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un borghese piccolo piccolo alberto sordi

Siamo tutti borghesi piccoli piccoli

Un borghese piccolo piccolo è un libro di Vincenzo Cerami che descrive una fetta di società italiana degli anni ’70. Forse però descrive anche gran parte di quella odierna: i nostri sogni asfittici, il nostro istinto sociale, la nostra incapacità di avere un vero senso di comunità. Io sono un borghese piccolo piccolo, lo ammetto, e voi?

Un borghese piccolo piccolo è (ancora) lo specchio della nostra società

La lettura di Un borghese piccolo piccolo di Vincenzo Cerami (qui la recensione) mi ha dato modo di abbozzare un paio di riflessioni. Nulla di nuovo o particolarmente illuminante, ma la forza d’impatto del libro ha lavorato sulla mia fragile attenzione. Non mi metterò qui a parlare del libro, mi limito a consigliarlo e andare per la strada che mi ha ispirato. Naturalmente quel che scrivo riguarda la borghesia (bassa o alta che sia), mentre per chi ha una condizione economicamente inferiore o superiore si possono fare altre considerazioni. Essere borghesi non è un delitto, ma si può trasformare in una condanna, la cosa peggiore è che lo è di noi stessi: il problema non è tanto essere borghesi, ma essere borghesi piccoli piccoli. Ecco, in ordine sparso, alcune caratteristiche dei borghesi piccoli piccoli.

Hanno sogni piccoli piccoli

Sono sogni che invece di puntare in alto sparano ad altezza uomo. L’orizzonte asfittico della loro immaginazione rinchiude in un recinto ordinato da Ikea i desideri, le speranze non vanno al di là di dove arrivano con uno sputo, i voli della mente sono pilotati, quel che viene agognato ha un respiro corto e comune. Tutto ciò, per altro, dimostra come la tecnologia, in cui oggi siamo immersi, sia rivoluzionaria in base all’uso che se ne fa, altrimenti al massimo può rendere più comoda la vita. Ciò a cui puntano è sostanzialmente un potenziamento della condizione attuale, un po’ come i poteri dei supereroi, la fantasia atrofizzata architetta sogni che, invece di spaziare in territori sconosciuti, sono una realtà aumentata, ciò che già fanno ma più in grande, attraversando un’omologazione estesa e profonda.

Hanno un istinto piccolo piccolo

Lottano non più per la sopravvivenza ma per l’incremento, nemmeno più fisico ma sociale, con le unghie e con i denti. Agognano i vantaggi, vogliono avere qualcosa in più degli altri, piccole cose per lo più, che li distingua, anche se poi non si distinguono per i vantaggi che desiderano. Per ottenere un vantaggio non guardano in faccia a nessuno, è un tutti contro tutti sgomitando per se stessi, al massimo per i propri familiari. Non importa calpestare precedenze o diritti altrui, quel che conta è ottenere il risultato, fino ad essere monadi ringhianti l’una contro l’altra, per raggiungere quella sporca meta che si trova dietro l’angolo.

Hanno un senso di comunità piccolo piccolo

Quando si uniscono è sempre contro qualcuno, per conservare privilegi, per sentirsi protetti nella loro presunta superiorità. Il senso di comunità, che si tratti di piccoli circoli o uno Stato intero, è usato per difesa e non per condivisione, dove la disgrazia altrui è una disgrazia scampata da loro. La ferocia con cui si accaniscono verso l’esterno del gruppo, costruito a tavolino e dalla tenuta opportunistica, è direttamente proporzionale alla senso di sicurezza che percepiscono per se stessi, trasformando in valori rozze e irrazionali paure.

I borghesi piccoli piccoli siamo noi

Non per offendere qualcuno, anche se nemmeno me ne importa più di tanto, ma quel che ho descritto sopra è così lontano da come vi sentite? Personalmente posso dire di rispecchiarmici. Non lo dico con orgoglio, anzi dovrei lavorarci molto più di quanto faccia sporadicamente e con poca convinzione, ma bisogna ammettere quel che ci rende peggiori di come vorremmo essere, è il miglior punto di partenza per cambiare, o almeno per riconoscere i propri limiti e non credersi migliori degli altri. Io sono un borghese piccolo piccolo, e voi?

Siamo tutti borghesi piccoli piccoli ultima modifica: 2018-04-13T13:43:49+00:00 da agafan

Su agafan

agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma lei compensa con altre caratteristiche, aggira l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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