Milano City Marathon 2021 #2 - Grandeur interrupta

Milano City Marathon 2021 #2 – Grandeur interrupta

Una vita da mediano

Una vita da mediano, cantava Ligabue e ho sempre interpretato io nella vita. Non sono mai stato il primo della classe, in nulla, a volte il secondo, ma puttana miseria mai il primo.

Il secondo cugino più vecchio e quindi il secondo per importanza, sono regole che in Calabria rimangono scolpite nel sangue.

Distinto come voto finale alle medie, per sentirmi dire da mia madre “hai visto che Stefano” (il mio amico per eccellenza dell’epoca) “ha preso ottimo? Come mai tu no?”. La risposta l’ho pronunciata sul campo cinque anni più tardi, quando per la maturità mi sono pregiato di tenermi così distante dal voto massimo da fiaccare sul nascere qualunque protesta, facendo anzi voltare il capo verso la parte bassa della classifica con un sospiro di sollievo.

Ero l’amico simpatico, l’ottima spalla per quelli che poi affondavano il colpo. Ricordo feste in cui mi si attendeva per smuovere un po’ le acque, per dare brio alla serata, ma mai che questo mi abbia portato a risultati sperati. Vorrei dire come quando arriva l’idraulico e lo saluti per il lavoro fatto, ma dato quanto si dice degli idraulici non mi pare calzante. Che poi pure sulla mia simpatia avrei da dire: sono sempre stato molto simpatico, ma sempre meno di qualcuno, uno diverso ogni volta ma sempre qualcuno.

Bravino a scrivere, almeno così mi dicevano, e il tuo amico vince il Campiello. Quindi sì, diciamo quello bravo fra i normodotati. Che poi vorrei capire quanti hanno in compagnia uno che vince il Campiello, sarei proprio curioso di sapere.

Una delle immagini più emblematiche fu quando una coppia di amici vedeva bene una loro amica con me. Un giorno, io e un mio amico fidanzato, che si era accodato alla coppia di cui sopra nel lavorio per convincere la pulzella che fossi un ragazzo almeno da umido e non da rifiuti ingombranti, andiamo ad una mostra proprio con la ragazza in questione. Che ve lo dico a fare? Lei con lo sguardo perso verso il mio amico, lui che cercava di coinvolgermi per cambiare le carte in tavola, io che parlavo e lei che piuttosto che cagarmi si sarebbe impiccata coi lacci delle scarpe e, dopo che davo un parere su qualcosa, subito si voltava a chiedere il parere del mio amico. Insomma, una gran bella mostra, ho potuto apprezzarla da solo perché ad un certo punto mi sono fatto i cazzi miei: va bene coglione, ma coglione da passeggio no.

Nessun dolore

Chiariamo subito una cosa. Non è mica un problema, questa cosa l’ho assorbita molto presto, noi mediani lo capiamo fin dalle elementari, personalmente dall’asilo, quale sarà il nostro destino nel mondo. E ce ne facciamo una ragione. Poco male, ci abituiamo a non considerarci i migliori nemmeno tra noi e noi. E mai invidia, dico davvero, l’invidia nasce dalla speranza, ma quando di speranza non c’è traccia non invidi nessuno.

Sto raccontando queste cose solo per mostrarvi quanto certi destini segnati fanno dei giri immensi… anzi no, ritornano senza nemmeno girare troppo al largo. Non sto mettendo sul campo la rassegnazione, anche la rassegnazione subentra dopo una speranza. No no, quella che sto mostrandovi è disincantata ironia, un gioco in cui noi mediani siamo bravissimi, anche se naturalmente non i più bravi.

Fai la maratona? E allora io…

Era passata solo una settimana dall’inizio degli allenamenti quando ho raccontato in giro l’impresa a cui mi stavo preparando. Non volevo mica essere il migliore, se lo pensate non avete capito un cazzo di quanto scritto sopra e, francamente, non mi stupirei. Però, porca puttana, speravo, dicendolo, di vivere almeno tre minuti di gloria. E invece nell’ordine.

Una volta uno mi dice: “Bellissimo, sei un grande. Io, invece, vado in Sicilia in bici, facendo tappa nelle librerie in cui presenterò il mio libro e incontrando persone esperte di energie rinnovabili”. Ma porca troia! Ma come cazzo è possibile riuscire a rilanciare su tutta la linea: fisica, intellettuale, paesaggistica e chi più stracazzo ne ha più ne metta.

Detto questo, vi invito a seguire Massimo Temporelli (http://www.temporelli.it/, tempomax su Instagram) perché il suo progetto è davvero speciale e merita la vostra attenzione.

Qualche giorno più tardi, ad una tavolata di amici, mi dicono che tale Fabio (che concluse l’anno scorso la sua prima maratona con un tempo invidiabile) ha deciso di cimentarsi nei cento chilometri. Ma che cazz… cento chilometri? Ma porco il mondo maledetto maiale, ma come stracazzo può venirti in mente di correre i cento chilometri? Ma che razza di rilancio è? Come quando uno dice un numero a caso per esagerare, come i mille dell’ing. Cane, come il milione di posti di lavoro di Berlusconi. Ma vaffanculo.

Insomma, credo non dirò più in giro che tenterò di fare la maratona, vorrei mica avere a che fare con il prossimo imperatore di sto cazzo.

Photo by guille pozzi on Unsplash

Su Agafan

Agafan
Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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