Barbara Carità. Motivazione, muscoli e femminilità

Quella che state per leggere è un’intervista particolare, perché fatta a una… Campionessa del Mondo di bodybuilding. Con l’occasione del suo debutto in libreria, Barbara Carità ci parla della sua prima fatica letteraria, di fitness, di motivazione, di ammiratori pervertiti e di… chiappe di marmo

Se non siete “del giro” probabilmente questo nome vi dirà poco. Eppure signori miei, Barbara Carità è una sorta di istituzione nel settore del bodybuilding. Campionessa del mondo nel 2006, Barbara ha rappresentato per un decennio il non plus ultra del culturismo al femminile. Ora, archiviata la carriera agonistica, la sua professione è quella di personal trainer, che svolge a Milano presso una delle più importanti catene di palestre a livello italiano e mondiale. Noi l’abbiamo intervistata per saperne di più sul suo primo libro, Personal Transformer, sul mondo del fitness e delle palestre e perché, diciamolo pure, il personaggio ci incuriosisce non poco (e no, se ve lo state chiedendo, non siamo i pervertiti di cui sopra).

Allora, partiamo dall’attualità. Sei in libreria con “Personal Transformer”, ce ne vuoi parlare un po’? Personal Transformer è il titolo del mio primissimo libro, il primo di una lunga serie, spero. L’ho scritto sperando di poter arrivare a tutte quelle persone che hanno perso la speranza di poter cambiare se stessi, perché convinti che non ci sia più nulla da fare per poter migliorare il loro aspetto fisico e la loro salute.

Quale è stata l’esigenza che ti ha portato ad abbandonare temporaneamente i manubri e le pance dei clienti e piazzarti davanti a un PC? Ho voluto vestire i panni della ‘’scrittrice’’ per qualche mese, senza però abbandonare il mio lavoro e gli allenamenti, per cercare di dimostrare attraverso la mia esperienza e quella dei miei allievi che è essenziale incoraggiare le emozioni positive e diventare forze dominanti nella vita.

Il tuo libro si può suddividere in tre parti, la prima parla di te e del tuo lavoro. Poi dai voce ad esperti di altri settori della cura di sé. Nella terza, infine, trovano posto le testimonianze più indicative di alcuni tuoi clienti. Perché questa scelta? Ho sentito l’esigenza di partire con una mia breve biografia per dar modo alle persone che non mi conoscono di capire in che modo ho affrontato la vita, le delusioni, i successi, le rinunce che ho fatto e le soddisfazioni che ho avuto. Ho cercato di raccontare Barbara come donna, come atleta e come professionista. Dopo aver parlato di me ho voluto confrontare la mia esperienza con quella di altri tre professionisti provenienti da settori diversi dal mio, come la dottoressa Laura Bislenghi (psicoterapeuta), la dottoressa Caterina Bonarrigo e il dottor Polo Santanchè (chirurghi estetici). Infine la terza parte del libro, quella più importante, è quella dedicata alle testimonianze dei miei allievi che si sono prestati a raccontare come hanno affrontato il loro percorso, quali sono state le difficoltà che hanno superato e le soddisfazioni che hanno raggiunto cambiando il loro stile di vita, iniziando a fare attività fisica e imparando ad alimentarsi in modo corretto. Scoprirete come ognuno di loro abbia ricominciato ad amare se stesso e come finalmente abbia riconquistato l’autostima persa da tempo.

In palestra ci si va per tanti motivi: salute, forma fisica, bellezza. In quanti ci vanno per provare a nascondere altre insicurezze? Beh, chi può vantarsi di non avere insicurezze? Forse ci sono persone che le sanno mascherare meglio di altri ma nessuno di noi è perfetto! Allenarsi in palestra non ci aiuta solo a costruire un corpo più bello e più sano ma anche un ego più forte, in più l’allenamento riduce lo stress e migliora la qualità della vita. Qualunque sia la tua “insicurezza” avere un corpo migliore e una mente più serena è una carta vincente.

La palestra è piena di specchi, infatti l’immagine che spesso viene contestata a chi frequenta questi luoghi è quella di inseguire una vanità fine a se stessa. Sfataci questo mito. Si va in palestra per fortuna non solo per assecondare la propria vanità ma soprattutto per stare bene! Prendersi cura del proprio corpo allenandosi e alimentandosi correttamente migliora oltre che il fisico anche il proprio umore e la propria salute. Non si può negare il fatto che a tutti piaccia essere più belli ma questo non è l’unico motivo per il quale ci si iscrive in palestra. Sarebbe il caso che i denigratori si rendessero conto una volta per tutte che questo è un punto fondamentale.

