Germania, Olanda, Belgio: tre Stati (mentali) in quattro giorni

Diario di viaggio tra Utrecht, Anversa, Amsterdam e qualcosa d’altro. Viaggio di metà luglio con vista sul risparmio, almeno in partenza perché il desiderio di non spendere troppi soldi deve far fronte ad una capacità di esborso come un’emorragia inarrestabile. Dunque in due amici si opta per volare verso Colonia, meta che prevede la modica cifra di 52 euro tra andata e ritorno.

L’idea è anche quella di risparmiare sugli alberghi rispetto alle mete di mare inizialmente agognate, bisogna adattare i propri desideri alle circostanze, il tutto sta a farlo con il massimo dell’entusiasmo. Dunque volo a basso costo come pure il noleggio dell’auto utile per sconfinare in tre stati in quattro giorni con la leggiadria di chi sa di attraversare terre di birra e di clima non soffocante.
Passiamo in rassegna le città toccate, consapevoli di proporre un resoconto educato perché abbiamo fama di persone perbene costruita in anni di onoratissima carriera umana.

Ringrazio Luca per le foto

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Münster, il gioiello incastonato tra proprie rovine

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Prima puntata del viaggio dopo un atterraggio a Colonia avvenuto al mattino molto presto. Cosa volete, si sa che Ryanair ha le sue regole ferree: ti faccio risparmiare sul biglietto ma devi presentarti ad orari improbabili. Attratti dalla storia dell’anabattismo che ha reso la città un bordello a cielo aperto per un anno per poi essere stroncato tra ferro e fuoco da una reazione decisa al sapore di vendetta.
Noi abbiamo invece sperimentato l’accoglienza di una cittadina ormai posata sulla tranquillità di chi non deve fare più i conti con donne da condividere e che non nega una birra a nessuno nemmeno alle 10 del mattino: questa sì che si chiama accoglienza coi fiocchi. Abbiamo pure fatto colpo su una vecchietta indigena che abbiamo aiutato liberando il percorso della sua incerta deambulazione dalle sedie del locale, ci ha dato dei gentleman e noi ne siamo stati tronfi per una decina buona di secondi.
La città di per sé merita una visita, facile da girare perché comodamente camminabile nel suo piccolo centro. O almeno credo, onestamente non ci siamo premurati di procurarci una piantina e quindi crediamo di aver girato grosso modo tutto il centro storico. In ogni caso gran merito ad una città che si presenta bene anche nel caso ci fossimo persi qualche attrazione importante. Soprattutto si presenta rimaneggiata in modo da riproporre quello che dev’essere stato prima dei bombardamenti che l’hanno pesantemente deturpata: la storia non le ha risparmiato molto, nemmeno quello che si è andata a cercare (giusto per non farsi mancare sentenze storiche tagliate della grossa).
Della vita serale non posso parlare, l’abbiamo lasciata in pieno pomeriggio, i nostri progetti ci imponevano di avviarci verso altri lidi.

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Utrecht, il carillon della mente

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Al nostro arrivo si è presentata subito tecnologicamente all’avanguardia. Il parcheggio non richiedono antiestetici bigliettini e fastidiosa vicinanza all’autovettura. Le macchinette attendono il numero di targa e accettano la carta di credito, in questo modo in ogni punto della città in cui ti trovi puoi rinnovare la sosta a seconda delle tue esigenze. Perlomeno è come abbiamo interpretato noi la questione, nel caso arrivassero salatissime multe mi rimangerò i complimenti sostituendoli con insulti che arrivino fino a lì pure dall’Italia.
Miriadi di biciclette che sfrecciano a velocità folle, una scioltezza di pedalata che si trasforma in spinta con una naturalezza surreale. E piste ciclabili percorse pure dai motorini cavalcati da guidatori incomprensibilmente privi di caschi: o esiste una impunità diffusa, oppure davvero le piste ciclabili sono adibite pure ai motorini e i caschi non sono obbligatori.

