Serie A, pagelle settima giornata. Quanto è bello stare lassù! La Fiorentina è in testa e il Franchi non fischia più. Finalmente, perché era incomprensibile lo scetticismo attorno alla squadra dopo le prime amichevole estive.
È bello vedere una realtà storica tornare ad altissimi livelli, perché il nostro calcio ha bisogno di una scossa (positiva) che lo renda anche più interessante ed attraente.
In tutto questo c’è un Milan inguardabile al quale il Napoli dà una lezione di calcio. È stata un’altra domenica di grande divertimento.
Ma il vero divertimento lo ha assicurato un giocatore che ad inizio stagione quasi nessuno conosceva. Nikola Kalinić ha fatto dimenticare Mario Gomez. Non che ci volesse molto, è vero, ma si è messo in mostra rimanendo nell’ombra. Difficile da capire. Non è arrivato tra mille proclami, ha fatto semplicemente vedere di che cosa è capace. Contro l’Atalanta ha sfoggiato un assist difficile anche solo da pensare e si è meritato il primo posto nelle nostre pagelle: una torsione esteticamente meravigliosa della caviglia per far impennare la palla in favore di Verdù (sì, il cognome suona strano per uno che indossa la maglia viola) che conclude al volo per il 3-0 contro l’Atalanta. Anche senza segnare è protagonista. Stupendo, eccelso.
Voto 8. Violacic
Se Kalinić convince senza andare in gol, Insigne inventa i gol e li segna.
La cura Sarri lo ha fatto rinascere, è il personaggio simbolo di questo Napoli. Troppo facile pensare ad Higuain: lui segna come sempre!
Insigne è presente in ogni azione, non sarebbe un mistero se Sarri dovesse affermare che il modulo è stato cambiato proprio in funzione dello “scugnizzo” napoletano.
Fino all’anno scorso qualcuno ci scherzava su: “Si accentra e tira Insigne, stop! Non sa fare altro.” Ora no, ora è imprevedibile. Non sai mai quello che può fare. E quando hai in squadra uno così puoi sognare anche quella cosa che si chiama… No, meglio non dire quella parola. A Napoli potrebbero fare tutti gli scongiuri possibili.
Voto 8. Mi accentro e… segno!
Ci eravamo lasciati con un Castori in difficoltà ed un Carpi ancora alla ricerca dei tre punti. Ci ritroviamo con un Sannino e tre punti in più. Davvero un peccato per Castori, il calcio non sa essere riconoscente. I tre punti contro il Torino sono quindi condivisi tra Sannino e Castori, segno che effettivamente il lavoro dell’ex allenatore stava dando i suoi frutti.
Voto 7. Rinascita
Due allenatori in una stagione a Carpi. Per ora. Quattro allenatori in tre stagioni a Milanello. Per ora. Già, perché la dirigenza del Milan ormai può essere paragonata a quella della squadra emiliana. Senza nulla a togliere alla neopromossa. I dirigenti rossoneri sono in caduta libera e fanno scelte discutibili (era davvero necessario pagare così tanto Bertolacci e Romagnoli?). Galliani & co. non hanno più lo smalto dei vecchi tempi, la partita contro il Napoli è l’ennesima conferma. I milioni spesi (male) per rinforzare (?) la squadra durante l’estate sono direttamente proporzionali alle difficoltà della squadra rossonera. È evidente che anche un altro cambio di panchina non porterebbe a nulla: con questi giocatori è difficile ottenere qualcosa di più. Bisognava accorgersene prima, i proclami di terzo posto ora sembrano molto azzardati.
Voto 4. Ricambio dirigenziale
Un’ultima citazione, nel weekend in cui la Juve torna a vincere in casa, va al tanto acclamato spezzatino. Sono lontani i tempi in cui questa parola evocava semplicemente un ottimo contorno per la polenta classica della domenica a mezzogiorno.
Adesso ci fa pensare a quella strana disposizione delle partite alla domenica in Serie A. Dove sono le 7 partite delle 15? Dov’è “Tutto il calcio minuto per minuto” ricco di grandi emozioni? Tutto cancellato, per interesse e vantaggio di chi governa il calcio italiano.
Per questo (e per altri motivi) a queste persone va una meritata insufficienza.
Voto 5. Non è vero calcio