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Porno per Bambini e il cortocircuito della comunicazione

Porno per Bambini e il cortocircuito della comunicazione

Nella vicenda che ha coinvolto Porno per Bambini, di cui tanto s’è parlato in questi giorni, quello che davvero spaventa è come ne esce la comunicazione.  Dice l’articolista del Secolo che ci meriteremmo il diluvio universale, e ha ragione. Ma non per Porno per Bambini, piuttosto per l’incapacità che ormai abbiamo di comprendere il senso di qualcosa. Di qualunque cosa.

Attacco unanime

La mia vita di merda mi ha fatto scoprire con colpevole ritardo lo scandalo Porno per Bambini. In pratica, una mostra di disegni stilizzati in programma a partire dal 13 dicembre al Santeria di Milano è stata cancellata a causa di una vera e propria insurrezione popolare che ha coinvolto tutti, da esponenti del PD fino a quelli di Forza Nuova.

Siti autorevolissimi come lalucedimaria.com (😅) hanno bollato l’iniziativa come vergognosa, anzi peggio, come un bieco tentativo di sdoganare la pedofilia in Italia. Un altro sito autorevolissimo (e per autorevolissimo intendo che è una testata registrata con un direttore responsabile), e cioè il Secolo d’Italia, dura e coriacea voce della destra italica, ha invocato l’estinzione o quanto meno il diluvio universale per punire una società che oramai fa talmente schifo da meritarsi solo una bella doccia… ah, no.

Ma che cos’è in realtà Porno per Bambini?

Beh, secondo alcuni giornali, molti esponenti politici e le centinaia di persone che hanno vomitato minacce sulla pagina FB di Santeria si tratterebbe di una banalissima… ‘spetta. Ok, allora. Dunque si tratta di una… Beh, in effetti dagli articoli non si capisce di che si tratta.

A leggere i vari pezzi, infatti, le idee non sembrano essere chiarissime. Secondo alcuni si tratta di immagini pornografiche realizzate per la fruizione infantile. Per altri -che per rafforzare mettono in campo argomentazioni prese dall’OMS- si tratta dell’evidente deviazione di uno pseudoartista che mira a destabilizzare il mondo infantile nascondendo una perversione dietro il paravento dell’arte. Per tutti, invece, al netto del contenuto della mostra -che ripeto, nessuno è mica riuscito a spiegare- ciò che veramente è indigeribile è la vicinanza nel titolo dei sostantivi Porno e Bambini, due concetti talmente agli antipodi che anche il solo pensarli vicini nella stessa frase, obbliga al rogo previa lunga, ma lunga, tortura.

Ma che cos’è, dunque, Porno Per Bambini? Beh, basta fare una ricerca rapida-rapida sul web per scoprire tutto quello che ci serve. Innanzitutto, Porno per Bambini non è il nome della mostra (che, ca va sans dire, sarebbe stata a prescindere vietata ai minori, ma vabbè) ma lo pseudonimo dell’autore (che vuole restare anonimo).
Si tratta di un progetto personale (e parallelo, dato che nella vita fa ben altro e cioè il musicista) con cui, grazie a dei disegni stilizzati (da qui l’accezione “per bambini”), racconta il suo mondo interiore e alcune problematiche relazionali moderne. I disegni, se guardate la sua pagina Instagram (perché quella facebook gliel’hanno giá fatta chiudere), per quello che ne posso capire io sono simpatici, alcuni fanno pensare, e di pornografico nel senso di oggettivazione del corpo, ovviamente, non hanno nulla.

L’utilizzo del sesso in arte

Keith Haring

Non sto qui a dilungarmi in discorsi artistici che, proferiti da me, avrebbero il peso di un peto in ascensore, ma mi pare evidente che nell’arte, l’uso del corpo e del sesso (inteso come atto, ma anche come cazzo e come figa) è una pratica normalissima, forse per alcuni argomenti persino logica, se si intende l’espressione artistica come uno sguardo sul mondo attraverso la lente di un soggetto fatto di carne, ossa, pensiero e stimoli.

I riferimenti sono tantissimi, da Degas a Tintoretto da Goya a Ingres, così come in alcuni romanticissimi sonetti di Shakespeare, in Ovidio o in film come Bella di giorno di Buñuel. Per non parlare di artisti discussi come David Wojnarowicz di cui quest’estate al Whitney Museum  mi sono pregiato di vedere i celebri scatti Rimbaud a New York (oltre a una serie infinita di cazzi fotografati in ogni posa e misura), o di altri amatissimi persino dai bimbi, come Keith Haring, che ok che le sue tazze e i suoi piatti coi pupazzetti fanno tanto arredo, ma anche lui di cazzi e cazzetti ne ha disegnati un bel po’.

Insomma, in tutta questa faccenda non è il contenuto che spaventa. Basta guardarci dentro un attimo per capire che non c’è nulla di deviato o peggio, pericoloso.

Come ne esce la comunicazione

Quello che davvero spaventa è come ne esce la comunicazione stessa.  Dice l’articolista del Secolo che ci meriteremmo il diluvio universale, e ha ragione. Ma non per Porno per Bambini, porello, piuttosto per l’incapacità che ormai abbiamo introiettato di comprendere il senso di qualcosa. Di qualunque cosa.

Il titolo roboante, le fake news, il contenuto che non esiste, tutto diventa appiglio e allo stesso tempo valvola di sfogo, in un continuo urlarsi addosso senza il minimo senso, ma soprattutto senza sapere davvero qual è l’argomento per cui si sta urlando. La colpa innanzitutto è di chi comunica, perché ha messo da parte la necessità di chiarezza e il senso divulgativo della professione, per limitarsi a titillare gli istinti più biechi (ma anche più remunerativi) della massa. Ma la colpa è anche di chi cavalca l’onda del populismo, quindi le  autorità, che oramai hanno capito che la vera battaglia si gioca sullo scagliarsi contro. Il consenso, e mi spiace sembrare uno di quei vecchi tromboni politici ormai morti e sepolti, non si costruisce più con la consapevolezza, ma in base a chi urla di più. Oggi, le vittime di questa distorsione comunicativa sono stati un locale che tanto ha dato e tanto continuerà a dare alla musica italiana (Santeria), un artista onesto che non ha fatto altro che esprimere quello che sentiva e una mostra morta in partenza, che non si meritava la gogna a cui è stata sottoposta.

Tre sole vittime (quattro, se contiamo il buonsenso): chiamatelo pure cinismo ma possiamo dire che ci è andata bene. Il problema purtroppo, lo vediamo ogni giorno sui giornali e sul web, è che non sempre i danni sono così circoscritti.

Anzi.

Già che ci troviamo suggeriamo un libro sull’arte:

Mercanti d’aura. Logiche dell’arte contemporanea

e cliccando qui trovate la nostra intervista agli autori 

Porno per Bambini e il cortocircuito della comunicazione ultima modifica: 2018-12-06T09:00:44+00:00 da massimo miliani

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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