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Fidarsi di TripAdvisor è bene non fidarsi a volte è meglio. Il mio compare è uno a cui piacciono le birre, in particolare desidera sperimentare birre alla spina alla ricerca di gusti nuovi e locali. La birreria maggiormente quotata su TripAdvisor, Olivier, non è affatto male di per sé: vecchia chiesa riadattata che regala una scenografia sontuosa, frequentazione ad alta intensità, ampia scelta di birra in bottiglia e qualche spillatore. Ecco cosa ha infastidito il mio compare: troppe birre in bottiglia e poca varietà alla spina. Oltretutto ha avuto da ridire pure sulla qualità della birra suggeritaci e sul servizio in generale, per questo mi ha stupito molto la mancia che ha voluto lasciare al cameriere: è sembrato quasi un premio all’incompetenza, una pietà tutta giocata nei meandri dei suoi pensieri.
Onestamente, per parte mia, io consiglio vivamente questo Olivier, almeno un salto fatecelo. Ma si sa, io sono di gusti più dozzinali (non solo di birra ma ora concentriamoci su questa) e mi è stato fatto notare più volte, fino ad escludere Bruxelles dalle scelte in itinere con la motivazione che non avrei apprezzato le birre del posto e quindi sarebbe stato inutile andarci. Ho il forte sospetto che non sarebbe stato solo inutile, ma il mio compare avrebbe sofferto di una forte e permanente irritazione nei miei confronti ed abbia preferito non rovinare un’amicizia pluridecennale. Ma io su queste autorevoli colonne rivendico il diritto a non apprezzare le birre acide, cazzo non riesco a mandarle giù, avrò pure un palato dozzinale ma anche poca voglia di sboccare.
La serata vissuta è quella del giovedì e bisogna ammettere che pure non trattandosi propriamente di fine settimana la città ha saputo abbracciare le nostre esigenze. Serata popolata e abbastanza generosa di alternative, gente allegra e dio li aiuta. Nota di servizio: non fate la stronzata di posticipare la vostra cena perché trovare da mangiare dopo una certa ora diventa un’impresa e girare queste città olandesi mette fame.

Il giorno successivo ci siamo pregiati di una visita al Museum Speelklok, il museo dei carillon. Sono aggeggi che mi hanno sempre affascinato e lì dentro ce ne sono di particolari e di vario tipo. Sulla torre abbiamo deciso di non salire, ma i carillon sì. Guidati (solo la guida può attivare i meccanismi) da una rossa composta e dalle battute a portata di bambino, abbiamo scoperto di avere una capacità di sopportazione a misura di visita guidata: nel momento in cui abbiamo deciso che ci eravamo rotti le palle la rossa ha decretato la fine della sua pappardella. Personalmente sono rimasto affascinato forse più dei bambini che affollavano la visita: vecchi meccanismi capaci di sollazzare le pieghe ingenue delle parti non ancora invecchiate della mia anima.

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Anversa la sorprendente

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Non so voi cosa vi aspettereste da questa città, ma la mia crassa ignoranza non sapeva proprio cosa aspettarsi. Sì vabbè i diamanti, ma che diavolo ci faccio io in una città che popola le proprie vetrine di diamanti? All’orizzonte una città di ottime birre, ecco l’unica sicurezza che avevamo.
Invece signori ad Anversa ci dovete andare, almeno se è venerdì sera, perché ci ha sorpreso tra l’aspettativa e l’intenzione con un susseguirsi di locali e un viavai di gente davvero sorprendente. Poi a noi è andata di culo poiché c’era pure una qualche festa con la piazza stracolma di persone, ma anche senza questa circostanza io vi invito ad andare, non sarà la delusione a tenervi a braccetto tra un locale e l’altro. Serata di spessore, nulla da dire.
Mi sono fortemente lasciato attirare dalle cozze, le propinavano ad ogni angolo e mi sono detto che dovevo, assolutamente e fortemente dovevo, avere il mio piatto di cozze. Il consiglio che posso darvi e di non prendervene una porzione intera da soli, perché te ne portano in abbondanza e tu vuoi finirle e fai fatica ma devi finirle e poi la paghi quando bagni il tuo stomaco patinato di cozze con boccali di birra.

