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I cinque migliori libri del 2021

L’anno appena passato ha segnato il ritorno prepotente nella letteratura mondiale del memoir come genere letterario, come atto di accusa o indagine. Fare i conti col proprio passato, col presente e, se possibile, anche con il futuro è stato il grande fil rouge di molti scrittori, spesso anche molto giovani. Ripercorrere la propria famiglia considerandola una bussola per orientarsi nel tempo di una nazione è una delle grandi fonti di ricerca che quest’anno abbiamo avuto modo di apprezzare nelle uscite editoriali.

Ci sono due libri che in questo senso si sono quasi inseguiti, quasi toccati come struttura. Due libri che raggiungono davvero livelli altissimi come qualità della scrittura, come scelta del punto di vista e naturalmente anche come impianto narrativo.

L’ottava vita di Nino Haratischwill e Capelli, lacrime e zanzare di Namwali Serpell ripercorrono entrambi le storie di due famiglie che si sviluppano in Georgia e in Zambia, attraverso il punto di vista femminile, in una sorta di ricostruzione di genere della Storia nelle rispettive aree geografiche.

L’ottava vita (per Brilka) – Nino Haratischwili

Ne L’ottava vita la ricostruzione della storia di famiglia avviene a cura dell’ultima nipote di otto generazioni di donne che hanno visto partire i loro mariti per servire uno stato che intanto diventava da monarchico a comunista. Donne ancora che hanno visto le loro nonne vittime di soprusi da parte del potere e della dittatura (sarà Stalin il potente che viene narrato nell’atto di ricattare giovani e belle donne?) o ancora dalla violenza del sentito dire e del così si fa. Un libro antico eppure così ricco di contemporaneità e spunti. Affascinante e coinvolgente nelle sue mille pagine che però non vengono vissute mai con pesantezza, grazie all’avvincente collante che sono le biografie intime delle protagoniste di questa grande saga familiare.

Capelli, lacrime e zanzare – Namwali Serpell

Differente approccio, pur in struttura simile, quello di Namwali Serpell, scrittrice quarantenne dello Zambia che probabilmente ha scritto il libro più importante della letteratura africana, frase difficile da pronunciare ma che inizia a ribalzare su molte bocche. Io lo direi di certo, ma mi trattengo perché la mia conoscenza della letteratura africana non è cosi vasta da potermi affidare a simili superlativi.

Tante voci di donne fantastiche danno vita a ottocento pagine di storia africana: una donna con peli incredibilmente lunghi ovunque, una donna che piange in continuazione e una donna che ha rischiato di essere la prima donna nera ad andare sullo spazio.  

Quello che di certo rimane di questo libro meraviglioso è la ricostruzione del sentimento di una nazione, ma anche di una parte di mondo, potremmo dire, che fa riflettere e immaginare. Personalmente non ho mai colto il senso del colonialismo come dopo aver letto questo volume incredibile. Osservare come una famiglia africana, o per metà o per un quarto africana, possa aver vissuto un fenomeno così violento e umiliante dall’interno permette a tutti noi di fare un esame di coscienza sincero su molte certezze con cui abbiamo costruito la nostra versione della storia. Ho trovato davvero toccante i capitoli dedicati alla ricostruzione della ricerca del vaccino contro l’AIDS a spese delle prostitute africane. Storia non del tutto sconosciuta, ma che raccontata da Namwali Serpell fa venire i brividi, anzi fa proprio incazzare.

I figli del diluvio – Lydia Millet

Anche ne I figli del diluvio compare una famiglia, anzi ne compaiono diverse nell’atto di passare una vacanza tutti assieme, per quanto tempo non si sa. La vacanza però si rivelerà più lunga e complessa del previsto, soprattutto per il sopraggiungere dei disastri provocati dal cambiamento climatico dovuto all’inquinamento del pianeta. Un libro metaforico, che traspone elementi colti dal reale in contesti più complessi, elevandoli a simboli di una lettura ecologica eco-storica del pianeta. Difficile oggi parlare dei disastri ambientali prossimi e venturi senza risultare stucchevoli, Lydia Millet ci riesce, e ci riesce alla grande. Un libro sorprendente anche per la capacità di manifestarsi a distanza di tempo per le sue immagini apocalittiche.

Due vite – Emanuele Trevi

Ci sono anche due libri italiani nella mia personale lista dei libri, a mio parere, da segnalare come migliori uscite dell’anno. In un caso però la scelta è scontata, nell’altro no ma io credo che si stia parlando ormai di un classico contemporaneo.

La prima scelta ricade su Due vite dello scrittore romano Emanuele Trevi, un libro straordinario per la sua capacità di essere immediatamente datato, come se una prima scrematura alla lettura potesse provenire proprio dall’accostarsi a un racconto che non promette certo scintille, fuochi d’artificio. La lettura di Due vite è una discesa nei mari profondi dell’esistenza, nel confine tra fede e scienza, tra realtà e metempsicosi, una lettura che appassiona, commuove e porta altrove. Un libro talmente lontano dal mercato (e per assurdo parla proprio di tre professionisti dell’editoria) da aver vinto ovviamente il premio più prestigioso italiano, Lo Strega, mettendo per una volta a tacere tutte le chiacchiere sulla competizione. Un libro che fa bene anche nella rilettura.

Brucia l’aria – Omar Di Monopoli

Chiudiamo segnalando Brucia l’aria di Omar di Monopoli, scrittore cult e scrittore in sordina, che negli anni ha attraversato tante fasi sia di successo che di scrittura, senza però mai superare per apparizioni la qualità della propria scrittura. Brucia l’aria è un libro maturo, se il Far West in salsa salentina aveva da subito fatto impazzire migliaia di lettori già al suo esordio (Uomini e cani), ora siamo di fronte ad un libro che con leggerezza e sapienza denuncia una barbarie tutta italiana e nel frattempo fa sognare con la possibilità di cambiare il proprio passato, il futuro, l’amore, il destino.

Un libro che, grazie anche la scrittura sempre più affilata di Omar di Monopoli, è fluido e incalzante al tempo stesso.

Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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