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Come riconoscere il collega di merda

Come riconoscere il collega di merda

Quali sono le caratteristiche del perfetto collega di merda? Non il collega antipatico o nullafacente, intendiamo proprio il collega di merda, quello dannoso per il posto di lavoro, pericoloso per gli altri, la cui sola vista vi provoca irritazione cutanea. Ecco come riconoscerlo

Voglio sfruttare questa darkroom facendovi il ritratto del collega di merda. Non perché io ne conosca necessariamente uno 😉, ma è giusto porre l’accento su una categoria di persone spesso sottovalutata, e che pure sa essere più dannosa di un’epidemia di cavallette. Perché ricordatevi, un collega di merda non è solo un problema per voi, ma anche per il gruppo di lavoro di cui fa parte, dell’azienda che lo paga e, ragionando per massimi sistemi, anche per l’andamento dell’economia italiana. C’è chi dice che una sola persona non può cambiare le sorti del mondo, e forse è vero, ma di certo un collega di merda è in grado di variare irrimediabilmente un ecosistema strutturato e fondamentale come l’ambiente di lavoro (almeno per la vita di un uomo che non sia milionario). 

Giusto per chiarire, il collega di merda non è quello antipatico o quello che tifa una squadra diversa dalla vostra. L’antipatia può essere una caratteristica ricorrente nel collega di merda, certo, ma non strettamente necessaria. Sono altri i piani di giudizio. E dato che di colleghi con cui non si va d’accordo è pieno il mondo e non sarebbe giusto metterli in croce solo perché non ci sconfinferano (anche perché, ammettiamolo, potrebbe essere pure colpa nostra), ecco una serie di caratteristiche che, se tutte presenti, definiscono in maniera netta e inequivocabile il perfetto collega di merda.

Mediocrità proselitistica 

La mediocrità in un ambiente di lavoro si manifesta in molti modi, quella secondo me più perniciosa e quindi più caratteristica del collega di merda è la mediocrità di intenti. Ad esempio, nascondersi per cercare di schivare ogni sorta di problema, dal più piccolo al più grande, è sintomo di mediocrità. Cercare di estenderla agli altri adducendo scuse risibili è un’aggravante non da poco.

Esempio pratico:

Se, in un nuovo posto di lavoro un collega più anziano dovesse avvicinarvi solo per spiegarvi che l’unico modo per sopravvivere all’azienda è restare nascosto tra le file, non strafare, proteggersi, beh, quello è un primo indicatore di presenza del collega di merda. Perché imporvi di non emergere non è mai un buon consiglio, ma soprattutto: non è proprio un consiglio. È solo egoistica protezione della propria mediocrità. 

Ignoranza

Non che l’ignoranza sia per forza da demonizzare (Celentano Docet), anzi, a voler essere tolleranti può essere pure accettabile in certe tipologie di lavoro. Non certo, però, in professioni legate alla comunicazione, come ad esempio quella del media content editor, del social media manager o… ah già, del giornalista. 

Esempio pratico:

Se un collega dovesse chiedervi dove siete stati in vacanza e alla vostra risposta lui dovesse dovesse esclamare: “Basilicata? E come mai in centro Italia? Che ci sarà mai da vedere?!?”. Ebbene, ecco il secondo marker per un perfetto collega di merda. 

Incompetenza

Che è ben diversa dall’ignoranza, perché qui si parla di capacità specifiche. Inutile fare esempi perché mi pare ovvio quali siano le conseguenze di lavorare affianco a una persona che non sa fare il proprio lavoro. Immaginate un meccanico che non sappia distinguere tra olio motore e olio refrigerante, un postino che non sappia affrancare un francobollo o un giornalista che non sappia uscire in pagina un verbo intransitivo. Insomma, drammatico no?

Lassismo

Il 99,9% dei posti di lavoro implica una qualche forma di collaborazione tra colleghi. Mai una mansione è fine a se stessa, il più delle volte le scelte di uno ricadono inevitabilmente sulle spalle degli altri. Va da sé che una comprensione basilare delle dinamiche lavorative dovrebbe essere il requisito minimo per far funzionare al meglio le cose. 

Esempio pratico:

Se un collega alle 17.50 fa cadere la penna on the table, indipendentemente se attorno a lui ci sia tranquillità oppure si stia scatenando la terza guerra mondiale, allora è un po’ un collega di merda. Perché se quello che fai è strettamente legato a quello che fanno gli altri, forse, un minimo di coscienza dovresti anche averla. E magari sacrificare quello che andrai a fare dopo le 18, che sia lo stravaccarti sul divano o fare le foto da pirla al corso di crossfit.

Opportunismo

Questa è forse la regina delle caratteristiche, quella che, se presente, aumenta esponenzialmente le possibilità di trovare anche le restanti e quattro e quindi comporre il ritratto del perfetto collega di merda. A prima vista, il termine opportunismo potrebbe sembrare in contraddizione con la prima caratteristica citata, ossia la mediocrità. E invece, nel collega di merda, l’opportunismo è l’espressione summa della mediocrità, perché prevede una serie di strategie dinamiche volte unicamente al mantenimento della staticità più assoluta. 

Esempio pratico:

Se un collega vive nell’esigenza di avere un nemico, e se questo nemico cambia in fretta tanto quanto i post fascisti di salvini Su Facebook, allora è molto probabile che quello che avete di fronte sia un collega di merda. Perché il nemico, soprattutto se cambia spesso, è solo un semplice paravento per mostrare all’ambiente che in te alberga attaccamento al lavoro, ma di fatto la strategia di fondo è ben altra: colpire per sviare l’attenzione su di sé, in definitiva, dimenarsi per continuare a non fare un cazzo. 

Come riconoscere il collega di merda ultima modifica: 2019-11-21T15:01:04+01:00 da massimo miliani

Su massimo miliani

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Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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