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Ad un certo punto ci siamo avventurati in una variazione sul tema, cioè abbiamo fatto capolino in un locale che non era una birreria ma un incrocio strano tra piccola discoteca e karaoke in cui abbiamo tradito i boccali per un paio di cocktail (piccola e unica debolezza del viaggio). Il posto di per sé era divertente, non fosse per il mezzo indiano che mi si è piazzato di fronte insistentemente con intenzioni ambigue. Di per sé non era un problema, non era nemmeno un brutto ragazzo, ma dio mio se puzzava, un odore di ascella andata a male da diverse settimane rendeva la vicinanza davvero insopportabile. Al di là di questo, quando stavo già riconsiderando la mia eterosessualità, in quanto dicono sia vera la storia che i gay capiscano quali siano gli altri con le loro preferenze e i conseguenza mi sentivo di possedere un lato omosessuale mai abbastanza esplorato, ecco che ho capito quanto fosse l’alcol ad essere padrone delle sue azioni: non gli interessava chi puntare, gli bastava puntare; infatti dopo di me è passato ad un gruppo di ragazze che festeggiavano un addio al nubilato e, mentre uscivo, mi pare di averlo visto indugiare languidamente su un nero parecchio piazzato.
Altra birreria straconsigliata su TripAdvisor altra delusione: Kulminator. La ragione è sempre la stessa: molte (moltissime) birre in bottiglia e poche alla spina. Ancora una volta però io vi consiglio di capitarci, un po’ defilata, un po’ molto incasinata, gestita da una vecchierella, adattissimo per qualche birra preserata in un ambiente intimo e caratteristico.

Il giorno successivo ci siamo addentrati nella cattedrale e siamo stati catturati da una guida di una certa età che si è dichiarato volontario: lo scambio doveva consistere nel fatto che lui ci guidasse per la chiesa parlando in italiano in modo da esercitarsi un po’ con la lingua. Bene, per carità ha pure detto alcune cose interessanti in un italiano anche buono, ma benedetto uomo ci ha tenuto in ostaggio per due ore. Quando mai avete indugiato in una chiesa per due ore? Il reato di sequestro di persona secondo me si è concretizzato già dopo la prima mezz’ora, ma il tipo era così contento di parlare in italiano che siamo rimasti incastrati. Forse avremmo dovuto suggerirgli di uscire e andarci a prendere una birretta insieme parlando rigorosamente in italiano, credo gli sarebbe servito di più che ripetere la lezione preparata. Ci scuserete però se non abbiamo avuto i riflessi pronti.
In tutto ciò abbiamo dovuto subire anche il sorriso furbo della guida nel momento in cui ci ha rivelato ciò che nessuno vorrebbe sapere: in passato, ad Anversa, i gusci delle cozze venivano utilizzati per pulirsi il culo. D’accordo non ce la messa giù così, è stato pure paggio, perché ha mimato il gesto. Di per sé, ragionandoci nei giorni successivi, sono anche arrivato a convincermi come la scelta, laddove ci sia abbondanza di cozze, possa rivelarsi azzeccata: la conformazione del guscio permette sia un raschiamento profondo sia una raccolta piena. Naturalmente le controindicazioni sono facilmente intuibili. In ogni caso sono riflessioni verso cui mai avrei voluto essere stimolato.

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Amsterdam, comunque e quantunque

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fhwoqfniwonie oierfie owiejfowqpefj oiefiwhuiqef oqiwefiewhfuwin osn dwoijqònd eiufbjwe iwhduwi djhewuiqud kuhduewiue euhfuiwef oiwhdiweni wddwqn wkdiwnq diehindnew wdiq bdb.
Sento di poter affermare che è l’unico riassunto plausibile della serata.

Mill, la tradizione di campagna
Il giorno successivo, avviati verso Colonia, abbiamo deciso di uscire a minchia nella campagna, in cerca di un ristorantino tradizionale fuori dai circuiti turistici. La ricerca del posto desiderato è fallita miseramente, ma abbiamo avuto la grande fortuna di imbatterci in questo paese in festa: parlo di grande fortuna perché l’alternativa sarebbe stata vagare per un paese anonimo senza sapere dove diavolo sbattere la testa.

Avete presente le sagre di paese in Italia? Ecco, uguale. Con una band di scappati di casa dal vivo e donne in costume a ballare musiche anni ’50. Fa piacere vedere come nei paesini le modalità con cui è impostato il divertimento siano le stesse ovunque. Puoi trovarti in qualsiasi parte d’Europa ma se capiti in una festa di paese ti sentirai sempre a casa, o fuori luogo, dipende come ti senti nelle feste di paese in Italia.

Colonia, perché non ci vuoi?
Poco da dire, vi abbiamo trascorso l’ultima serata poiché dovevamo partire al mattino presto proprio da Colonia. Quello che posso affermare con certezza e che ci è stato detto con decisione da più persone del posto è: a Colonia la domenica sera non c’è vita. Dopo quelle classiche tre-quattro birrerie preserata, quando ancora si vedeva un po’ di movimento, abbiamo toccato con mano cos’è la domenica sera a Colonia: la serata in cui te ne stai a casa.

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Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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