Un capolavoro che racchiude in poche righe l’essenza del nostro paese, una fotografia chiara, netta, spietata (e sincera, almeno nelle teste di chi l’ha partorita) di quello che è l’Italia oggi
Al netto dell’uso della lingua traballante (ma comunque meno traballante di quello di gente come Di Maio) i concetti espressi dal tifo organizzato dell’Inter sono esemplari per precisione e accuratezza sociologica. Il perché della lettera è presto detto: a Cagliari il bomber Romelu Lukaku è stato investito da buu a sfondo palesemente razziale. A seguito delle rimostranze del giocatore, che si è detto infastidito dal clima che lo ha accolto, la Curva dell’Inter* ha deciso di scrivergli una lettera aperta per spiegargli come stanno davvero le cose.
In pratica, i Pensatori della Nord, al loro bomber hanno risposto che no, caro Romelu, non devi prendertela con i tifosi del Cagliari perché i loro buu non hanno sfondo razziale ma sono solo funzionali a far perdere le staffe al giocatore.
Detto in parole povere: se ti facciamo il verso della scimmia, caro il nostro gigantesco negro, non te la devi prendere perché non è razzismo, è solo un modo per farti giocare male.
Non ti odiamo in quanto negro, ti odiamo in quanto facente parte della squadra avversaria. Lo stesso discorso lo abbiamo fatto a suo tempo con Balotelli, che quando era interista era il nostro unico grande amore, e poi è stato liquidato con un semplice “non ci sono negri italiani.”
Ora, il ragionamento del pool di intellettuali a capo della Nord -sempre che evitiate di fare i soliti buonisti radical chic- ha pure senso: ti colpiamo dove fa più male, non perché lo pensiamo davvero, ma perché così ti destabilizziamo e l’Inter vince.
Certo, sarebbe tutto molto più solido se per ogni avversario ci fosse un’esplicita categorizzazione di insulto, ma così non è. A parte i napoletani (che, sempre per citare l’intellighenzia ultras, puzzano e dovrebbero essere lavati col fuoco), al resto dei calciatori bianchi non viene fatta discriminazione di nessun tipo: sono solo, per usare termini cari agli ultras, figli di puttana, cani malati, gente che deve morire etc. Se poi il calciatore bianco è particolarmente rappresentativo allora si va sul personale battendo il chiodo su aspetti della vita privata, un po’ come la storia del figlio nero di Baresi negli anni ‘90, l’appetito sessuale di Wanda Nara o il presunto amore di Del Piero per gli uccelli.
Insomma, il ragionamento degli ultras, come detto, ha un suo senso (e non tirate fuori l’articolo 3 della Costituzione che dai, se lo fate siete dei vecchi), ma diciamo che pecca solo di dati a favore.
L’Italia non è razzista
Errore di gioventù, troppo entusiasmo? Può essere. Ma le menti brillanti a capo della curva interista non possono essere giudicate solo per una piccola leggerezza nella dimostrazione di un teorema, anche perché la vera perla deve ancora venire e cioè che l’Italia, signori miei, non è razzista. Il razzismo sta fuori dallo stivale, qui non è certo un problema.
Ora, io me li immagino questi esegeti da secondo anello: stanno lì, nei loro ritrovi a pittare gli striscioni, a cantare in coro i loro inni e osservano l’Italia da un oblò. Guardano la deriva fascista che ha preso la politica italiana e pensano che no, non c’è razzismo nei decreti sicurezza emanati da Salvini & co. Ma va’, tutta esagerazione. Noi mica gli vogliamo male a ‘sti poracci, certo se i negri sbarcassero tutti con la maglia di Ciriaco Sforza sarebbe tutto più semplice.
Vedono la polarizzazione che ha preso la società italiana, dove la colpa è sempre dell’altro e di solito quell’altro è sempre il più debole, quello in minoranza, quello che non può difendersi e pensano: ma va’, mica c’è razzismo in tutto questo, è solo strumentalizzazione, l’italiano non è cattivo, è solo represso. Fate come noi, venite in curva e sfogatevi lanciando qualche motorino giù dagli spalti, vedrete che il razzismo non ci sarà più.
Avranno ragione loro? Secondo me sì. Se è vero come è vero che la psicologia dei gruppi si basa proprio sulle semplificazioni atte a circoscrivere l’identità di un gruppo a sfavore dell’altro, gli ultras sono gli unici che in questo mondo complicato e pieno di paroloni hanno applicato il concetto nella maniera più semplice e coerente.
E se è vero come è vero che le curve sono lo specchio sociale del paese, allora non dovremmo neanche fare finta di indignarci. Loro, del resto, sono la rappresentazione di noi stessi e come tali hanno solo detto quello che la maggior parte del paese pensa e non ha il coraggio di dire.
Insomma caro Romelu, che possiamo dirti: Benvenuto in Italia, il paese più tollerante e anti razzista che ci sia (ma vedi di rimanere interista eh)!
*qui si parla di loro, ma poteva essere qualunque altra curva. Diciamo che gli interisti sono stati solo quelli più sul pezzo.