attrici e attori uniti - Il comunicato

Quanto è importante per noi l’arte?

A quanto pare molto poco, dato che in piena fase di emergenza, i lavoratori dello spettacolo sono fra quelli più tagliati fuori dalle misure contenitive della crisi messe in atto dal governo. Per questo la comunità Attrici Attori Uniti, formatasi in questi giorni di emergenza, ha deciso di far sentire la sua voce. 

In questo periodo di coronavirus c’è una categoria che più di ogni altra sta pagando il prezzo economico del lockdown. Sto parlando degli artisti, i cosiddetti lavoratori dello spettacolo che, a causa del blocco di ogni tipo di attività ricreativa e culturale (necessario, per carità) sono rimasti senza lavoro e, praticamente, senza lo straccio di una tutela. Cosa ancora più drammatica è il silenzio sotto cui sta passando la loro situazione, passata come goccia invisibile nel mare di problemi che affligge e affliggerà l’Italia ancora per un  bel po’ di tempo. Eppure il comparto artistico e culturale è tra i settori più colpiti dalla crisi, sono stati i primi a fermarsi e, quasi sicuramente, saranno gli ultimi a riprendere. Di loro, a quanto pare ce ne freghiamo, per mille motivi, da quelli beceri da social (mica lavorano, cazzo vogliono i nostri soldi) a quelli strettamente politici, ossia la difficoltà di assimilare la loro categoria a quelle più comuni prese in considerazione dal Governo nei vari, recenti decreti. E qui torna la domanda del titolo: quanto è importante per noi l’arte? A quanto pare la risposta è scontata, per la maggioranza di noi l’arte non conta nulla. E poco importa se è proprio grazie all’arte che questi duri giorni di quarantena ci stanno passando più facilmente. Grazie a Netflix (tutti), a Spotify (tanti), ai tour virtuali nei musei di tutto il mondo (vabbè, quattro gatti), questi giorni ci stanno passando quasi facilmente eppure, di chi riempie quei contenitori -ovviamente non parlo di Brad Pitt e Julia Roberts, ma di chi ogni giorno dedica all’arte la sua fatica, senza contratti milionari ma in cambio di semplici gettoni di presenza, collaborazioni a termine, insomma, la quintessenza della precarietà- a noi continua a non fregarcene un cazzo. 

Oggi questi lavoratori (perché questo sono, credo vada ribadito più e più volte) hanno deciso di provare a fare sentire la loro voce, chiedendo con forza un’integrazione alle misure governative e una risoluzione ai problemi, annosi, che questa categoria vive. Qui sotto le richieste della comunità Attrici Attori Uniti. Qui, invece, il comunicato integrale.

Le richieste:              

                           
di istituire un reddito di sostegno per tutti i lavoratori dello spettacolo esteso fino alla ripresa delle attività, che comprenda anche gli esclusi dall’indennità dell’articolo 38 del DL18, individuando criteri che tengano conto della reale specificità del settore;
                                               
che Voi siate garanti dell’assunzione di responsabilità da parte delle Imprese rispetto agli illeciti intercorsi, chiedendo alle stesse un dialogo diretto con i lavoratori, attivando strumenti come l’Osservatorio Nazionale, già previsto dal CCNL dei Teatri del 2018;

di garantire la Trasparenza sui criteri di assegnazione dei finanziamenti straordinari stanziati dall’art.89 del DL18, e di vigilare sulla corretta gestione di essi, affinché ne possa beneficiare tutta la filiera dei lavoratori, nessuno escluso.

Chiediamo quindi che il primo parametro nell’assegnazione dei fondi sia l’obbligo di onorare i contratti che, a causa della suddetta emergenza, sono stati interrotti o non sono mai partiti; allo stesso modo, di impiegare il FUS ordinario per saldare tutte le retribuzioni e i cachet insoluti prima dell’emergenza sanitaria;

di regolamentare con urgenza il diritto d’autore e d’immagine per gli spettacoli in streaming, aprendo un tavolo di consultazione e trattativa per il settore insieme al MiBact, aperto ad almeno 2 delegati di ogni coordinamento di settore, ribadendo con forza l’unicità e l’irripetibilità dello Spettacolo dal Vivo affinché questa pratica rimanga eccezione e non diventi norma;
                                         
di coinvolgere, per la Fase Intermedia, anche professionisti del settore per immaginare, progettare e realizzare studi di fattibilità virtuali e dal vivo e adeguati protocolli di sicurezza, al fine di preservare qualità e dignità del lavoro nei luoghi deputati allo svolgimento delle nostre attività professionali;
                                             
per il futuro, garanzie su versamento e cumulo dei contributi (di conseguenza indennità per i periodi di non-occupazione ispirata al modello francese e trattamento pensionistico dignitoso), tutela del Professionismo sulla base della Risoluz. del Parlamento Europeo del 07/06/2007, accesso al lavoro paritario per tutti eliminando ogni disparità di trattamento nei confronti delle donne, tolleranza zero verso ogni tipo di sfruttamento del nostro lavoro.
                           
La prestazione artistica è lavoro, e in quanto tale va SEMPRE retribuita adeguatamente.

Su massimo miliani

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Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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