllo andrò avanti, quando perderò pure l’illusione andrò avanti ma senza passione, magari con più efficacia, ma senza passione. Nella vita già ti giudicano tutti, in più io mi sento giudicato anche quando probabilmente non lo sono, almeno a detta degli altri che però potrebbero mentire per giudicarmi senza che me ne accorga, ancora in più ora mi giudicano anche le macchine, e la cosa agghiacciante è che hanno certo più ragione di qualsiasi giudizio io o altri possiamo dare sulla mia persona. Ma sia chiara una cosa: a me quelli che hanno sempre ragione stanno sul cazzo.

E c’ha un tiro micidiale

Fatto sta che il mio coach, amato e odiato nello stesso tempo, ha rivisto le mie fasce cardiache, che significa in pratica: d’ora in poi dovrò correre più forte di prima, in ogni caso. Le fasce cardiache iniziali sono state stabilite su un conteggio di massima, quindi con un’approssimazione dilettantistica. Le nuove sono state programmate sulla base di intuizioni creative, quindi con un’approssimazione preterintenzionale.

Dunque ho capito, la macchina è falsa pure, dipende da come è stata impostata, da che parametri abbiamo scelto da darle in pasto. Il coach mi dice che se indossassi una fascia cardiaca, che farebbe un po’ da reggiseno, durante gli allenamenti, avrei a disposizione dati più affidabili. Io gli rispondo che il reggiseno me lo metto solo se mi invita fuori a cena per produrre l’effetto giusto con l’abito, ma per correre non se ne parla.

Tanto meno dopo che ho saputo che senza reggiseno non è possibile avere dati completi. In questo modo le macchine non riusciranno mai ad inquadrarmi, non potrò essere incasellato nei loro schemi freddi e calcolatori. Naturalmente nell’illusione, sì ennesima illusione, perenne che io, e molti altri con me, vivo di non essere inquadrabile. Lo sono, perché sono più banale di quanto non desideri e pensi, saprebbe inquadrarmi una macchina con i dati giusti, ma mi inquadra approssimativamente anche con pochi dati; così come le persone riescono a incasellarmi senza troppi problemi, perché non ho nessuno spiccato elemento di originalità. La consolazione è che sono in pochi a possedere doti originali, davvero pochi, tutti noialtri siamo nella massa, e nella massa chi non spicca per originalità spicca per bravura, ed io non spicco nemmeno per questo.

Non mi inquadrerai macchina maledetta! Perché se lo facessi, scopriresti tu e confermeresti a me che le mie caselle sono quelle di molti altri, ed io preferisco non vederlo in concreto, voglio mantenere l’illusione di essere qualcos’altro, anche se chissà cosa.

Photo by Nick Fewings on Unsplash

Su Agafan

Agafan
Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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