Berlusconi e l'agnello su Tinder

Tinder – Cinque profili femminili in grado di annullare gli effetti benefici della primavera

Piccola premessa per chi si fosse svegliato da un coma quinquennale e non sapesse di cosa stiamo parlando. Tinder è un’applicazione per dispositivi mobili che, cito wikipedia, favorisce la comunicazione tra utenti, permette loro di conoscersi ed eventualmente frequentarsi nella vita reale

 

Funziona in pratica come un catalogo: ti registri, carichi alcune tue foto indicative, scrivi (se vuoi) una breve biografia, colleghi (sempre se lo vuoi) il tuo profilo instagram e l’account spotify e, infine, scegli il tuo terreno di caccia in base a tre direttive fondamentali: sesso (maschio/femmina), età (range) e distanza (raggio in km). Una volta inserite queste informazioni verrete catapultati in un enorme mare di contatti che sono lì, più o meno per il vostro stesso motivo. Il funzionamento è semplice, vi basta selezionare chi vi piace e, se anche l’altra persona ha mostrato una preferenza, allora e solo da quel momento potrete iniziare a conversare.

Preambolo espletato, confesso che anche io ho un account tinder. Lo uso spesso, mi piazzo lì e generalmente prima di andare a dormire, scorro qualche profilo fino a che non mi viene l’abbiocco. Altrettanto sinceramente mi tocca confessare che non l’ho mai usato fino in fondo, cioè mi sono sempre limitato a scorrere il catalogo, scegliere e a volte essere scelto, ma poi mi fermo lì. Cioè non ho mai iniziato una conversazione a parte quella volta che ho beccato una vecchia amica e allora ci siamo reciprocamente presi per il culo. Il mio non è snobismo, intendiamoci, più che altro trovo che in questa modalità di conoscenza ci sia qualcosa di profondamente inassimilabile al mio modo di essere. Non che io sia un tipo che abbisogna per forza del contatto fisico per conoscere qualcuna, però faccio davvero fatica a pensare di provare una qualsivoglia attrazione basandomi su una foto o, che dio ce ne scampi, su una citazione.

Questa mia incapacità di usare Tinder come dovrebbe essere usato, va da sé, mi ha consentito di sviluppare una sorta di criticismo estetico che non credevo di avere, una sorta di vera e propria sindrome di Stendhal al contrario verso ciò che proprio non riesco a considerare attraente. Ma soprattutto, per il bene di questo sito e dei suoi numerosi lettori, mi ha permesso di selezionare quali sono le cinque tipologie di foto profilo che proprio non possono suscitare la minima attrattiva agli occhi di un maschio normale (per normale intendo affetto da una normale voglia di scopare, unita a una normale capacità di discernere, unita a una normale capacità di orientarsi affidata per ¾ al cervello e per il restante ¼ al pisello). Ma bando alle ciance e andiamo a incominciare:

1) Le mitragliatrici – Se Tinder ti offre la possibilità di caricare sei foto diverse, vuol dire che ti sta suggerendo di scegliere tra scatti di fattura differente non perché è intrinsecamente rompicoglioni, ma perché vuole che tu riesca rendere il più possibile completo il tuo profilo. Quindi, ok che la bocca a cuore è il tuo punto di forza, ma una raffica di foto in cui cambia il contesto e la tua espressione resta uguale manco fosse stuccata, credimi, è in grado di far passare la voglia anche a un cinghiale in cattività.

2) Quelle con l’arcobaleno – Premetto: sono favorevole ai matrimoni gay e sono vicino a tutte le vittime di tutte le stragi, comprese quelle di cui non frega niente a nessuno perché hanno come teatro paesi non occidentali. Eppure mai e poi mai mi sognerei di farmi una foto con l’arcobaleno, con bandiere di paesi colpiti né, tantomeno, scrivere  sul mio profilo “je suis qualcosa”. Perché? Perché molto semplicemente mi pare che così facendo si arrivi a banalizzare delle questioni importanti, circoscrivendo quella che dovrebbe essere una reale partecipazione emotiva e di pensiero a una semplice questione di facciata. Le partecipazioni politiche e sociali collettive credo siano la peggiore piaga che i social hanno regalato al mondo, seconde solo alla libertà di parola. Quindi se per conquistarmi non trovi di meglio che farmi sapere che sei “socialmente” vicina ai gay e ai morti ammazzati, allora io passo oltre.

