Diaz – Reato di tortura o semplice ragazzata? Diteci un po’ come la dobbiamo chiamare

Sono passati ormai 14anni dai vergognosi fatti di Genova. Il processo è terminato con la condanna di 25 persone tra poliziotti presenti e dirigenti di polizia. A loro non sono state imputate solo le violenze commesse ma anche il tentativo di depistaggio delle indagini mediante la realizzazione di prove false. Questo schifo si è concluso qualche giorno fa con la sentenza della Corte Europea che, in aggiunta, certifica la sensazione che tutto il mondo ha avuto subito dopo i fatti: l’Italia si è macchiata del reato di tortura. Eppure, mica tutti la pensano così.

Francamente c’è poco da commentare riguardo quanto successo alla scuola Diaz durante il G8 di Genova la notte del 21 luglio 2001 e, soprattutto, c’è poco da dire su come si è dipanato il processo seguente. Oggi, allo schifo che abbiamo mostrato al mondo 14 anni fa si aggiunge un’altra stelletta militare da appuntare alla divisa della nostra reputazione: il reato di tortura. A sancirlo è la Corte Europea che, nel giudicare il procedimento presentato da Arnaldo Cestaro, una delle vittime della perquisizione alla Diaz, ha condannato l’Italia non solo per quanto fatto, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire tale reato.

I giudici europei hanno deciso all’unanimità che lo Stato italiano ha violato l’articolo 3 della Convenzione sui diritti dell’uomo, che recita: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.” I giudici della Corte europea dei diritti umani non solo hanno riconosciuto che il trattamento che è stato inflitto a Cestaro dev’essere considerato come “tortura” ma si è andati oltre, sostenendo che i responsabili non sono mai stati puniti a causa dell’inadeguatezza delle leggi italiane e che, perciò, queste ultime devono essere cambiate. Inoltre, la Corte ritiene che la mancanza di determinati reati non permetta allo Stato di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte delle forze dell’ordine.

Direi che ce n’è abbastanza per vergognarsi, che dite? Eppure, sembra sempre che non ci sia limite al peggio. Tra chi commenta, purtroppo, c’è sempre quella buona dose di italiani malati, di quelli che “sì, bisognava farli fuori tutti quei cazzo di manifestanti.” (leggi qui). E poi c’è il sindacato autonomo di Polizia che per voce del segretario nazionale Gianni Tonelli se ne esce con una nota che è la sintesi del paradosso sociale/politico/morale che stiamo vivendo in Italia: “Diciamo che Diaz non è stata sicuramente una bella parentesi, ma parlare di tortura mi sembra eccessivo.

Ma infatti, Tonelli, diglielo tu a quei fessi della Corte Europea e pure a quella mezza sega di Cestaro che da 14 anni sta cercando di recuperare dai danni biologici rimediati quella notte. Diglielo chiaro che quella mica è tortura.

Anzi, ora che gliel’hai detto, a questo punto facci un favore e vai avanti col tuo pensiero: spiegaci una volta per tutte qual è la linea oltre la quale cadiamo nel reato di tortura. Perché se quella non lo è stata, spiegaci, di grazia, cosa può essere considerato tale.

Non chiamare le cose con il loro nome è l’arma più istintiva per assolversi, ma quante armi avete, giù in caserma? Ai vostri manganelli non vogliamo reagire perché non lo crediamo giusto, nella speranza che non accada più, ma col vostro minimalismo di comodo non vogliamo e non possiamo essere accondiscendenti. Chiamate una buona volta le cose con il loro nome e poi provate a venirne fuori a testa alta, guardando negli occhi le vittime e noi tutti che per legge siamo obbligati a riporre in voi la massima fiducia. Mi sembra un passo fondamentale per poter finalmente archiviare questa triste faccenda.

Qui sotto il libro di Vincenzo Canterini, ex comandante della “celere” di Roma, sui fatti di Genova.

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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