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Qualcosa per il dolore. Memorie dal mondo dell’ippica – Gerald Murnane

Qualcosa per il dolore. Memorie dal mondo dell’ippica di Gerald Murnane è permeato nella ricostruzione di un’unica grande ossessione: l’ippica. Un’ossessione ricostruita nei minimi dettagli e che permea qualsiasi aspetto della vita, sia pratica che mentale, un’unica forza motrice in grado di far girare la macchina Murnane.

Qualcosa per il dolore. Memorie dal mondo dell’ippica di Gerald Murnane

Leggi la recensione di Tamarisk Row, Una vita tra le nuvole, Le pianure

Ho già detto come per me le corse dei cavalli siano quello che per altre persone è la religione e cioè una questione da prendere molto sul serio. L’ippica mi fornisce un sistema di valori e uno stile di vita. Le corse dei cavalli poi, come molte religioni, hanno i loro santi. Essi sono, almeno per me, figure leggendarie piuttosto che storiche. Le leggende che riguardano questi santi sono tutte inventate da me. Difficilmente potrebbe essere diverso, visto che la mia è in gran parte una religione individuale, dove io sono il vescovo, il sacerdote, la congregazione e, in questo caso, l’agiografo.

Gerald Murnane si mette a nudo, o almeno mette a nudo l’ossessione che lo ha accompagnato per tutta la vita. Quando uno scrittore di questo calibro si mette a nudo senza concedersi nessun filtro di abbellimento, il rischio è che la figura dell’autore e quella dell’uomo si scollino fino alla delusione cocente. Al di là del fatto che l’opera abbia valore intrinseco rispetto a chi la crea, quando è l’autore stesso a giocarsi la personalità sul piano di un testo pubblicato, il limite tra creazione e artista si assottiglia, arrivando a combaciare più del dovuto.

Ma siamo lettori e quel che conta è il prodotto finale, a prescindere che l’autore sia sincero su sé stesso. Quindi, al di là di quale persona Murnane sia nella sua vita concreta, quello che riesce a fare in questo libro di memorie è, ancora una volta, strabiliante nella sua semplicità superficiale e complessità profonda. Perché Murnane ci inganna, non ci racconta la sua vita pratica, in realtà ci trasporta nella sua immaginazione, crea collegamenti  impensabili all’ombra dell’ippica, scivola su frequenze emotive altre incastonate nel mondo in maniera artigianale, sospendendo lo scorrere del reale con l’intrusione di un’immaginazione ben identificata, ma non per questo meno sospesa sul filo dell’ineffabilità.

Tutto lo scritto è permeato nella ricostruzione di un’unica grande ossessione: l’ippica. Un’ossessione ricostruita nei minimi dettagli e che permea qualsiasi aspetto della vita, sia pratica che mentale, un’unica forza motrice in grado di far girare la macchina Murnane. Con una prosa disincantata, non priva di ironia, l’autore non calca mai la mano, descrive il proprio mondo nella normalità quotidiana in cui si stabilisce e i paradossi e le stranezze che filtrano sono più quelle di chi non segue l’ippica che quelle di chi dedica le proprie forze a questa ossessione. La scrittura di Murnane è fantastica anche qui, perché sa creare il mondo che desidera senza effetti speciali, con un lavorio continuo ed efficace.

L’altro mondo in questo mondo

Ho già detto in questo libro che non sono mai riuscito a farmi piacere un film. Che le persone rivelino sé stesse parlando, gridando, alzando gli occhi al cielo o gesticolando in altro modo mi sembra un’idea assurda, a me che ho tentato per tutta la vita di usare le parole e il linguaggio del corpo per nascondere, piuttosto che per svelare.

La passione di Murnane per l’ippica è tutta costruita nel suo immaginario, certo ha bisogno dell’ippodromo per trovare sfogo, ma si tratta di una ricostruzione mentale portata avanti negli anni. Diventa una passione personalissima, tanto è vero che non solo lo isola dal resto del mondo che di cavalli non ne vuole sapere, ma persino all’interno del mondo dell’ippica si ritaglia uno spazio tutto suo che non trova connessioni con altri. Le corse di cavalli sono lo scenario di una mente fervida, la forma che prende il riflesso interiore della luce, il manifestarsi dei colori di un’anima. Non si tratta di una distrazione dal mondo, si tratta della riproposizione ulteriore del mondo, incanalata all’interno di gare, scommesse e intrighi.

L’ossessione permea tutti gli aspetti della vita di Murnane, persino il suo approccio alle forme artistiche. Film, teatro, musica trovano senso e incisività solo in quella prospettiva, solo nella misura in cui gli parlano, involontariamente, di corse di cavalli, gli narrano le emozioni che si possono provare in un ippodromo. Le relazioni umane, mantenute nella misura del minimo e indispensabile, non hanno scampo rispetto a questa passione, sono una distrazione da ciò che conta. Le donne sono una parentesi tra una corsa e l’altra, solo la moglie emerge discretamente come una figura collante, capace di mantenere l’autore in bilico tra i due mondi, in un equilibrio tutto loro e per questo inscalfibile.

L’ippica diventa metafore di tanti aspetti della vita, ma quello che più spicca in questo scritto è la deriva immaginativa che prende l’autore, la costruzione vivace di un mondo parallelo che prosciuga la realtà per sovrapporla all’universo ulteriore. E colpisce il fluire continuo di creatività che alimenta questo mondo, il riflesso sfaccettato che dal mondo si insinua nella mente, creando un mosaico di luci e colori così personale e vivido da affascinare anche chi lo legge. Murnane vede il mondo con un filtro personalissimo, ma soprattutto è in grado di raccontare cosa vede attraverso questo filtro, rendendo la parola una sua delicata rifrazione, una frammentazione sospesa della luce che lo attraversa.

Gerald Murnane – Qualcosa per il dolore. Memorie dal mondo dell’ippicaSafarà
Traduzione: Roberto Serrai

Voto - 79%

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Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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