La buona novella al Teatro Menotti di Milano, perderlo sarebbe un peccato che non vi sapreste perdonare

La buona novella, fino al 31 dicembre al Teatro Menotti di Milano. Uno spettacolo che merita di essere visto, per come è costruito e recitato e per l’emozione che trasmette. Perderlo sarebbe un peccato, Gesù ve lo perdonerebbe, ma voi…

Questo spettacolo non aveva nulla per piacermi: si canta ed io per i musical non ho proprio pazienza, procede per immagini e non c’è una storia da seguire, sono cantati pezzi di De Andrè e sulla questione sono molto sensibile, già di per sé la cosa mi indispone. Dunque mi sono recato presso il teatro Menotti con uno scetticismo dilagante, convinto che l’aperitivo sarebbe stato l’evento più piacevole della serata.
A fine rappresentazione ho scoperto, non per la prima volta ma nemmeno così spesso, la bellissima sensazione di essere smentito, l’appagante stato d’animo di un pregiudizio malevolo sciolto. De Andrè è un punto di inizio e fine, ma non è solo La buona novella del cantautore ad essere messa in scena, come non sono solo suoi pezzi ad essere cantati. In mezzo c’è dell’altro, che ha sì come filo conduttore un elemento portante del disco: l’umanità di Gesù e delle persone che ne incrociano la strada, la continua tensione tra divino e umano, tra insegnamenti e vita pratica, tra dio in terra e compagno di strada, tra il profeta e il cialtrone.
Ognuno dei quattordici personaggi racconta un pezzo di quello che è il proprio rapporto con Gesù, di come lo vive al di là (o al di qua) del divino. Sono profughi di guerra senza pace, non sono santi bensì esseri umani che peccano, sono deboli ma in loro una speranza è stata accesa da quell’uomo pastore tra gli ultimi, prete di frontiera. Nessuno è immune da dubbi e debolezze, ma sono spinti ad affrontarle da chi, a sua volta, è profondamente umano nonostante sia figlio di dio. Se solo i pretesi credenti recuperassero il messaggio di questo Cristo, terreno e appassionato, allora avrebbe qualche senso il loro senso di appartenenza ad una comunità.
La messa in scena è davvero d’impatto, le figure sul palco ben guidate. E poi gli attori sono bravissimi, giovani e stupendi. Naturalmente c’è qualcuno che mi è piaciuto più di altri, ma non è questo il punto, perché è l’insieme che colpisce, costellato di perle qua e là. Sanno cantare e ballare, e sanno recitare, restituiscono emozioni, gioia e dolore hanno il confine incerto e lo sanno affrontare sul palco. Le canzoni di De Andrè sono reinterpretate in modo eccezionale, incastonate nel nuovo contesto in maniera esemplare.
Non sono incline agli entusiasmi, ma sono uscito da quel teatro molto emozionato, e, non mi vergogno a dirlo, ci è mancato poco che scappasse la lacrimuccia. Al momento degli applausi finali sarei salito sul palco ad abbracciarli tutti, ma per fortuna non sono un tipo impulsivo.

Regia: Emilio Russo E Caterina Spadaro, Direzione Musicale Di Alessandro Nidi
Interpreti: Con Mohamed Ba, Enrico Ballardini, Beniamino Borciani, Francesca Gemma, Diego Maffezzoni, Maria Laura Palmeri, Valeria Perdonò, Alessandra Salamida, Dario Sansalone, Giulia Vecchio, Sara Zanobbio, Marouane Zotti, Debora Zuin, Fabio Zulli

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La Buona Novella – Fabrizio de André

Felicità - 93%
Tristezza - 94%
Appagamento - 95%
Profondità - 86%
Indice metatemporale - 90%

92%

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Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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