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La madonna col cappotto di pelliccia - Sabahattin Ali

La madonna col cappotto di pelliccia – Sabahattin Ali

La Madonna col cappotto di pelliccia di Sabahattin Ali è un romanzo che, con afflato poetico e andamento ipnotico, si butta a capofitto nei meandri dell’animo umano, destreggiandosi tra i nascondigli segreti di una personalità remissiva e un amore capace di rivoltare la vita con impeto totalizzante.

La Madonna col cappotto di pelliccia di Sabahattin Ali

Un romanzo diviso in due parti: la prima, ad Ankara nel 1941, spesa nell’indagine su di Raif Efendi da parte del narratore; la seconda, a Berlino parecchi anni prima, occupata nella conoscenza di Raif Efendi attraverso la lettura del suo diario. Un romanzo che, con afflato poetico e andamento ipnotico, si butta a capofitto nei meandri dell’animo umano, destreggiandosi tra i nascondigli segreti di una personalità remissiva e un amore capace di rivoltare la vita con impeto totalizzante. (vai alle citazioni)

Sabahattin Ali percorre una strada che costeggia la banalità e rischia di caderci ad ogni curva, ma la guarda dal ciglio senza mai franarci. Si tratta di duecento pagine che sanno conquistarsi una spasmodica attenzione, incollando il lettore ad una storia la cui eccezionalità è tutta compresa nei sentimenti del protagonista. (leggi altre recensioni)

La superficialità del passante

Per tutta la prima parte il narratore scoperchia la superficialità con cui gli uomini guardano al prossimo, indugiando senza fantasia nei recinti preconfezionati dei luoghi comuni, là dove una persona è quel che appare senza spazio per intimi slanci, perché le etichette non lasciano intendere oltre.

Gli uomini, tuttavia, per qualche motivo, preferiscono cercare piuttosto ciò che credono di poter trovare. È di sicuro più semplice che ci sia un eroe disposto a calarsi in un pozzo dentro cui tutti sanno che vive un drago, piuttosto che trovare un uomo che mostri il coraggio di scendere in un pozzo le cui profondità celano un mistero.

Il narratore però decide di ribellarsi a questo atteggiamento, attirato da piccoli particolari intende esplorare la personalità di Raif Efendi, non riesce a credere alla maschera di remissività che questo impiegato di banca si è cucito addosso, accettando di interpretare il ruolo che tutti quanti gli appioppano senza attenzione, di certo con intenzione.

Cos’è che dà agli uomini quell’euforia tale da imporre la propria forza e la propria autorità su altri individui della stessa razza? Soprattutto quando si presenta l’occasione di farlo, a seguito di una serie di sottili calcoli, nei confronti di determinate persone.

Alla fine ha ragione a non accontentarsi di seguire la corrente, Raif Efendi non è quel guscio vuoto che tutti credono, ha una storia da raccontare, impetuosa e viscerale come i segnali della sua vita non suggeriscono.

Sabahattin Ali

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Un grande amore e la sua vita mancata

Anni prima Raif Efendi ha vissuto una storia d’amore che ha sconvolto la sua esistenza di timido sognatore, lo ha portato ad apprezzare la concretezza di un mondo in cui vagava senza meta e in punta di piedi, come un clandestino preoccupato di essere scoperto. Raif Efendi si perde dapprima nei lineamenti di una donna ritratta in un quadro, per poi incontrare quella stessa donna nella vita reale, come un sogno divenuto realtà. Un amore intenso e complicato, tra due soggetti in cerca di calore umano in un mondo pieno di interessi e privo di empatia. È Maria a dettare le regole, ma è la costanza di Raif Efendi ad erodere la barriera difensiva del timore.

“[…] Non avete ancora capito che l’essenziale nella vita è accettare la propria solitudine? Tutti gli incontri, tutti i legami sono illusori. Le persone possono avvicinarsi solo fino a un certo punto, adattandosi a vicenda superficialmente”.

Ma tutto l’amore del mondo non basta, in questo caso, a vivere la vita sognata e divenuta per incanto realtà. La grande malinconia di questo romanzo sta nel guardare a ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, spento in una quotidianità di rassegnazione e disillusione. Il Raif Efendi che incontra il narratore è un uomo che si è visto sfuggire da sotto il naso una possibile vita agognata, costretto a guardarla dalla lontananza di ricordi custoditi gelosamente. Uno di quegli snodi che avrebbero potuto condurre a lidi più vitali, ma che, una volta non imboccati, lasciano solo l’amarezza dell’occasione perduta, l’ineluttabilità del non ritorno.

Per lunghi tratti ho pensato che Raif Efendi avesse immaginato tutto quanto, che Maria fosse uscita dal quadro solo nel suo desiderio disperato. E tutto sommato, una parte di me, ancora crede che il diario non sia una racconto di vita vissuta ma sognata. In fondo non cambierebbe poi molto nell’economia del romanzo (certo cambierebbe in quella di Raif Efendi), perché se anche fosse tutta una fantasia testimonierebbe comunque la vitalità della vita interiore di quell’uomo vessato da tutti, sarebbe comunque il manifesto della superficialità con cui le persone approcciano il prossimo, si tratterebbe ancora di una possibilità non vissuta.

Irrimediabile incomunicabilità

L’incomunicabilità dei sentimenti, a diversi livelli, permea tutto il racconto. A partire dal narratore che nasconde agli occhi degli amici la sua difficile situazione, passando per la chiusura totale al mondo di Raif Efendi, fino ad arrivare all’amore tra Raif Efendi e Maria. Si tratta di un amore che fatica a trovare la chiave di accesso dell’uno verso l’altra: le resistenze, le velate intenzioni, le paure non permettono un rapporto sincero fin dall’inizio; saranno solo la conoscenza approfondita, le difficoltà pratiche, la chiarezza di una visione che scava tra i detriti del cuore a donare attendibilità al sentimento.

Gli uomini non sono fatti per capirsi, quando ciò accade, se si riesce a riconoscerlo, bisogna accogliere l’eventualità come un dono prezioso.

Sabahattin Ali – La Madonna col cappotto di pelliccia – Scritturapura

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La madonna col cappotto di pelliccia – Sabahattin Ali ultima modifica: 2018-05-28T09:00:52+00:00 da agafan

Su agafan

agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma lei compensa con altre caratteristiche, aggira l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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