Natalia Estrada: “Oggi preferisco i cavalli…”

“… alla celebrità”. S’intende. La bella spagnola si confessa con una lettera a un giornale di gossip spiegando perché ha preferito la vita in campagna al jet-set. Perché ve ne parlo? Vallo a capire…

Se non ve n’eravate ancora accorti, da circa 10 anni Natalia Estrada ha lasciato il mondo dello spettacolo per vivere in campagna assieme al marito e alla sua grande passione, i cavalli. Con gli eleganti equini, la spagnola pare abbia intessuto nel corso degli anni un legame fortissimo, tanto da farne il suo nuovo lavoro. Nel corso di quest’ultima decade ha gestito un ranch, ha fondato un’associazione sportiva legata alla Federazione Italiana Sport Equestri e, ogni fine settimana, tiene lezioni di equitazione in giro per l’Italia. A quanto pare la Estrada ha lasciato il mondo della TV senza rimpianti e uno dei suoi attuali obiettivi è quello di poter diffondere la passione equina a quante più persone possibili. Ora, visto che gli anni passano e i giovani di oggi potrebbero non sapere di chi sto parlando, sarebbe giusto concludere questo inutile articolo con una bella biografia del personaggio. Il fatto è che a parte ciò che vi ho appena riportato, di Natalia Estrada so ben poco altro: so che è spagnola, so che è stata sposata con un venditore di pentole e, soprattutto, so per certo che portava suo figlio in un asilo di Lambrate. Sono a conoscenza di questo particolare perché mia nonna la incontrava sempre quando andava a fare la spesa e, anche se non si sono mai rivolte la parola, il solo fatto che Natalia calpestasse il suo stesso marciapiede, la obbligava moralmente a considerarla una di famiglia. Vai a capire la celebrità. Un’altra cosa che so è che Natalia Estrada ha partecipato a uno dei film più riusciti dell’intera filmografia di Pieraccioni, il Ciclone. In quella pellicola interpretava la misteriosa Penelope, una delle ballerine protagoniste che, nel corso del film, prova a sedurre la simpatica Selvaggia. In fondo alla pagina uno spezzone in cui la Estrada dà il meglio di sé, qui sotto, invece, il testo integrale dell’intro del film. Non saltatela, perché è altrettanto meritevole.

“…Questo motorino serie Lux immatricolato 1979, è l’orgoglio della mia vita. Mai un colpo di tosse, un filo di ruggine, una sbandata fuori posto, niente. Un santo! E pensare che di motivi per lasciassi andare a ferro vecchio, e’ ce n’avrebbe avuti parecchi. Quando gli si montò sopra in cinque per festeggiare la vittoria dell’Italia a’Mondiali del ’82, quando ci caricai sopra du’damigiane, una d’olio e una di morellino per portarle a Don Luigi, quando, per una scommessa idiota, gli bloccai la manopola del gas e lo lasciai andare da solo a diritto lungo un viottolo per vedere quanto restava in equilibrio. Ma soprattutto, ha superato l’avvento dei nuovi scooter. Quei moderni mostri a punta neri, che fanno 130 in salita e 160 in discesa, con quei nomi assurdi MKW, WW, KK, KK WWF, e icché sono, una specie protetta? Insomma, il mio motorino un volea morire, ‘un gli facea paura nulla e l’è sempre andato ‘n culo a tutti. Ma il ciclone che soffiò nell’estate del ’96, è portò via anche lui. Sì, perché il ciclone, quando arriva, non è che t’avverte. Passa, piglia e porta via. E a te, ‘un ti rimane altro che restare lì, bòno bòno a capire che forse, se ‘un fosse passato, sarebbe stato parecchio, ma parecchio peggio…”

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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