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Ghettolimpo, la recensione del nuovo album di Mahmood

Mahmood è l’arista italiano che più di ogni altro è stato in grado di ribaltare la scena musicale, sconvolgendola vincendo un Sanremo da sconosciuto al grande pubblico. In realtà il fenomeno era già partito molti anni con collaborazioni interessanti e imprevedibili con molti rapper e trapper italiani tra cui i più famosi Gue Pequeno e Marracash. Dopo il successo del festival, però, Mahmood è ritornato a scavare nell’underground, tra artisti e generi in movimento, sapendo che proprio da lì arrivano le novità e gli stimoli più interessanti. 

Così a distanza di tra anni arriva un disco nuovo di questo artista abile a spostare l’asticella sempre un po’ più in alto, rimescolando le tante sfumature della sua voce e della sua capacità compositiva. 

Coadiuvato da un gruppo di nomi davvero interessanti tra cui Dardust, Katoo, Fugazza&Grilli oltre ad un featuring veramente straordinario con Woodkid, Mahmood ha realizzato un lavoro che affronta il tema del mito, calato però ai nostri giorni e nella nostra quotidianità. Storie di miti di oggi, alcuni assolutamente carnali e passionali altri eterei e disegnati come Inuyasha, personaggio pescato dal mondo dei manga. 

Un album che trova suoni dall’elettronica, dal mondo industrial, dalla trap. I suoni sono duri, sintetizzati ma ovviamente tessuti addosso alle avventure vocali del cantautore che si spingono con creatività nei meandri dei vari scenari. La mente vola all’estero quando si ascolta Mahmood, perché dischi simili escono in Francia, in Germania, a volte in Inghilterra, pochi in Italia. Ma questa volta è il caso di dire che Mahmood è ancora di più calato nello scenario europeo. Rarità che deriva in parte dalle qualità vocali fuori dal comune del nostro artista, in parte dalla sua biografia, in parte dalla grande ricerca che lo caratterizza. 

Il ponte tra Africa ed Europa questa volta si guadagna degli vie secondarie mettendo un piede nella fredda Germania e uno sull’isola dei Mori in particolare nel pezzo T’amo

L’album contiene tra gli altri brani anche Dorato canzone pubblicata qualche anno fa come singolo con il featuring di Sfera Ebbasta e Feid. 

Tra le tracce più interessanti troviamo sicuramente troviamo Dei canzone che affonda le basi nell’industrial più spinto, più cupo. Il testo epico e caldo ricorda il Mediterraneo. Inuyasha canzone che parte dal personaggio manga è una canzone malinconica e sincera, forse uno dei momenti più maledettamente pop e, non a caso, proprio per questo è stata scelta come singolo. 

Il featuring già citato con Woodkid é uno dei momenti più altri del disco con una sonorità elettronica morbida e sensuale che si arricchisce magnificamente delle due voci che si rincorrono. Ascoltando il brano si intuisce come l’importante artista francese si sia calato nel mondo sonoro di Mahmood, donano però il proprio stile.

Una canzone differente dalle altre produzioni invece è Icaro, canzone che gioca con il tema del potere e dei limiti umani. 

Un altro momento pop decisamente felice è Rubini dove Elisa ricama delle trame raffinate su una base giocata tutta sui ritmi in controtempo, il risultato finale è un brano che si infila nelle orecchie e si presta ad accompagnare mille momenti. 

La canzone che invece richiama di più il mondo arabp è Talata dove Mahmood gioca esattamente sul suo campo di gioco preferito, una contaminazione tra mondo latino e Maghreb perfettamente riuscito. 

Ghettolimpo è un album che sorprende piacevolmente per ritmi e temi, un disco che riconferma l’assoluta originalità del percorso di Mahmood. 

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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