Il mio amico Jim di Kitty Crowther, col suo stile inconfondibile, l’autrice belga ci racconta la storia di Jim, un gabbiano, e Jack, un merlo, del loro incontro del tutto casuale e della loro amicizia nata con naturalezza ma talmente salda da saper fronteggiare i contrasti e le diffidenze che incontrano sul loro cammino.
Il mio amico Jim di Kitty Crowther
Avete presente quando vi capita tra le mani un libro così semplice e altrettanto intenso da non poter evitare di tesserne le lodi e consigliarlo a chiunque vi giri intorno nel raggio di pochi metri? Ecco, può succedere infatti che, dopo aver digerito la trama di un libro in modo del tutto personale, nel lettore scatti un inspiegabile moto di altruismo che lo spinge a dover condividere quell’esperienza di lettura senza badare troppo all’interesse del proprio interlocutore. Aidan Chambers docet: ognuno di noi legge per poter parlare di libri con altri.[1]
È esattamente quello che mi è successo con la storia di Jim e Jack, i due protagonisti de Il mio amico Jim di Kitty Crowther ma, fortunatamente, questa volta le persone che mi hanno ascoltata hanno accolto positivamente il racconto contenuto in questo albo illustrato.
Un testo, quello della Crowther, già noto a una parte di pubblico perché edito in Francia nel 1996 con il titolo Mon ami Jim, uscito in Italia nel 2020 grazie alla casa editrice Marameo con la traduzione di Chiara Carminati.
Col suo stile inconfondibile, l’autrice belga ci racconta la storia di Jim, un gabbiano, e Jack, un merlo, del loro incontro del tutto casuale e della loro amicizia nata con naturalezza ma talmente salda da saper fronteggiare i contrasti e le diffidenze che incontrano sul loro cammino
Anche in questa storia, così come in altre della Crowther, vi è un gioco di contrasti che dialogano in maniera armoniosa e inviano al lettore un messaggio ben preciso. Salta subito all’occhio la differenza cromatica dei due personaggi, il gabbiano bianco e il merlo nero, e veniamo anche a conoscenza della loro differenza caratteriale, la tenacia di uno e la fragilità dell’altro, dovuta soprattutto ai comportamenti ostili che gli altri gabbiani che abitano il villaggio mostrano nei confronti del povero merlo.
Jim e Jack hanno dei punti in comune: la curiosità, la voglia di imparare e di arricchirsi reciprocamente, affinità che contribuiscono a rafforzare il loro rapporto di amicizia.
Ma manca qualcosa. Jack sente di dover fare di più.
La chiave di volta arriverà in maniera del tutto inaspettata: una sera Jack farà qualcosa di speciale per Jim e per tutti gli altri gabbiani, qualcosa che li unirà, forse per sempre.
Spunti didattici:
Quando ascoltiamo o leggiamo una bella storia (tendenzialmente con quelle brutte non capita mai) inevitabilmente siamo spinti a riflettere sulle tematiche proposte e a porci delle questioni in merito. A scuola, soprattutto alla primaria, la lettura de Il mio amico Jim può condurre gli alunni in questa direzione vista la grande quantità di argomenti toccati: l’amicizia, l’incontro con l’altro, la paura e la diffidenza nei confronti dell’altro, l’inclusione/esclusione, e, per ultimo ma non meno importante, le storie che, con la loro forza, diventano elemento di unione e aggregazione. Anche il buon Jonathan Gottschall ci ricorda che «le storie, e tutta una serie di attività analoghe al narrare, dominano la vita umana»[2], e aggiungerei che in qualche modo ne decidono le sorti.
Lo consigliamo a… chi crede nella vera amicizia: quella che sopporta e supporta, quella che aiuta a migliorare e a sbagliare, quella che apre gli occhi, quella che accompagna ma che sa quando allontanarsi, quella caotica e quella discreta.
[1] Cfr. A. Chambers, Siamo quello che leggiamo: crescere tra lettura e letteratura, Modena, Equilibri, 2011.
[2] J. Gottschall, L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani,Torino, Bollati Boringhieri, 2014, p. 26.
Kitty Crowther – Il mio amico Jim – MarameoEdizioni
Traduzione: Chiara Carminati
Il mio amico Jim su La Feltrinelli