Come sempre arrivo tardi, però ci tengo a dire che The Newsroom è una serie televisiva stupenda, solida, ben fatta, portata avanti da un cast stellare, ma soprattutto con dietro una tematica attuale e purtroppo poco considerata. Stranamente ha fatto cagare al resto del mondo, soprattutto alla critica, e giuro che non ne capisco il perché
Posso ammettere che il mio è un giudizio palesemente condizionato dal fatto che sono arrivato solamente al terzo episodio della prima serie, eppure, non credo di sbagliarmi se dico che quella che sto guardando in maniera ossessiva e fraudolenta su Popcorn Time, è una serie TV meravigliosa. The Newsroom, nel raccontare le vicissitudini di una redazione di un talk show, mostra in maniera inequivocabile quello che dovrebbe essere l’ideale più puro (non alto, non giusto, di certo non attuale) che dovrebbe stare alla base del giornalismo. E lo dico da giornalista che ha speso la sua carriera nell’editoria di settore (quella che parla di prodotto, per intenderci), dove si sa, ci son più Dulcinea del Toboso che Don Chisciotte. E, ancora peggio, lo dico perché a farmi scoprire questa meravigliosa piccola chicca è stato un collega (di settore) che reputo uno dei peggiori cialtroni che gravita nel mio piccolo mondo. Eppure, nonostante ciò, mi sono innamorato a prima vista di Will McAvoy e della sua redazione irreale. Irreale per la sua abnegazione folle nella ricerca e verifica delle fonte, completamente fiabesca per il suo asservimento totale alla verità e per il rispetto completo -e del tutto sconosciuto, almeno in Italia- delle più basilari regole deontologiche. Non ho idea di come potrà andare a finire, non voglio nemmeno immaginarmelo, anche se il monologo iniziale della prima puntata (che potete vedere qui sopra) dovrebbe far capire che alla fine della fiera tra la tensione assoluta dell’ideale (la necessità di informare) e la fragilità dell’uomo (perché il giornalista è prima di tutto un uomo), è necessario trovare un equilibrio morale sostenibile che dovrà essere giocoforza figlio di un compromesso.
Vabbè. Ai pochi che l’hanno visto, se mi conoscete non spoilerate, giuro che vi faccio male. A tutti gli altri guardate il video qui sopra (link dentro la tristerrima schermata nera): per quanto magnetico, il punto della questione non è l’invettiva contro l’America messa in scena da un superbo Jeff Daniels. Il punto è la mancanza totale, al giorno d’oggi, di informazione di qualità. E ovviamente non si tratta di un problema solo americano.