recensione di ira, Iosonouncane

Iosonouncane – la recensione di IRA

L’uscita di IRA ultima fatica discografica dei Iosonouncane, porta ancora più in alto se possibile questo incredibile artista sopra la marmaglia musicale contemporanea. Ma possiamo anche dire che eleva la composizione italiana in un nuovo punto, più vicina alla musica francese e inglese ovvero quelle tradizioni che si contaminano più volentieri con i popoli affacciati sul mediterraneo

Quando il 14 maggio è uscito IRA tutti si aspettavano qualcosa di grande anche se pochi si azzardavano a dire quale direzione avrebbe potuto prendere il cantautore sardo-bolognese. Quando poi i primi ascolti sono arrivati, i pareri si sono contati fra stupore, incomprensione, smarrimento, confusione. 

Teniamo conto ovviamente che Iosonouncane arriva da un piccolo capolavoro come DIE, album che spiccava per sonorità e ricerca anche lirica. Un gioiellò nella musica italiana, nato quasi senza preavviso, nonostante in molti già seguissero le imprese di Jacopo Incani già dai primissimi esordi. 

In quell’occasione il cantautore si mostrò capace di dialogare tra pop e musica orchestrale con grande maestria, imponendosi non solo come autore ma anche come visionario arrangiatore e produttore di sé stesso. 

Ora ritroviamo Iosonouncane dopo che ha scoperto, o forse riscoperto, mondi sonori nuovi, che allargano decisamente la visuale sul mondo dell’artista e della sua arte. La prima impressione molto generica è quella di un bagno nel mediterraneo come già detto, vista la presenza a volte ossessiva di tonalità di chiarissima importazione nord-africana. I riferimenti sonori al Marocco e ai paesi confinanti sono davvero forti. 

Attraversato il Mediteranno però la prossima tappa non è proprio dietro l’angolo, anzi bisognerà attraversare anche la Manica, infatti ci ritroveremo in Inghilterra. L’indecisione é se fermarsi a Londra o Cambridge, nel dubbio rimaniamo vaghi. 

Ma quello che conta è che non solo i suoni ci portano attraverso i diversi paesi, anche la lingua. Iosonouncane sceglie infatti un grammelot in cui si incontrano inglese, francese, arabo, tedesco, suoni, insomma l’idea é quella di comunicare a 360º Gradi, senza posa. 

Ad un’atmosfera prettamente cupa del disco, anche se la definizione smette di essere valida appena riletta, spiccano i momenti di liberazione dalla disperazione, di follia addirittura potremmo dire citando tra l’altro il brano Foule cha arriva nella terza posizione della tracklist. 

Impossibile fare un discorso di brani per questo album, saremmo troppo difficile e poco rappresentativo dei singoli momenti. IRA è un percorso che bisogna decidere di fare o meno, se si decide di arrampicarsi per le scogliere e le secche di questo disco, allora ne sarete ripagati in modo davvero catartico. 

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

Un commento

  1. Ho usato da sempre la musica a mo’ di palombaro, per esplorare i miei fondali interiori… Ira centra appieno l’obiettivo…dentro sono fatta così e nel tempo non sono cambiata affatto, me ne sono accorta ascoltando questo album

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