Salmo con Flop “dichiara guerra” a Blanco

È molto facile capire chi sta in testa alla classifica italiana, basta fermarsi in una zona trafficata della vostra città, allungare un po’ le orecchie verso le macchine in coda e avrete una risposta univoca

Salmo, in maniera incontestabile e irraggiungibile, che scaccia a sua volta un’altro incontestabile e irraggiungibile numero uno: Blanco. 

L’artista trapper che piace ai cantautori, romantico con l’autotune, in effetti ha dominato da almeno un anno a questa parte tutte le classiche e i record italiani, giusto prima che ai suoi personali successi si affiancassero quelli dell’amico Salmo. Già perché l’altra casualità, che poi non lo è ovviamente, è che a Blanco deve proprio a Salmo il suo primo grande successo, ovvero La canzone nostra, dove il rapper sardo compare come voce nello special a proclamare verità sull’amore incontrovertibili.

Blu Celeste è un album che già ai primi ascolti è stato accolto come un capolavoro trasversale anche dai critici indie. Poco da fare era un successo annunciato, facile poi raccogliere le prove. 

Ovvio che successi così grandi, così ravvicinati, di due personaggi che oltretutto hanno un legame non può passare inosservato. Ma stranamente (ironia) le cose non sono mai causali, ci sono delle ragioni artistiche che coinvolgono immancabilmente gli ascolti su Spotify.

La prima ragione arriva ancora dalla strada, dai bar, dalle cene tra amici. Si perché generazionalmente qui siamo di fronte ad  fenomeno che coinvolge almeno dai 16 anni fino ai 50. Di per sé questa forchetta sarebbe già interessante, ma vediamo come si sviluppa. 

Con Salmo siamo di fronte ad un artista intelligente, che ha voglia di indignarsi per la politica, per l’arroganza del potere, che spesso inneggia alla ribellione (alle volte azzeccandoci, altre no). Al di là delle sue posizioni politiche, più o meno esplicite, Salmo ha saputo raccogliere stima fra quel pubblico di 40-50 che si sentono compressi nella nostra epoca e che sono cresciuti proprio con il rap come musica di sfogo. Salmo ha raccolto tra il suo pubblico quasi subito un pubblico anche maturo, poi per genere e linguaggio si è accattivato il pubblico più giovane. A mio modo di vedere addirittura con Flop ha tentato addirittura il colpaccio: andarsi a prendere anche i quindici-sedicenni. Pensate ci sia riuscito? Io si, andate a fare un giro davanti ad un liceo, ve ne accorgerete. 

Musicalmente e per testi Flop è tutt’altro che da adolescenti, ma il suono è forte, potente, la voce è credibile e sempre oggettivamente molto bella. Facile rimanere incastrati nel mondo di Flop anche subito dopo poche note. 

Ma probabilmente il grande successo del nuovo lavoro di Salmo sta nello spirito in cui è stato concepito. Per stessa ammissione del rapper sardo a Rolling Stone, Flop è stato scritto durante un periodo di grande crisi interiore. Un rapporto finito, la depressione per l’annullamento di un tour mondiale, un punto basso esistenziale da cui Salmo è uscito con l’aiuto di psicofarmaci e con la musica. E si sente questo dissidio interiore, nell’urgenza della Musica, delle parole. Per una volta abbandonati gli stereotipi di genere, troviamo un uomo con le proprie crisi e le proprie paure, ma anche con la forza di emergere.

Flop ricorda per potenza e urgenza Persona di Marracash che infatti compare anche come guest star in La Chiave. Si sente la nudità di due uomini in questo brano, che giocano con il rap old school e intanto ridisegnano l’hip hop nazionale. 

YHWH è un altro pezzo che gioca con la vecchia scuola del rap, qui troviamo Gué Pequeno, perfetto interprete del nichilismo che Salmo vuole raccontare. 

Ma è con A Dio che ritroviamo tutto il senso del disco e dei nuovi percorsi di Salmo. Pezzo bellissimo che ha un incipit blues che dimostra la cultura musicale per niente scontata del rapper e un testo che invoca risposte che forse però non si trovano nella Bibbia, un libro che “parla di guerra”. 

Mi sento bene e Criminale sono i pezzi forse più personali che portano il disco ad un’originalità che spiazza e colpisce.

Facile immaginare che per alcune stagioni saranno proprio questi due artisti a contendersi il podio delle nostre classifiche digitali e non, aspettando poi ovviamente i numeri dei live. Dove però Salmo ha già segnato un passo importante: in primavera i palazzetti di mezzi Italia, in estate gli Stadi. 

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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