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Intervista ad Hanna Lindberg autrice di Il gusto di uccidere

Intervista ad Hanna Lindberg, autrice de Il gusto di uccidere

Abbiamo incontrato Hanna Lindberg, autrice de Il gusto di uccidere, un romanzo che lascia tra le mani la bella sensazione di aver passato un weekend a Stoccolma senza essersi mossi dalla propria sedia, tra le luci dei grandi ristoranti della bella capitale svedese

Incontro Hanna Lindberg a Milano, in un bar di Porta Venezia dove, per un piccolo gruppo di giornalisti e blogger, presenta il suo ultimo romanzo.
Hanna Lindberg si dimostra subito la scrittrice che non ti aspetti, con le sua tranquillità e pacatezza. Famosa per le ambientazioni luccicanti dei suoi romanzi, dopo aver descritto nel suo primo libro, Stockholm Confidential (immediato successo internazionale), il mondo della moda, ora Hanna Lindberg sceglie un’altra scenografia decisamente originale e al passo coi tempi: Il gusto di uccidere è ambientato nel mondo luccicante degli chef stellati svedesi.

Un omicidio assurdo ai danni di un chef stellato scatena immediatamente un’indagine in grande stile della polizia. Peccato che secondo Solveig Berg i poliziotti siano fuori strada. L’assassino non è da cercarsi tra i lustrini della mondanità, ma nei bassifondi che dietro ad una cucina entrano a notte fonda.

“Per capire cosa succede dietro ad una cucina ho lavorato alcuni mesi come aiutante di uno chef importante, in questo modo ho potuto osservare che cosa accade veramente dietro il vetro di una cucina. Beh, le cose da lì sono molto diverse, si scoprono molte cose che da cliente non immagineresti mai”

Cerchiamo di capire a cosa si riferisca, ma Hanna è pacata e leggera nella risposta, anche se lascia intuire che ci sono diversi argomenti che si potrebbero aprire dalla descrizione di un retro cucina. 

“Ci sono molti mondi che partono da una cucina: l’approvvigionamento delle materie prime, i ritmi da sostenere, i rapporti gerarchici fra colleghi.”

Ovviamente per noi italiani parlare di chef star vuol dire pensare subito a Cannavacciuolo e Cracco, ma quando raccontiamo a Camilla il fenomeno lei corregge il tiro,

“In Svezia non ci sono Chef così importanti e famosi, o comunque sono meno famosi, non hanno per esempio programmi in televisione, certo vivono come rockstar, nell’ambiente della cucina girano moltissimi soldi e c’è tanto glamour. Tutti ingredienti perfetti per un thriller”

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Hanna Lindberg è perfettamente consapevole che in questo momento la letteratura scandinava, e in modo particolare il noir svedese, è un grande marchio di fabbrica riconosciuto dai suoi lettori. “Per me è importante la scelta di Stoccolma come luogo dove svolgere la vicenda, perché ho bisogno di trasferire della verità nella mia storia. I lettori spesso mi scrivono che attraverso i miei libri è come se avessero attraversato la città”

Mentre racconta del suo romanzo, Hanna mette una grande voglia di comprare un biglietto per la Stoccolma, ma sarà vera la Svezia raccontata ne Il gusto di uccidere? “Assolutamente le vie sono proprio quelle che osservereste se camminaste per Stoccolma, è una localizzazione molto precisa che poi secondo me diventa famigliare e ognuno può immaginarsi la città che vuole”

Ne Il gusto di uccidere entra anche il tema degli sbarchi clandestini, chiedo allora ad Hanna Lindeberg che peso ha l’immigrazione in Svezia e se sia vissuta come un problema.

“In Svezia c’è un grande parlare di immigrazione, anche se i numeri sono decisamente diversi dal resto d’Europa. Alcuni pensano che l’immigrazione non sia gestibile e che le persone andrebbero rimandate indietro nei loro paesi d’origine, ma io non credo che questa sia la soluzione ideale.”

Un romanzo che lascia tra le mani la bella sensazione di aver passato un weekend a Stoccolma senza essersi mossi dalla propria sedia, tra le luci dei grandi ristoranti della bella capitale svedese.

Hanna Lindberg – Il gusto di uccidere – Longanesi
Traduzione: R. Zatti

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Intervista ad Hanna Lindberg, autrice de Il gusto di uccidere ultima modifica: 2019-02-16T12:22:01+02:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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