Appunti di viaggio – Tra Napoli e Salerno, dove le persone si vogliono distinguere (tra loro)

Appunti di viaggio – Napoli e Salerno sono vicine ma diverse, tanto da non dover mai dire ad un salernitano di essere come un napoletano. Vaglielo a spiegare che la cordialità li accomuna. Il racconto di due giorni nelle due città campane.

La fortuna di essere costretto per lavoro a trovarmi un lunedì a Salerno. La fortuna al quadrato di doverci andare con un carissimo amico, il sodale di concerti, per chi mai avesse letto qualche mio racconto di live (clicca qui per il racconto di De Gregori al Forum di Assago). Allora perché non partire sabato mattina, fermarsi un giorno a Napoli per ripartire il mattino di domenica in direzione Salerno? Appunto, non siamo proprio riusciti a trovare un motivo per non farlo. Tanto più che, per quanto mi riguarda, la Campania era una terra inesplorata, su cui aleggiano leggende, alcune cruente ed altre buffe. Ma veniamo al mio personalissimo rapporto di viaggio, che si riferisce a due soli giorni e quindi non ha la pretesa di spiegare o illustrare o smentire o constatare assolutamente nulla. Solo l’esperienza di un fine settimana, legato ai miei limiti di viaggiatore, alle mie carenze atletiche, ad una programmazione volutamente approssimativa e alle circostanze casuali.

Viaggio
Trenitalia ha tanti difetti, per esempio i prezzi dei Frecciarossa: se esistono prezzi popolari, quelli se ne discostano il più possibile. Però ci propongono con continuità occasioni del tipo: paghi uno e prendi due. Proprio quella sfruttata da noi. Andata più umile in una consona seconda classe, ritorno in buisness: un giorno, dovessi essere in vena di pipponi, vi annoierò dicendovi perché trovo sbagliata la divisione in classi sui mezzi di trasporto statali.
All’andata, nei posti di fianco a noi, si sono piazzate due fanciulle di non disprezzabile aspetto, facendoci intendere che De Gregori ha ragione quando canta “ma chi l’ha detto che in terza classe si viaggia male”. Stolti noi, col nostro assetto da italiano medio, a credere che l’aspetto potesse essere di buon auspicio. Porca loca, hanno cominciato a parlare ancor prima di sedersi per non smettere mai, con voci alte e argomenti discutibili del tipo: il sogno di ogni ragazza è avere per fidanzato uno che fa il commerciale per una casa di moda. Ad ognuna il suo sogno, per carità, ma, se sogno dev’essere, perché puntare ad un semplice commerciale? Si tratta di umiltà, di mancanza di lungimiranza o di perversione? Gli unici momenti di pausa si verificavano quando si truccavano (con forte odore di smalto ad allietarci) o entrambe buttavano la faccia sul proprio smartphone, salvo poi commentare quanto appena verificato con la sorella: solo uno stesso patrimonio genetico poteva partorire un tale mostro a due teste. Per fortuna la nostra buona stella ce ne ha liberato a Roma.

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Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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