Domanda filosofica: cosa è per te la forma fisica? La forma fisica dipende dalla quantità di movimento che si fa, dalla capacità di adattamento ai vari gradi di allenamento e dalla genetica che si possiede, questo ci fa capire quanto siamo diversi e quanto i risultati ottenuti possano essere diversi da persona a persona. ‘’Orandum est ut sit mens sana in corpore sano’’ cioè ‘’bisogna pregare affinché ci sia un corpo sano in una mente sana.” È un dato di fatto che dal punto di vista psicologico individui fisicamente attivi abbiano livelli di autostima più alti e livelli di ansia più bassi. Il benessere psicofisico è la meta da raggiungere per poter vivere serenamente. Questo è l’obiettivo che voglio far raggiungere alle persone che alleno e questo, per me, è il significato di forma fisica!

I clienti sono tutti uguali? I clienti/allievi non sono tutti uguali e questo è il bello del mio lavoro! Non esiste persona che possa essere uguale ad un’altra, è vero però che ci sono delle caratteristiche fisiche comuni (somatotipo) che possono essere raggruppate in tre tipologie: mesomorfo (muscolatura ben evidente, spalle larghe, resta magro facilmente), endomorfo (corporatura robusta ma non tirato, ingrassa facilmente, muscoloso e forte allo stesso tempo) e ectomorfo (eccessivamente magro, arti sottili e spalle strette). Se fisicamente ci sono caratteristiche comuni, psicologicamente ognuno di noi ha esperienze di vita diverse, età diverse, lavori diversi etc.

Ci puoi descrivere i “tipi da palestra” che si rivolgono a te? Le persone che si rivolgono a me sono donne e uomini che hanno bisogno di un sostegno che li conduca a ritrovare la loro sicurezza e a raggiungere i loro obiettivi. Sono persone che osservano come lavoro e assistono ai miglioramenti dei miei allievi, sono persone che desiderano risultati duraturi. Di solito si tratta di persone che non hanno ricevuto il sostegno che cercavano e hanno bisogno di essere motivati costantemente, a volte sono delusi, a volte si sentono inadeguati. Ciò che hanno in comune, però, è la voglia di provare a lottare.

Che differenza c’è tra un atleta, uno che fa gare per intenderci, e una persona che viene da te sperando di buttare giù un po’ di panza? Sei una democratica dello sport? Tutti possono diventare atleti? Ho sempre sostenuto che atleti si nasce e più ho a che fare con le persone più ne sono convinta. Le differenze ci sono e sono evidenti. Essere atleti per me significa avere la competitività nel sangue, è la sua linfa vitale, l’atleta riesce a tirare fuori tanta più energia quanto più è forte la sua motivazione, non si abbatte mai neanche davanti ad una sconfitta, anzi, impara da questa per diventare ancora più forte ed essere nuovamente vincente. L’atleta oltre a possedere fondamentali doti genetiche ha una mente che non si pone il problema di dover fare rinunce, non ha paura delle difficoltà che dovrà affrontare per arrivare alla vittoria perché punta dritto alla meta e le difficoltà le ha già messe in conto, fanno parte del gioco e se non ci fossero perderebbe lo stimolo di provare a superarle. Nel body-building questo è vero in modo particolare, perché oltre ad essere in grado di affrontare allenamenti estenuanti bisogna essere capaci di sopportare rinunce alimentari abbastanza importanti. Per rispondere alla tua domanda, quindi, direi che la differenza tra un atleta agonista e una persona che si allena per essere in forma c’è eccome, non tutti sono fatti per diventare atleti ma tutti sono fatti per migliorarsi.

Basta fare una piccola ricerca in Internet per capire che tu sei stata senza dubbio una delle migliori atlete italiane di categoria. La genetica si vede a occhio nudo (e nella gallery qui sotto), per cui parlaci dei sacrifici che hai affrontato e quanto incide, in tutto questo, essere donna. Grazie del complimento, mi sono data da fare per ottenere il massimo da me stessa e sembra che l’impresa sia riuscita, parlo di impresa perché per una donna il percorso che porta a raggiungere determinati risultati è un pochino più complicato di quello di un uomo. Pensateci un po’: c’è per caso qualche cosa che, fisicamente, noi donne possiamo fare senza dover fare più fatica di voi? Eppure questo è il bello di essere donna, almeno lo è per me che amo le sfide fin da quando ero piccolina. Quando si ottiene ciò che si vuole, la soddisfazione è tale da far dimenticare gli sforzi e i sacrifici fatti.

