Milano-City-Marathon-2021-#4---In-direzione-cocciuta-e-contraria

Milano City Marathon 2021 #4 – In direzione cocciuta e contraria

Versi a caso

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità
(Smisurata preghiera, Fabrizio De André)

Versi stupendi, potentissimi, versi che, da appassionato cronico, si sono scolpiti nella mia mente per guidarmi nella vita, per rendermi un uomo migliore, per cercare di realizzare il sogno di un mondo più giusto… se’ vabbeh, nemmeno la parte più ridicola e sborona di me ci crede, figuriamoci voi, anche se in realtà non mi siete mai sembrati sveglissimi, e se è vero che l’apparenza inganna, quando non inganna però ci azzecca in pieno, e voi, francamente, non sembrate svegli nemmeno a seconda e terza vista.

Ci sarebbe molto da discutere su quanto i versi delle canzoni ci cambino, e se ci cambino nella misura in cui li cantiamo con passione e li citiamo come pietre miliari. Saremmo tutti migliori, o forse no, tutti un po’ più drogati, o forse un po’ più sdolcinati, non lo so come saremmo, anche perché dipende da quali sono i versi apprezzati, oltre al fatto che se ne possono apprezzare di diversi tipi, ma non importa: tanto continuiamo ad essere gli stronzi che siamo. Probabilmente qualche influenza ce l’hanno, come pure i libri e i film visti, però bisognerebbe sempre soppesare il loro apporto e quello delle persone che ci circondano con il fluire della vita che si attacca alla nostra anima in modo meno scintillante, più quotidiano come una goccia continua, ma certo con efficacia più subdola.

Ontologicamente pecora

In ogni caso, mi vengono in mente quei versi quando corro. Perché, che io corra al parchetto sotto casa o faccia il giro più lungo, mi ritrovo sempre in direzione opposta agli altri corridori. O meglio, quasi sempre. Sono pochi quelli che corrono nella mia direzione e, naturalmente, mi superano tutti. In queste occasioni ho potuto assistere, come purtroppo mi succede troppo spesso, allo scoperchiarsi sguaiato della mia personalità.

In un primo momento mi chiedevo se stessi sbagliando qualcosa, se ci fosse un regolamento implicito che presupponesse la direzione contraria alla mia. Poi ho iniziato a sfoggiare strafottenza, tutta giocata nel solo pensiero, verso questa mia diversità. Nella vita sono capace di sfoderare questa sicumera del ribelle solo per le stronzate, quando qualcosa conta poco più del nulla assoluto, sono subito pronto ad allinearmi senza nemmeno pormi troppe domande: sono ontologicamente pecora.

Nella megalomania stracciona che mi ha preso ho cominciato a pensarmi come colui che va in direzione ostinata e contraria. In realtà è facile intuire come la mia sia una direzione cocciuta e contraria: lo è senza un senso preciso, senza aver approfondito il motivo per cui gli altri vanno nell’altra, un semplice senso di contrarietà fine a se stesso senza sapere se in qualche modo dannoso (non credo lo sia, ma per puro caso). Trattasi insomma di un semplice incaponimento, per altro casuale, dovuto solo al fatto che ho iniziato a correre in quella direzione senza un vero motivo.

Magari c’è della superstizione nel correre altrui nell’altra direzione. Facendo il mio giro nel mio senso, un giorno si aprirà una botola spaziotemporale sotto i piedi e mi porterà nel regno dei corridori in cui, con abbondanti libagioni e orge sfrenate, mi sacrificheranno come indegno sull’altare del dio corridore, mi infilzeranno per il culo e faranno uscire il bastone dalla bocca, in fondo al bastone appenderanno le mie scarpe da corsa e, con motti volgari, mi inciteranno a raggiungerle nuotando nell’aria come fanno i cani nell’acqua, finché mi bruceranno vivo senza nemmeno mangiarmi arrostito perché ai corridori il grasso fa schifo.

Sperando che non sia così, di certo, penserete voi ingenuotti, sentirai un’affinità con quelli che vanno nella tua direzione. Manco per il cazzo. Innanzitutto, sorpassandomi tutti, sono dei pezzi di merda per definizione. In secondo luogo, invece di una solidarietà tra giusti contrari, mi sale un inspiegabile nervoso che mi porta ad insultarli tra me e me, finché la fatica non mi tirerà fuori dai denti qualche parola fuori posto e le prenderò pure da qualcuno. Che poi prenderle quando sei affaticato credo sia peggio perché il fisico è già debilitato, ma per saperlo con certezza vi invito a leggere le prossime puntate. Non sto mica facendo il ruffiano, se non volete leggere non leggete, non sono qui per accaparrarmi la vostra dubbia simpatia. Dicevo solo che per i pochi interessati all’argomento, per altro più coglionazzi degli altri perché interessati a quest’argomento, si prevedono risposte a breve. Tutto qui.

In definitiva posso dire che per andare in direzione ostinata e contraria mi manca lo spessore umano e intellettuale, per andare in direzione cocciuta e contraria ho un innato istinto e il lavoro di una vita alle spalle.

Photo by Arthur Mazi on Unsplash

Su Agafan

Agafan
Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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