Alex Schwazer, la meraviglia della rinascita

Una pista dal tartan consumato, pochi tifosi dietro le reti, nessun esponente di Wada e Coni presente, solo qualche giornalista appollaiato su una collina lì vicino. In questo scenario desolante e insieme bellissimo, il marciatore altoatesino ha suggellato la sua rinascita sportiva con un tempo sui 10.000 da record del mondo

Si tratta solo di un test, è vero, ma quello svolto da Alex Schwazer in Abruzzo pochi giorni fa, per la precisione a Tagliacozzo, assume giocoforza una valenza speciale. Partiamo dal dato oggettivo (sebbene ufficioso): Schwazer ha marciato i 10.000 in 38”02’, vale a dire il terzo tempo più veloce di sempre, un record del mondo sfiorato, una prestazione, per intenderci, da cui il più veloce marciatore italiano attuale è lontano ben 3 minuti. Un’eternità. Alex Schwazer come tutti sanno è ancora squalificato per doping fino al 29 aprile poiché nel 2012, alla vigilia dei giochi londinesi, è stato pescato positivo all’epo. La sua confessione fu immediata, la conferenza stampa in lacrime fu un atto di coraggio enorme e per Schwazer, da quel giorno, è iniziato il (giusto) calvario che l’opinione pubblica pretende quando un personaggio famoso sbaglia. Poi, dopo aver perso tutti i suoi sponsor e l’appartenenza all’Arma dei Carabinieri, ma soprattutto, dopo aver messo in riga l’uomo privato, sgombrando dalla testa pensieri brutti e quant’altro, Schwazer s’è rimesso le scarpette e ha ricominciato a correre. Si è affidato a un paladino dell’anti doping, Sandro Donati, e ha iniziato ad allenarsi di nuovo: obiettivo primario, le Olimpiadi di Rio. Obiettivo secondario: cancellare con una prestazione da campione le ombre che si sono riversate sulla sua medaglia olimpica di Pechino del 2008, anche lei sporcata dall’ombra del doping (se lo ha fatto nel 2012, perché non dovrebbe averlo fatto nel 2008?). L’impresa è difficile, perché bisogna togliersi di dosso tre anni lontani dalle gare, va calcolata l’usura psicologica che una situazione come la sua può aver provocato e, soprattutto, va affrontata la paura che se fallirai (e in una gara secca può succedere per mille motivi) la gente ti dirà con ancora più forza che vincevi solo perché eri un dopato.

La risposta di Schwazer in questo test vale molto. È un messaggio forte: il suo fisico e il suo talento, forse anche più forti della sua testa (almeno in passato), ci sono e hanno ancora la forza di stupire. “Sono andato forte, ma me lo aspettavo: il lavoro che sto facendo con Sandro Donati è perfetto. Avevo già fatto un 38’32” in allenamento pochi giorni fa. Il 5 ottobre il Tribunale Antidoping del Coni deciderà sullo sconto di pena: ho presentato domanda perché penso che la mia collaborazione abbia valore, ma non chiedo e non voglio nulla, accetto ogni giudizio. La squalifica scade il 30 aprile, sono pronto a scontarla fino all’ultimo giorno. Non voglio chiedere un posto per i Giochi. Voglio solo poter essere considerato ancora un atleta: so cosa pensano i miei ex compagni, anche a me infastidiva marciare contro ex dopati. Ma con molti di loro ho ricominciato a parlare e credo fortemente in questo percorso di recupero, non solo sportivo.

Prima dell’udienza Schwazer sosterrà un’altra simulazione, questa volta sulla distanza olimpica dei 20 km. Lo farà a casa sua, a Roma, quartiere Montesacro, e la cosa ancora più bella è che a volere il test è stato il comitato di quartiere: vedendolo allenarsi per sei ore al giorno sulla ciclabile del Tevere, gli abitanti lo hanno praticamente “adottato”.

Non si sa se alla fine Schwazer andrà a Rio, anche se il presidente della Fidal in questo senso ha dato un primo benestare, quello che è certo è che questa ha i contorni di una storia bellissima: vincere, cadere, pagare tutto senza sconti e infine tornare, magari persino più forti di prima. Buona fortuna Alex. 

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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