RoadToStramilano #1 – Curriculum di un ritardatario

Mi sembra giusto cominciare questo diario parlando un po’ del mio rapporto con lo sport. Servirà a voi inquadrare che razza di tipo sono e servirà a me per auto convincermi che quello che mi sto accingendo a fare non è una cazzata

Le Origini

Diciamo che lo scrivente, in quanto sportivo, si può definire collocandolo in due fasce temporali distinte e cioè quella prima dei miei 18 anni e quella che va dai 31 alla mia età attuale (e cioè 36). Il Massi 18enne era un calciatore, e anche piuttosto bravino. Niente che potesse far presagire chissà quale carriera, ma al livello a cui sono arrivato, e cioè regionale, non ero male. Ero una punta, mi piaceva partire largo a sinistra, per cui diciamo che calcisticamente parlando assomigliavo un po’ a Messi, soprattutto per quanto riguarda l’altezza al garrese, la bravura nel giocare a ping pong e l’idiosincrasia nel pagare le tasse. A quel tempo, dunque, potevo considerarmi un atleta: molto veloce nel breve, un’ottima resistenza (il test di Cooper per me era una sorta di vocazione) e una gran volontà. Forse sarà stata l’incoscienza dell’età, ma lo sport a quel tempo, mi piaceva in quanto sport e non per i benefici che ne derivavano. 

Poi sono arrivati i vent’anni, l’università, un rapporto più continuativo con la figa, le sigarette, le serate fuori, i cuba libre, la Milano da scoprire in macchina e, come per incanto, l’esercizio fisico, è precipitato agli ultimi posti della mia personale scala di priorità. 

Tra un cuba e l’altro, quindi, per circa dieci anni non ho più fatto nulla. Ma nulla davvero, se si esclude il gesto di pagare un abbonamento in palestra frequentandola quando capitava e solo per andare in sauna. L’unica vera attività fisica che praticavo, a quel tempo, era andare in moto. 

Questa fase della mia vita si concluse esattamente nel luglio del 2011, quando, proprio durante un giro in moto in Francia sfondai con il mio corpo il cofano di un’auto che procedeva contromano. In quei due mesi di immobilità, tra una medicazione e l’altra, un’iniezione di epinefrina, i punti, i tutori e l’immobilità diffusa decisi che, una volta tornato sulle mie gambe, avrei abbandonato la sedentarietà e mi sarei rimesso in moto. Nel senso di sport, ovviamente (ma anche di moto che quelle mica le ho abbandonate, anzi). 

Il problema quando si ricomincia a fare qualcosa dopo tanti anni di nullafacenza è che la tua mente ragiona ancora da ventenne mentre il tuo corpo, in maniera del tutto inaspettata, si comporta esattamente come se gli anni fossero passati sul serio. E pure male, tra l’altro.

È dura fare i conti con questa realtà: ricordo la prima corsetta della mia nuova vita da atleta come uno dei peggiori momenti della mia esistenza, così come rammento con angoscia quasi ancestrale la mia prima partita a calcetto dopo anni in cui il pallone era solo qualcosa che guardavo in TV. 

Scoprirsi per incanto un trentenne appesantito non più capace di disporre al meglio del suo involucro di ossa e adipe fu, per me, un colpo al cuore. Tutto ad un tratto scoprii di avere la panza e di desiderare ardentemente degli addominali, mi resi conto dei miei limiti, mi accorsi, ad esempio, che prendere una metropolitana al volo voleva significare sputare sangue per le due ore successive: in definitiva, mi resi conto del tempo perso (o del tempo andato, fate voi). 

La seconda fase

Da quel momento in poi seguirono cinque anni di sport vario (dall’arrampicata, fino al nuoto passando ovviamente per l’immancabile palestra) in cui l’unico obiettivo, peraltro mai perseguito, era quello di rimettersi in forma. Lo sport, per farla breve, era diventato il mezzo per perseguire un fine. Ovviamente, il mezzo, venne utilizzato alla mia maniera, per cui a cazzo di cane. Iniziai a sviluppare una sorta di attrazione morbosa per le tabelle di allenamento, per l’attrezzatura, per tutto quello che avrebbe potuto facilitarmi il compito, convinto che potesse bastare una semplice organizzazione “a priori” perché tutto filasse per il meglio. In questo senso credo che alla Piscina MilanoSport di via Murat si ricordino ancora di quel tale caratterizzato da una panza prominente, che al suo primo giorno in piscina si presentò a bordo vasca con un costume da competizione (di quelli aderenti fino al ginocchio), un set di asciugamani in microfibra, l’mp3 subacqueo e una cartelletta con al suo interno un piano d’allenamento ricavato dalla preparazione olimpica di qualche team russo degli anni 80. Credo si ricordino ancora meglio di quando, dopo neanche quattro vasche, il suddetto tale uscì dall’acqua paonazzo, lamentando giramenti di testa dovuti a suo dire dalla cuffia troppo stretta. Fortunatamente, va detto, non tutto fu così tragicomico. La palestra ad esempio, grazie a una personal trainer di nome Barbara, diede dei risultati e se non altro, mi consentì di abbandonare la forma fisica a cilindro per quella attuale, che non è comunque un granché, ma perlomeno è umana. Ma il problema restava: non mi piaceva quello che facevo. Mancavano l’aspetto ludico, il lato competitivo, un obiettivo allettante. 

RoadToStramilano

Poi, per caso, qualche mese fa l’illuminazione. Una domenica di luglio decisi di farmi una corsetta in strada, giusto per vedere com’erano i dintorni della mia casa nuova (Lambrate). Quell’oretta a passo d’anziano a zonzo per una città semideserta fu una sorta di rivelazione. D’un tratto mi sono accorto che correre non vuol dire solo fare il criceto sopra un tapis roulant ma può essere anche divertente. Fatto sta che nelle settimane seguenti ho ripetuto l’esperimento, e ogni volta che tornavo a casa dopo una seduta blanda mi sentivo bene, fisicamente, ma soprattutto di testa. Ogni volta correvo un po’ di più e, sebbene mediocri, anche i miei tempi sulla distanza e sul passo miglioravano. Insomma, mi stavo divertendo e contemporaneamente mi stavo occupando di me. 

Da qui il passo a provare qualcosa di più è stato breve ed ecco come è nato il progetto RoadtoStramilano, col quale, se lo vorrete, vi ammorberemo per i prossimi mesi.

PS: Inutile dire che non è che sia diventato tutto d’un tratto un profeta della corsa: le mie turbe sportive restano e sono sempre belle alimentate. Ad esempio, ora vivo in simbiosi con un cardiofrequenzimetro che monitora il mio cuore 24 ore su 24, ma di questo parlerò la prossima settimana. 

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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