3) Le Madri Teresa in vacanza – Questa per me è una novità assoluta. A quanto pare, tra le utilizzatrici di Tinder c’è una quota nemmeno troppo piccola di donne che associa il desiderio di conquista a un non so bene quale bisogno di volontariato. Ho trovato, ad esempio, tantissime foto di ragazze che usano per il loro profilo immagini scattate con in braccio un bimbo di colore, il più delle volte povero, probabilmente trovato in qualche villaggio (povero) magari durante una (ricca) vacanza esotica. Perdonatemi ma fare una foto con un bambino povero, in un luogo presumibilmente povero è un cortocircuito mentale impossibile da capire. Perché farlo? Perché il bimbo è povero? Perché psicologicamente vi serve da monito? Perché il bianco ben si sposa col nero? Perché pur essendo poveri questi bimbi hanno comunque delle guanciotte meravigliose? Non capisco. L’unica spiegazione che trovo per giustificare il bisogno di fare una foto con un bimbo povero dislocato dall’altra parte del mondo è che in cambio di quella foto il bimbo avrà guadagnato una caramella o qualche moneta. Ovvio che da qui a pubblicare lo scatto a scopo seduttivo, capirete, ci passa un salto logico lungo chilometri. Tanti chilometri, almeno quanti ce ne vogliono per collegare la capanna del suddetto bimbo povero al villaggio turistico all inclusive da dove siete partite per l’escursione.

4) Le vorrei ma non posso – Ossia tutti quei profili che scimmiottano la vita di un’ereditiera newyorkese. Parlo di foto con in mano flûte di champagne, tubini neri, divanetti dei locali alla moda e, nel complesso, tutti quei simboli tipici del lusso e della “bella vita”. Tra tutti gli scatti di questo genere, però, quello che più aborro è quello fatto affianco alla macchina veloce, alla supercar. Appoggiarsi a una Ferrari con fare a metà tra il discinto e il salamadonna, lo trovo un dettaglio che aggiunge alla cosa quel tocco in stile “mafia moscovita” che proprio non riesco a digerire. Una foto simile non la perdonerei nemmeno alla Rataikoswki… No, vabbè, Emily la perdonerei pure se si facesse immortalare affianco a una Lamborghini non sua, in cinque foto con la stessa espressione, con in braccio il più povero dei bambini poveri e con scritto sopra “Je suis tout ce que vous voulez”.

5) Le femmine ectoplasmatiche – Il mio primo caporedattore, tempo fa, per giustificare come facessero le donne a essere sempre e comunque un passo avanti rispetto all’uomo, tirava in ballo la celebre “tecnica della privazione”. In poche parole: a fronte di un’offerta carente, la domanda s’impenna. Lui la usava per tutto, ma nel caso specifico funziona così: non ti concedi? Il tuo prodotto sarà desiderato in maniera proporzionale alla tua capacità di tenerlo nascosto. La teoria è più che valida, ma qui siamo al supermercato di Tinder e tra gli scaffali si compra quel che si vede e lo si fa alla velocità della luce. Per cui se mi metti la foto del cane, di un bicchiere di vino, di un tramonto, dei tuoi capelli di spalle al buio o di qualche altra cosa che magari rappresenta te ma che comunque non è te, sappi che io non elargirò mai il mio cuoricino. Io non voglio capire chi sei, almeno non in questa fase, io devo vedere chi sei, il gioco è quello. Le immagini allegoriche lasciamole alle pubblicità dei profumi, che non potendo puntare sul prodotto, giocano su altro. Qui, ripeto, siamo al supermercato e state certi che l’Esselunga, se vuole vendermi il pollo, non mi fa certo vedere le piume o l’aia dove è cresciuto.

Ps: la foto che abbiamo realizzato per l’apertura di questo articolo è un capolavoro. Ammettetelo e fatelo girare.

[yikes-mailchimp form=”3″ title=”1″ description=”1″]

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.