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Sputnik, la recensione del nuovo disco di Luca Carboni

Era il Gennaio del 1983, quando un allampanato ragazzotto bolognese dal bel viso pubblicava …intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film, album coprodotto da Gaetano  Curreri degli Stadio e con collaborazioni eccellenti quali Ron e Lucio Dalla. Il ragazzo allampanato e sexy si chiamava Luca Carboni e non poteva sapere con quell’album avrebbe aperto ad una scuola  di cantautori, di cui lui rimarrà il leader e precursore assoluto.

Da quell’anno Luca Carboni macina successi e indovina motivetti e slogan che lo rendono sempre più celebre. I numeri dei suoi dischi sono enormi ma soprattutto la ricaduta sulla gente dei suoi pezzi è straordinaria. Arriva addirittura Carboni nel 1992, un album dai numeri davvero stellari. Ci vuole un fisico bestiale è il primo singolo di quell’album ed è un successo al primo ascolto con quella frase rubata dalla strada e messa in una canzone ironica e malinconica insieme. Segue al grande successo del primo singolo  Mare Mare, canzone che diventa inno di tutte le estati da quel momento in poi. Insomma una vita costellata di grandissimi successi, eppure Luca Carboni rimane un personaggio marginale, timido, schivo, poco incline a mostrare il volto anche se estremamente fotogenico. La critica non lo osanna, nonostante i successi lui rimane imbrigliato in una figura pop che sicuramente non gli rende giustizia.

Allora chi è oggi dopo molti successi Luca Carboni?

Di sicuro, Luca Carboni è un uomo che sta andando a riprendersi delle cose che erano sue rifacendole in chiave moderna e segnando il marchio di fabbrica.

Non è un caso che Thegiornalisti, Calcutta e quasi tutti gli autori del nuovo indie-pop citino proprio Luca Carboni come fonte di ispirazione e riferimento assoluto. Se la critica aveva un po’ sottovalutato il mondo adolescenziale del rocker bolognese, la musica attuale gli sta dando di nuovo la luce che merita.

Questo breve, ma non brevissimo, cappello introduttivo per presentarvi l’ultimo lavoro di Luca Carboni, Sputinik, uscito l’8 giugno sul suolo Nazionale.

Due piccole anticipazioni di massimo rispetto  hanno portano a noi questo Sputinik. La prima anticipazione Facile è un duetto con Gli Stato Sociale, un bel ritmo e un bel testo cantato alla bolognese con tanto di S dolce. Il brano non è però contenuto neIl’album.

Il secondo singolo, questa volta contenuto in Sputinik è Una grande festa canzone a cui vorrei dedicare qualche parola.

Per i fan di Luca Carboni questa canzone è un déjà vu  tra richiami del primo disco nel testo e una produzione che recupera un po’ la solitudine dei suoni elettronici vintage stile anni ottanta, sembra una sintesi perfetta del concetto “Ragazzi questa roba l’ho inventata io, ora vi faccio sentire come si fa”.

In effetti sin dall’apertura questo album sembra dichiaratamente diretto a chi oggi ascolta Tommaso Paradiso e compagnia cantante, testi maliconico adolescenziali e ritmi languidi, efficaci per piangere e magari ciulare, sempre sulla stessa spiaggia. Cosi l’album scivola la ballatona 2, riflessione e messaggio d’amore con una bella melodia nella strofa e un ritornello radiofonico. Amore Digitale invece ha ritmo quasi reggaton e una produzione da figo sound anche se il testo lascia un po’ perplessi a dir il vero. Io non voglio, prosegue l’onda del pezzo precedente. Ogni cosa che tu guardi invece ha decisamente un altro passo, sin dal ritmo che ricorda un bel pop baciato dalla new wave, anche il testo appare come una lacrima sincera ed efficace.

I film d’amore, apre ancora sulla cifra stilistica di Luca Carboni: ricordi malinconici e parole evocative su una base veloce ma cupa. Anche L’Alba è un pezzo centrato con un ritornello che conquista al primo ascolto e con una bella idea di produzione. Prima di partire annuncia il pezzo che chiude l’album e gli da il titolo Sputnik.

L’ultima canzone, Sputnik appunto, riapre un po’ sul vecchio Carboni, un testo stralunato e dolce come fosse stato scritta da un alieno senza pelle ci introduce ad una intimità tutta fatta di solitudini ed emozioni contratte. Luca Carboni poeta della piccola quotidianità ma che forse ha sempre puntato alle stelle a dispetto di chi lo ha sempre relegato al piccolo pop.

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Sputnik, la recensione del nuovo disco di Luca Carboni ultima modifica: 2018-06-21T15:45:53+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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