Torniamo alla tua attività. C’è un libro, ma anche un sito internet e la tua pienissima attività social. Sembra che tu voglia in qualche modo rivoluzionare il lavoro del personal. È così? Bisogna tenersi al passo coi tempi se si vuole lavorare al meglio e io, anche in questo, cerco di fare il possibile. Il sito internet è già pronto e il mio obiettivo è quello di poter seguire anche le persone che non possono venire da me in palestra. Il progetto è quello di un servizio di personal training a distanza. Il sito, in questo è nodale: sarà aggiornato con video tutorial, corsi e fotografie, cosa che in parte sto già facendo sulle mie pagine Facebook. Non ho intenzione di rivoluzionare il lavoro del personal trainer, cerco solo il modo migliore per arrivare a tutti coloro che cercano il mio aiuto.

Tra i tanti status che pubblichi sulle tue pagine facebook, due ci sono rimasti parecchio impressi. Il primo è: “Un personal con la pancia non fa bene al suo cliente.” Il secondo: “Il peso è un mezzo.” Vuoi spiegarci? Credo fermamente che un personal trainer debba essere una guida, un motivatore, un esempio dal quale prendere ispirazione, dunque ritengo ingiusto nei confronti dei clienti/allievi non rispecchiare lo stile di vita che si cerca di insegnar loro. Come posso trasmettere una passione e uno stile di vita se io stessa non li pratico? Con questo non sto dicendo che il p.t. debba essere per forza un bodybuilder o un campione mondiale ma per lo meno deve rispecchiare la vita professionale che ha scelto. È fondamentale conoscere quello che si insegna e applicarlo per primo a noi stessi: un personal fuori forma non può essere un esempio. Riguardo alla seconda affermazione: il peso è un mezzo… e io aggiungo sempre che non è il fine. Bisognerebbe che i frequentatori delle palestre di tutto il mondo capissero questa sottile ma fondamentale differenza: noi ci alleniamo per costruire e scolpire il nostro fisico, non facciamo una gara a chi solleva più pesi. Se fossimo interessati a quello allora dovremmo allenarci nelle palestre di power lifting. Tutti gli altri, invece, dovrebbero fare attenzione prima di tutto all’esecuzione del movimento. Purtroppo invece quello che si vede è una quantità di persone che non bada a quello che sta facendo, sembra presa dalle convulsioni. Per aumentare i carichi fanno movimenti veloci e scoordinati. Ciò prima di tutto non porta a miglioramenti, secondo non fa che aumentare il rischio di infortuni. Non si ottengono risultati slanciando a casaccio bilancieri e manubri. Se così fosse le palestre sarebbero gremite di persone in forma. Purtroppo, la realtà è ben diversa.

Lo vogliamo sentire da una campionessa del mondo. Dacci le percentuali definitive e reali: quanto conta l’alimentazione e quanto l’allenamento per ottenere uno stato fisico ottimale. Mi dispiace deludere chi crede che esistano delle scorciatoie o delle formule magiche per dimagrire senza stare a dieta e migliorare fisicamente senza allenarsi. In percentuale si può riassumere dicendo che per avere risultati contano al 50% l’alimentazione e 50% l’allenamento!

Oramai l’avrai capito, spulciamo spesso la tua pagina facebook e non solo per spiare le foto delle tue clienti. Una cosa che salta all’occhio e che hai ribadito nel libro, è l’importanza di imprimere nella mente del cliente il “prima e il dopo”. Quanto pensi sia fondamentale la motivazione? La motivazione è il segreto del successo, è la base per costruire un risultato duraturo! Da trainer, quando qualcuno si rivolge a me perché vuole migliorare, ho il dovere di fargli raggiungere l’obiettivo ed essere motivati è essenziale per affrontare il percorso senza perdere l’entusiasmo. Fotografare lo stato di forma iniziale dei miei allievi è fondamentale per capire quanti progressi stanno facendo. Nessuno di noi purtroppo riesce ad essere obiettivo con se stesso, ci vediamo allo specchio tutti i giorni quindi non riusciamo a renderci conto se e come stiamo cambiando. Le fotografie non mentono! I confronti fotografici mensili servono per evidenziare i risultati, mantengono viva e rafforzano la motivazione ad andare avanti.

