Da quando domenica 9 maggio è salito nell’olimpo degli dei sportivi, Agafan ha sviluppato una nuova versione di sé, consapevole della sua forza e per questo ancora più strafottente del prossimo. Tra un delirio di onnipotenza e un’autointervista, però, questa impresa rischia di passare agli annali come frutto del magico guizzo di un campione di razza e invece, perdonatemi non è così. La vittoria di Agafan non è stata solo talento, ma anche programmazione, studio, fatica, abnegazione, pianto, bestemmie, cuore calabro, autismo funzionale, risentimento, odio e anche un pizzico d’amore.
Io, che dell’agafan corridore sono l’artefice, potrei snocciolarvi una serie infinita di numeri atti a spiegare la nascita di un vero fenomeno della corsa. Se solo volessi, potrei pubblicare oggi stesso un podcast in 36 puntate intitolato “Come lo feci”, dove potrei mettermi ad analizzare il significato di ogni singola goccia del sudore del mio cavallo di razza, applicata a ogni minima variazione dell’infallibile programma di allenamento stilato appositamente per lui.
Ma ogni coach ha i suoi segreti e io non voglio certo divulgare i miei. Per cui questa puntata conclusiva di questo meraviglioso diario voglio terminarla con un inno alla speranza. Speranza che io voglio arrivi a voi, disagiati dello sport, sedentari sovrappeso, miopi incapaci di sognare. Sappiate che anche voi se solo aveste il sottoscritto come coach e un pizzico del talento di agafan, potreste correre con successo la maratona.
Sì, sciagurati mollaccioni, anche voi, se opportunamente seguiti, sareste in grado di affrontare la mitica distanza senza perire lungo il percorso. Non ci credete? Ebbene, ecco la prova. Per quanto si tratti di dati top secret, voglio lasciarvi qui la prova provata del cambiamento di agafan. Nulla di magico, niente doping, solo genio e costanza. Le prime due schermate sono riferite al suo primo allenamento monitorato, cioè con indosso un cardiofrequenzimetro, le seconde, invece, rivelano i parametri vitali durante la maratona. Guardate e gioite.