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Diario di Una maratona #18 – La leggenda del runner bevitore

Vi racconto una storia. Non la volete sentire? Non me ne frega un cazzo, se non la volete sentire non leggete. Quindi non leggerà nessuno? Capirai, già non legge nessuno, non cambia una mazza.

C’era una volta un quarantenne, qualcosina in più ma non stiamo a rompere i coglioni sui particolari, che passava la sua vita sul divano, affetto da asma bronchiale cronico (non grave): lo chiameremo con il nome di fantasia di Leggenda. Per carità, lavorava, se c’era da uscire a bere ne approfittava volentieri, ma non si azzardava a praticare nessuno sport, quasi potesse nuocergli alla salute. Questo fatto si poteva leggere sulla rotondità della sua pancia, tutta un rilievo fuori controllo.

Questo giovane uomo, o vecchio ragazzo, conosceva un uomo un poco più grande e un altro un poco più giovane. Entrambe queste conoscenze praticavano la corsa, il più giovane con risultati strabilianti, il più vecchio con risultati non indifferenti, entrambi avrebbero potuto percorrere ventuno chilometri con la baldanza della convinzione atletica.

Un giorno i tre decisero di correre la maratona. Il disadattato sportivo arrancava negli allenamenti e i bookmaker ritirarono la quota del suo fallimento, troppo scontato, mentre il successo di uno degli altri due era di volta in volta più o meno quotato. Ma il diseredato del running non si dava per vinto, insisteva nel suo delirio di normalità da far sfociare in impresa assoluta, arrancava con il fiato mozzato da quella genetica contraria alla corsa. Non solo, combatteva gli sguardi beffardi della gente, sia gli amici sia gli sconosciuti per strada che lo compativano, come pure gli incitamenti di circostanza, quelli che si concedono a chi si crede non potrà mai farcela ma che ti fanno sentire di aver compiuto una buona azione.

Ad un certo punto, uno degli altri due, in particolare il compagno di allenamento di Leggenda, comincia a sentire dolori al ginocchio e, dopo le opportune analisi, scopre di essersi fottuto un menisco; non del tutto, ma abbastanza per dover rinunciare alla maratona e alla corsa per un bel po’. Dopo qualche tempo, anche l’altro, tra l’altro coach di Leggenda, ha iniziato a sentire dolori al ginocchio. Siamo in attesa di ulteriori analisi, ma ormai anche la sua maratona è a rischio, almeno a questo giro e, visto che si è fermato per settimane, non potrà comunque correrla con i tempi previsti, anzi beffa vuole che, se mai dovesse correrla, la correrà con i tempi che tenterà Leggenda.

La morale della favola è che non si è mai veramente preparati alle sfide della vita e provare ad arrivarci preparati ti strema, mentre attenderle con ignoranza è l’unica preparazione sensata.

Qualche osservazione:
– non gioisco dei guai fisici dei due compari, semplicemente colgo l’ironia davvero eccessivamente beffarda della sorte

– magari domani mi faccio male pure io, in ogni caso sono rimasto in gioco più di tutti

– non so se riuscirò a chiudere la maratona, ma, visto come sono conciati gli altri due, posso già dire di aver portato a casa una medaglia: quella che definirei al valore

– questa maratona non mi cambierà; se è vero che continuerò a correre una volta a settimana, almeno credo, ho già stipato in dispensa per il dopo maratona: quattro pacchetti di caramelle gommose, un pacco di Ritz, uno di mini Twiks, uno di Fonzies e uno di Loacker e non ho nessuna intenzione di centellinarli, ma di scofanarmeli il giorno stesso della corsa appena finita la doccia; mancano i gelati ma provvederò, la birra è ontologicamente in frigo

– in una cosa questa storia mi ha cambiato: non mi metterò più in situazioni del genere con scommesse così folli; questo almeno da sobrio, da sbronzo purtroppo non posso scommetterci

Su Agafan

Agafan
Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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