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Il creatore - Gudrún Eva Mínervudóttir

Il creatore – Gudrún Eva Mínervudóttir

Il creatore di Gudrún Eva Mínervudóttir è un libro ricco di spunti molto interessanti, sa farci entrare nella vicenda in profondità, disegna personaggi complessi, discutibili e dannatamente umani. Attraverso una scrittura fredda ma che incastona impennate d’impatto, l’autrice ci conduce in due vicende interiori che si smuovono grazie ad alcune coincidenze.

Il creatore di Gudrún Eva Mínervudóttir

La prima prova di Mínervudóttir, Il circo dell’arte e del dolore, immergeva il lettore in un’atmosfera paradossale, scovando personaggi bislacchi e dalle doti particolari. Il creatore non perde il gusto del paradosso, ma lo àncora tenacemente ad una quotidianità persino banale, producendo un effetto straniante che induce a riflessione il lettore e porta poco lontano i personaggi. Attraverso una scrittura tutto sommato fredda ma che incastona impennate d’impatto, l’autrice ci conduce, nel lasso di tempo di una settimana, in due vicende interiori che si smuovono grazie ad alcune coincidenze. Tutto sotto la luce del sole islandese che non risparmia tempeste e inonda severamente i contorni.

Due solitudini

Sveinn e Lóa sono i protagonisti del libro, due protagonisti niente affatto amabili.

Sveinn è un produttore di bambole per il piacere sessuale. Dopo la scuola d’arte ha slittato verso un artigianato di nicchia che lo ha reso un artista per i propri clienti, poiché la sua produzione è talmente accurata da concedere sprazzi di vita alle creature messe in commercio. La professione che si è scelto, o che gli è capitata, gli procura un isolamento sociale che sfocia addirittura in minacce.
Sveinn è solo e, quasi per abitudine, si fregia della propria solitudine come della condizione ideale: tant’è vero che i pochi che reclamano la sua attenzione vengono tenuti a distanza di sicurezza. Si tratta di un uomo incompiuto che ha trovato l’unica compiutezza nella professione, ma scoprirà che anche questo forse non è più vero.

Era per questo che il mondo desiderava la morte. La donna con la falce. La mietitrice che recideva il peso e le imperfezioni di ogni cosa. Rendeva tutto liscio e piatto, tutto in riga e inodore. Più leggero dell’ozono e affrancato da ogni movimento – e perciò affrancato da qualsiasi imprevisto e fastidio.

Lóa è una donna problematica. Separata con due figlie di cui una con grandi problemi psicologici che si ripercuotono sul fisico (anoressia vien da dire), di certo senza più slancio vitale. Costretta a prendere un periodo di aspettativa dal lavoro per seguire la figlia, Lóa vede la vita scivolarle dalle mani e spesso tenta di affogarla nell’alcol. Senza più punti di riferimento, si perde nei meandri della sua mente che non trova il bandolo della matassa, destabilizzata in un isolamento d’incomprensione e di ricordi che sbiadiscono davanti al presente.
Il riflesso della propria solitudine è la terra bruciata che è stata fatta anche attorno alla figlia in difficoltà, lasciando entrambe nella terra di nessuno. Così, tra una figlia da accudire e restia alle attenzioni, un’altra figlia che sprizza vitalità per due, l’incapacità di trovare una via d’uscita ad una vita senza fondo, rimane una donna che dovrebbe ricostruire ma ha perso la forza.

Aveva un’inquietudine tremante, dentro di sé. Un’inquietudine crepuscolare nello stomaco. Versò qualche lacrima sotto la doccia mentre lo ammetteva con se stessa, e le lacrime si fusero con l’acqua quasi bollente.

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L’incontro di due solitudini

La foratura che blocca Lóa proprio davanti a casa di Sveinn mette in moto la vicenda del libro. La divisione in capitoli segue l’andamento delle giornate, suddivise in più parti, e alterna il punto di vista di Sveinn e Lóa. L’andamento temporale così particolareggiato permette di affondare nei pensieri quotidiani dei due, cogliendoli in moti dell’animo precisi e articolati, concedendo una profondità senza scampo ai personaggi. Tanto più che scaturisce da riflessioni che trovano spunto nei momenti di tutti i giorni, incalzando senza tregua i protagonisti, in maniera talmente impietosa da coglierli anche nelle loro pochezze.

L’alternanza dei punti di vista crea un gioco molto interessante tra i due partecipanti alle vicende. Innanzitutto permette di incrociare le due solitudini con intensità e rimandi, incastri e confronti continui. Poi Gudrún Eva Mínervudóttir è intelligente nello sfalsare l’alternanza: a volte un capitolo riprende da dove ha concluso il precedente, altre volte si sovrappone. Così facendo vengono sottolineate le due differenti visioni, scoperchiando la distanza tra Sveinn e Lóa, rimandandoceli così simili e così diversi. Non si tratta solo di una vera e propria lettura differente dei fatti, con l’attenzione rivolta a particolari diversi e dialoghi riportati quasi in opposizione, parliamo proprio di un clima umano che si adagia sulla sensibilità di chi racconta, rispecchiandone personalità e angosce.

I due protagonisti sono in faticosa e minima evoluzione, si muovono dai rispettivi punti morti quasi per caso, per coincidenza, per forza vitale capitata addosso.

Il creatore è un libro ricco di spunti molto interessanti, sa farci entrare nella vicenda in profondità, disegna personaggi complessi, discutibili e dannatamente umani.

Ogni progresso nel mondo veniva alimentato da coincidenze. Alcuni credevano di non crederci, lui stesso non credeva al destino, ma credeva alle coincidenze che spostavano le persone da un posto all’altro in maniera più o meno travolgente come pedine su una scacchiera. No, non come pedine su una scacchiera, troppo calcolato. Meglio come cartacce al vento. E l’eterno compito dell’uomo era contrastarle non appena si presentavano, e rassegnarsi al fatto che erano quello che erano: coincidenze.

Gudrún Eva Mínervudóttir – Il creatore – Scritturapura
Traduzione di Silvia Cosimini

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Il creatore – Gudrún Eva Mínervudóttir ultima modifica: 2019-04-02T13:00:38+02:00 da agafan

Su agafan

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agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è stata una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma ha compensato con altre caratteristiche, ha aggirato l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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