Parliamo di canoni di bellezza femminile. Tu, ad esempio, rappresenti una determinata categoria di donna che fa per forza discutere (almeno in Italia). La cosa divertente, a nostro parere, è la contrapposizione. Le più feroci critiche a una bellezza “muscolosa”, infatti, sono date dal fatto che è considerata poco femminile. Eppure, se vogliamo trovare un paio di chiappe perfette, ma perfette davvero, le probabilità che le abbia una bodybuilder sono molto più alte che in una qualsiasi super modella. Questa cosa ti fa incazzare o sorridere? Se avessi dovuto ascoltare le critiche e i commenti delle persone che giudicavano il mio fisico probabilmente non sarei mai diventata una bodybuilder. Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, io ne sono fermamente convinta. Personalmente ho trasformato il mio corpo perché per i miei canoni, la femminilità è un’insieme di caratteristiche psichiche, fisiche e comportamentali, non è unicamente un modello estetico. Ci sono donne che pur non avendo muscoli sono l’antitesi della femminilità e atlete muscolose che sono l’emblema della sensualità! Io ho semplicemente cercato di essere ciò che volevo senza pretendere di piacere a tutti. Non mi arrabbio con chi critica le mie scelte di vita perché io, in fin dei conti, ho realizzato i miei sogni e me stessa, sono fiera dei muscoli che mi porto dietro e, tornando alle chiappe, non cambierei mai i miei glutei con quelli di nessun altro. Perché è vero, le atlete hanno chiappe di marmo… delle modelle non possiamo dire lo stesso!

Ultima domanda per chiudere in bellezza. Sempre sulla tua pagina facebook abbiamo scoperto l’esistenza del “lift & carry” e ci ha fatto morire dal ridere la tua supplica pubblica di farla finita a chi te la richiedeva. Vuoi spiegare di che si tratta? Puoi anche essere volgare, ci mancherebbe. Letteralmente lift & carry significa sollevare e trasportare. In ambito “sessuale”, questa è una particolare perversione, generalmente maschile, in cui il desiderio passa dall’essere sollevati, calpestati, in definitiva dominati dalla partner. Per questo i protagonisti di questa pratica sono solitamente donne muscolose e uomini magrolini. Ma voi lo sapete che negli Stati Uniti alcune mie colleghe hanno fatto del lift & carry una vera e propria professione? Personalmente ho scelto di fare un lavoro diverso, eppure, colpa dei social, io sono lo stesso sommersa da proposte di pratiche sadomaso di ogni tipo… Lo ribadisco anche qui: smettetela di farmi queste richieste. Non ho la minima intenzione di sollevare né di trasportare nessuno!

Barbara Carità in breve

Esiste un’opera (qualsiasi, non per forza una canzone) che ruberesti ad un altro artista/professionista?

Non ruberei un’opera ma una frase di Steve Jobs che rappresenta il mio modo di pensare: Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Cosa pensi possa essere rappresentativo di “te” (scegliendo tra un libro, un luogo, un piatto, un gioco, un ballo, etc)?

Non posso che scegliere il mio libro, Personal Transformer.

Cosa ti fa piangere, cosa ti fa ridere e cosa riesce a consolarti?

Non sono una donna che piange facilmente, non perché non provi emozioni, anzi. Ho pianto per la perdita di persone a me care e e anche per tutti gli animali che ho avuto nella mia vita. Rido per la comicità, specialmente d’autore. Cosa mi consola? L’abbraccio delle persone che mi vogliono bene.

Cos’è per te la banalità (non vale tirare in ballo questo questionario)?

La banalità è prerogativa delle persone noiose, prive di entusiasmo e scontate. La vita per quanto mi riguarda è fatta per essere originali, creativi e ambiziosi!

Qual è il superpotere che vorresti avere?

Si dice che l’essere umano utilizzi solo il 10% del proprio cervello. Ecco, se dovessi scegliere vorrei poter avere accesso al restante 90% della mia materia grigia. Così i super poteri li potrei avere tutti.

Attualmente Personal Transformer è in vendita online sul sito www.personaltransformer.net in versione cartacea, (a breve anche in versione ebook), oppure tramite il sito ufficiale della casa editrice.

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

2 Commenti

  1. Sei una donna stupenda una meraviglia della natura .

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