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Il sabotatore di campane - Paolo Pasi

Il sabotatore di campane – Paolo Pasi

Il sabotatore di campane di Paolo Pasi è un noir grottesco, ma anche il racconto intenso di un’utopia forte e contraddittoria. Due binari paralleli su cui viaggia una storia ricca di spunti e ben raccontata, dove picchi poetici e ridicoli vanno a braccetto nello scavare in questi tempi in cui il vuoto poggia sulla mancanza di memoria.

Morte accidentale di un prete per mano di un anarchico

Gaetano Gurradi è un vecchio orologiaio anarchico che, in una colluttazione, uccide involontariamente il parroco di Roccapelata (morte accidentale di un prete per mano di un anarchico), paese a rischio di essere declassato a frazione a causa del calo di abitanti. L’uomo si costituisce, ma il magistrato non crede alla sua storia ed è piuttosto incline a dar retta alle insinuazioni degli abitanti che lanciano accuse e sospetti vari. Il libro sviluppa due percorsi paralleli: quello presente che riguarda le indagini sull’omicidio e la baracconata che gli si sviluppa intorno e quello che ripercorre il passato di Gaetano. (Leggi altre recensioni)

Anarchia e disillusioni

Gaetano è il personaggio principale, la sua storia di inguaribile anarchico, idea originariamente trasmessagli dal padre, che non riesce a trovare il proprio posto nel mondo e per questo si ritrova a peregrinare per Italia ed Europa senza mai mettere radici. Gli arresti domiciliari sono l’occasione per ripercorrere la propria vita, per riflettere sul senso delle sue idee politiche, sulle esperienze di vita, sulle scelte e le conseguenze che l’hanno portato alla situazione attuale. (Vai alle citazioni)

Si tratta di un interessante viaggio all’interno di una realtà troppo bistrattata, di valori che, soprattutto se messi a confronto con un presente rispecchiato dalla realtà di Roccapelata, hanno una solidità e una fondatezza ben più profonde del vuoto desiderio di apparire che ci attanaglia. La figura di Gaetano viene approfondita come riflesso di quella controcultura anarchica che non può e non deve essere derubricata a folklore: la vita di Gaetano ce lo mostra, attraverso illusioni e disillusioni, speranze e sconfitte, ma senza mai contemplare la resa. In parallelo corre la storia individuale di un uomo che non è mai riuscito a sentirsi realizzato, sempre a rincorrere qualcosa che non arriva mai. In tutto ciò brilla il rimpianto più grande: Emma, la figlia che non ha mai conosciuto veramente, ma grazie alla quale troverà un riscatto insperato.

Il bello dell’utopia è che sopravvive al tempo. È memoria declinata al futuro. “Prima o poi il potere imploderà”, pensa l’anarchico. La sua libertà adesso gli sta davanti…

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Il sabotatore di campane

E poi c’è questa curiosa attività che s’è scelto, quello di sabotatore di campane. Una missione scelta per rivendicare la memoria di un eccidio fascista che ha visto la complicità del prete del paese e delle sue campane. Una disperata ricerca di giustizia per un fatto passato, un buffo anacronismo in questi tempi in cui la memoria fa cilecca, ricchi di un presente che pretende di poggiare sul vuoto. Ma sabotare campane è anche il modo di Gaetano per non perdere il filo che lo riporta al padre, mantenendo un legame di cui sente la necessità.

Diverse le finezze con cui l’autore impreziosisce questo filone del racconto. Tra le altre, il fatto che le campane di Roccapelata sono state già silenziate dai tempi moderni, prima ancora che Gaetano possa manometterle: infatti sono state sostituite da una registrazione. La voce di dio si è adattata ai tempi, alla fine lo farà anche la protesta anarchica, in un’improbabile alleanza con la parte umana del potere e con uno slancio liberatorio verso il futuro. O quando Gaetano decide di far perdere infinitesime unità di tempo agli orologi che ripara, in modo da rallentare la folla corsa delle persone.

Giunto alla chiesa, si sorprese ad ammirare la spoglia superiorità di quell’edificio antico, forse l’unico del paese. S’intuiva ancora la mano di uomini vivi. L’ipocrisia stava nei simboli. Il campanile tozzo s’impennava al cielo con uno slancio sgraziato, troppo aggrappato alle fondamenta per evocare lo spirito dell’ascesa.

Tutta questa parte, che nello scritto si alterna con l’altra, in cui viene narrata la storia di Gaetano è di notevole efficacia e pregna di significati, aiutata da una scrittura piacevole e capace di impennate poetiche. La vita di Gaetano è piena di contraddizioni, speranze e valori: le sfogliamo tutte in una carrellata ricca di spunti.

La realtà grottesca

In parallelo si svolgono le indagini, sviate dalle manie di protagonismo dei paesani, dai calcoli politici del sindaco, dalla smania di storie di stampa e televisione, dall’arrivismo del magistrato. Si tratta di un noir grottesco, in cui l’omicidio perde di centralità a favore di ricami sguaiati che portano ad una messa inscena ridicola e disarmante. Dietro all’edificio insensato che mette in piedi l’autore, è facile vedere la critica alla società odierna. Se fino ad un certo punto il gioco regge e diverte, forse viene spinto troppo oltre, arrivando ad un risultato caricaturale che alla lunga perde efficacia. Lo spunto di affiancare alle vicende intense di Gaetano il circo (mediatico e non solo) messo in piedi da Roccapelata è arguto e funzionale, andava solo gestito con più parsimonia.

Consigliare la lettura di questo libro viene facile, perché è ricco di spunti e di scorrevole e piacevole lettura, insomma non ci sono controindicazioni.

Paolo Pasi – Il sabotatore di campane – Edizioni Spartaco

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Il sabotatore di campane – Paolo Pasi ultima modifica: 2018-07-04T08:29:10+00:00 da agafan

Su agafan

agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma lei compensa con altre caratteristiche, aggira l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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