Diario-di-Una-maratona-#20---Autointervista-all’eroe-dei-quarantadue-mondi

Diario di Una maratona #20 – Autointervista all’eroe dei quarantadue mondi

Poiché non esistono intervistatori degni di porre domande ad un eroe di tale portata, che non tutti gli eroi sono sullo stesso livello, così come non lo sono tutti gli insulti agli dei, abbiamo proposto al soprannominato Leggenda di porre delle domande a se stesso e rispondersi. Con immenso piacere vi facciamo leggere il risultato: un concentrato di ispirazione e modello di vita, insegnamenti insoliti e bagno di umiltà immotivato.

Prima ancora di iniziare l’intervista, Leggenda ci tiene a dire…
Nemmeno io ero degno di pormi domande, ma siccome non sono degno nemmeno di rispondermi ho fatto una somma zero tutta giocata sul filo della matematica pura, che già le moltiplicazioni mi mettono in seria difficoltà. Come? Le divisioni? Le ho sempre considerate pura magia.

Come ti senti?
Come uno che ha compiuto un’impresa epica in un mondo non ancora pronto a capirla del tutto.

Non hai ricevuto i meritati riconoscimenti?
Certo che no. Ma cosa potevo aspettarmi dopo una maratona corsa in solitaria? Se è vero che quando si muore, si muore soli e, nel mio caso, quando si corre, si corre soli, allora anche quando si gioisce, si gioisce soli, l’importante è bere in compagnia.

Fammi l’esempio di un riconoscimento che avrebbero dovuto concederti.
Ti stai rendendo conto che ti sto concedendo di darmi del tu per eccessiva magnanimità? (annuisco umile) Per esempio, il sindaco della mia città avrebbe dovuto concedermi la cittadinanza onoraria.

Ma se sei già cittadino… (mi interrompe graziosamente)
Che vuol dire, dandomi la cittadinanza onoraria avrebbe dimostrato che la città è onorata di avermi come cittadino, nella cittadinanza ordinaria non c’è traccia di questa necessaria consapevolezza.

Forse si tratta dei soliti giochi politici.
No, no, non fare del populismo di bassissimo profilo. Qui è in gioco qualcosa di profondo, non banalizziamo sempre tutto. La questione è che le odierne cittadinanze, e coloro che scelgono per rappresentarle, non sono più in grado di riconoscersi in valori rifondanti. Guardano ai vecchi valori, quelli fondanti, con la nostalgia della perdita, ma non sanno promuoverne di nuovi che diano rinnovato slancio. Se fossi nei miei concittadini, sfrutterei la presenza inaspettata di un eroe della mia portata e rifonderei la comunità sui comandamenti che mi chiederei di scrivere. Forse però pretendo troppo dalla massa, sono un inguaribile romantico.

Passiamo al racconto dell’impresa. Com’è andata?
Non vorrei minimizzare l’impresa, anche perché potrei farlo solo rispetto a me e non in assoluto, cioè renderla poca cosa per un atleta della mia portata, non certo per tutti gli altri. Però ti dirò: pensavo peggio. Invece ho portato a termine questa cosetta con la semplicità e l’indifferenza che mi hanno sempre contraddistinto come membro della comunità, artista del podismo e bevitore da pub.

Vuoi ringraziare qualcuno in particolare?
No, non mi viene in mente nessuno, non essendo io particolare. Mi definirei più che altro speciale e un po’ retrò.

Si è parlato di dissapori con il tuo coach.
Sciocchezze. La gente ha perso il gusto di mandarsi a fanculo, vede un “vai a cagare” come un affronto, una rottura. Se questo mio successo deve servire a qualcosa, mi auspico contribuisca a ricostruire un mondo che restituisca dignità all’insulto, che innalzi il vaffanculo sull’altare da cui è stato insensatamente e con gran danno tirato giù.

Come hai festeggiato?
In modo sobrio, birra e patatine.

D’altronde un eroe come te non dà importanza a queste sciocchezze.
Non è tanto questo, è che la festa che avevo in mente era impossibile da organizzare. (lo guardo perplesso)
Sai, cerimonia di santificazione e sacrifici umani non sono visti di buon occhio da tutti. Io posso anche capirlo, ma non saper distinguere le occasioni in cui fare eccezione sa davvero di ignoranza crassa.

Ti infastidisce che ti abbiano soprannominato Leggenda?
 Devo dire di sì. Francamente mi sarei aspettato un soprannome che richiamasse qualche tipo di divinità, ma ho smesso di attendermi fantasia dalle persone da quando hanno inventato il loro dio come onnipotente: una banalità disarmante; te lo immagini onnipotente ed elimini ogni suspense, ogni trama laterale, diventa tutto così scontato.

Sei consapevole di aver cambiato il mondo? Prima di te solo Alessandro Magno, Vujadin Boškov e Agnieszka Radwańska ce l’avevano fatta.
Io ne sono ben consapevole, come sono consapevole che il mondo non lo è, perché il mondo è dei mediocri. Tra l’altro strano che non mi appartenga, essendo io l’imperatore dei mediocri. Il mondo è dei mediocri di facciata.

Hai ragione, questo mondo non ti merita?
Hai ragione, cosa ha fatto di male?

Ora che farai, quale altra impresa dobbiamo aspettarci?
Ma va, nessuna. Correrò giusto un’oretta a settimana per non perdere il passo, ma le imprese devono rimanere uniche e irripetibili, questa ansia da impresa, questo categorizzare come impresa troppo facilmente toglie il respiro ampio che le vere imprese hanno. Vi ho regalato un sogno vero, ricordatelo da svegli e non tentate di risognarlo ogni notte.
Piuttosto sai cosa? Magari, avendo bevuto di meno in questo periodo di allenamenti, smetterò del tutto.

Dopo un attimo di pausa ci guardiamo e scoppiamo in una risata incontenibile e complice.

Questo è l’eroe dei quarantadue mondi, un sano portatore di umile eroismo.

Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.