Quando-lei-era-buona---Philip-Roth

Quando lei era buona – Philip Roth

Quando lei era buona di Philip Roth ha un ritmo serrato, con molti dialoghi a dettare i tempi delle vicende e dei sentimenti, permettendoci di assistere in presa diretta. Contiene anche molte riflessioni dei personaggi, in particolare quelle confuse e contraddittorie di Lucy. Tra durezza e ironia, spesso declinata in sarcasmo, si dipana una vicenda non originale ma d’impatto.

Quando lei era buona di Philip Roth

Non essere ricco, non essere famoso, non essere potente, nemmeno essere felice, ma essere civile – questo era il sogno della sua vita.

Un incipit che dice già tutto, che se non valesse la pena leggere l’intero libro, come invece vale, andrebbe bene così. Un incipit può considerarsi bello per diversi motivi, quello di racchiudere il cuore del libro lo possiamo annoverare a pieno diritto tra questi motivi.

L’indiscussa protagonista femminile, fatto inusuale per Roth, è Lucy, ma l’intera famiglia Nelson è sotto la lente d’ingrandimento. Essendo poi Roth uno scrittore non da poco, tutti i personaggi che ruotano intorno a questa vicenda hanno profondità.

Un libro dal ritmo serrato, con molti dialoghi a dettare i tempi delle vicende e dei sentimenti, permettendoci di assistere in presa diretta agli scontri tra i personaggi, quasi l’estrapolazione di una parte di vita, soprattutto matrimoniale. Contiene anche molte riflessioni dei personaggi, in particolare quelle confuse e contraddittorie di Lucy. Tra durezza e ironia, spesso declinata in sarcasmo, si dipana una vicenda non originale ma d’impatto.

I Nelson

Se Lucy è come viene decritta, ci è dato modo di rintracciare alcune linee essenziali nelle origini. Il nonno Willard è un uomo dall’infanzia difficile e di conseguenza (vedi incipit) aspira alla normalità; così come la moglie, la nonna di Lucy, aspira ad una normalità borghese per diritto di nascita. La madre Myra, debole e irresoluta, ha sposato un poco di buono, alcolista e violento, che costringe le due a vivere presso i nonni una vita mai decollata.

Ecco la situazione da cui Lucy vuole scappare, soprattutto desidera con tutte le forze non replicare. L’atteggiamento accomodante del nonno e arrendevole della madre nei confronti del padre è la gabbia in cui non farsi rinchiudere. Anche quando, rimasta presto incinta di Roy, i sogni vengono spezzati, la vita deviata e le priorità riviste. Ancor più quando questo accade, Lucy vuole tenere ferma la barra, fare ciò che si deve per incanalare la vita sulla retta via, per non replicare gli errori che ha avuto sempre davanti agli occhi.

Giusto e sbagliato

Il tentativo di Lucy però sfocia in un ulteriore conformismo che, non anelando alla tranquillità, punta alla giustizia, creando un cortocircuito di cui rimane lei stessa vittima più di chiunque altro. Tenendo conto che l’ambientazione è nei primi anni ’50 della provincia americana, si ha modo di capire molte cose.

L’accanimento di Lucy è terapeutico, una volta che i desideri sono infranti ne costruisce di nuovi adattati alla situazione, agognando però assolutismi teorici che mirano a correggere chi deve far parte, a quel punto per forza, della sua vita. Vittima prediletta è Roy, il ragazzo che l’ha messa incinta e deve prendersi le sue responsabilità e lo deve fare a prescindere da tutto, da lui e da lei.

La stella polare di Lucy diventa questa giustizia sociale che affonda le radici sia nella società americana sia nelle turbe sentimentali della protagonista, e Roth scandaglia senza pietà l’anima dilaniata di questa ragazza che cerca il suo posto nel mondo, lo insegue ferocemente e, senza scampo, rimane vittima degli eventi e delle proprie rigidità.

A pagare tutto è Lucy: paga agli occhi degli altri, paga alla sua anima, paga alla società; e paga proprio quando vorrebbe far pagare il conto di ciò che le è dovuto. Per inseguire quanto è giusto si ritrova impantanata in un cortocircuito che ha contribuito a creare e che vive solo in lei stessa, perché il resto del mondo sta bene com’è, nella sua placida sicurezza. Si tratta di un muro contro muro di Lucy rispetto alla propria famiglia, al marito e alla sua famiglia, alla società, ai suoi sentimenti, ma a sbattere contro il muro è solo lei.

Buoni e cattivi

Dunque Lucy cade prigioniera del conformismo autoimposto e differente da quello degli altri. Vuole essere buona, ma non buona d’animo, buona per la società, per quel che è giusto fare all’interno di essa. Lucy non è un personaggio piacevole: spigolosa, cocciuta, sgarbata, assolutista, dura; è vera. E i cattivi chi sono? Per Lucy sostanzialmente tutti gli altri, per gli altri Lucy.

D’altronde la dicotomia buono-cattivo impernia la società americana (e non solo), rivelandosi l’arma più potente a favore di un conformismo senza scampo. Il circolo vizioso coinvolge tutti, alcuni cercano di uscirne, Lucy ci prova a modo suo, rimanendo però ingarbugliata tra inquietudine interiore e forma sociale spinta oltre il limite imposto dalla società stessa, tra speranze e disillusioni.

Che poi, questo conformismo quanto odora di ottusità.

Per quell’ora del giorno, per quel periodo della vita, per quell’America dove tutto accade in modo pacifico e naturale, lui prova un’emozione così lancinante e al contempo così corroborante da poter solo essere definita amore.

Philip Roth – Quando lei era buonaEinaudi
Traduzione: Norma Gobetti

Quando lei era buona su IBS

Quando lei era buona su La Feltrinelli

Quando lei era buona su Mondaodri

Quando lei era buona su Libraccio

Quando lei era buona su Amazon

Voto71%

Be the first and rate this post Rate It

Rate It

71%

Author Review

0%

Not rated yet. Users Rate

Summary:

Su agafan

Avatar
agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è stata una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma ha compensato con altre caratteristiche, ha aggirato l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

Può interessarti

Corpo mistico - Frans Kellendonk

Corpo mistico – Frans Kellendonk

In Corpo mistico, Frans Kellendonk pennella con colori forti e prosa densa, producendo un quadro …

Sovietistan. Un viaggio in Asia centrale - Erika Fatland

Sovietistan. Un viaggio in Asia centrale – Erika Fatland

Sovietistan: Un viaggio in Asia centrale di Erika Fatland è un diario di viaggio che …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.