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Smettere di fumare #8 – Senso di colpa e piacere immorale

Diminuire il numero di sigarette non è facile e inciampare sulla via dovrebbe essere considerato normale. Non è così con la tabella di marcia serrata che ho programmato e che puntualmente evado. Subentra allora il circolo vizioso che mi conduce dritto dritto al senso di colpa che, a sua volta, viene raggirato per poi ripresentarsi prepotente. Ecco a voi lo strambo balletto di un danzatore zoppo.

Autolesionismo

Quando cerchi di diminuire il numero di sigarette fumate, dovresti mettere in conto che le cose potrebbero non andare esattamente come da programma. Dovresti immaginarti momenti di cedimento, giornate difficili, gusto puro del vizio che si affaccia. Così dovrebbe essere se non avessi quella buffa e controproducente abitudine di puntare un obiettivo e caricare a testa bassa come un toro imbizzarrito, lanciandomi da solo sfide improbe da vincere attraverso tabelle di marcia insensatamente forzate: insomma, faccio e disfo da me e tutto in modo improbabile. Quindi mi sono ritrovato ad affrontare passi più lunghi della gamba e, soprattutto, dettati  da un’intenzione fanatica, di quelle che se incanalate su sentieri pericolosi porterebbero ad azioni eclatanti e disdicevoli. Per fortuna, vostra mica mia, sono solo in grado di fare danni a me stesso, esprimo solo un autolesionismo intenzionale con l’aggravante di circonvenzione d’incapace.

Il senso di colpa

Dato che il programma prevedeva un’astinenza completa salvo in determinate occasioni (che tutti ritenevano troppe non sapendo quanto fossero in errore), ogni santa volta che mi accendo una sigaretta fuori programma mi assale un senso di colpa atroce. Questo fatto del senso di colpa non mi disturba più di tanto di per sé, sono abituato a conviverci su altri argomenti ed ho imparato a farlo camminare al mio fianco senza disturbare eccessivamente. Ciò che davvero mi infastidisce del senso di colpa è che non mi permette di gustarmi in pieno le sigarette. Non solo quelle al di fuori del programma, ma pure quelle che sarebbero contemplate da esso, perché avvelenate dal senso di colpa di averne già fumate più del dovuto e quindi tacciate di inutilità, in un gioco che ha come unico effetto quello di cagarmi il cazzo da solo, non riuscendo più a gustarmi una stramaledetta sigaretta.

Al di là della morale da quattro soldi

O almeno sarebbe così se non avessi capacità morali superiori e se la sigaretta non avesse un fascino fuori dalla norma. Grazie alla mia abitudine ad aggirare il senso di colpa per coglierlo alle spalle, anche se solo per qualche istante, mi accingo a gustarmi comunque le sigarette: attimi di cieca gioia, momenti di incosciente goduria, lampi di moralità accantonata, spiragli di etica relativizzata. Sia chiaro che questa mia superba abilità di aggirare momentaneamente il senso di colpa si ripercuote poi per un tempo ben maggiore successivamente, per qualche minuto di gioia vivo il senso di colpa per ore. A questo punto è difficile capire chi vince la battaglia (la guerra la perdo senza dubbio): io che riesco a gustarmi la sigaretta o il senso di colpa che ritorna prepotente?
L’altro fattore che mi permette di gustarmi le fumate è la bravura delle sigarette di essere sempre e comunque se stesse, con quella loro capacità di farsi adorare in ogni circostanza, quella disponibilità ad adattarsi alle situazioni e alle persone. Insomma hanno un fascino inscalfibile, dal tempo e dagli umani contorcimenti mentali.

Qualcuna di troppo

Per chiudere, l’aggiornamento pratico. Essendo un periodo di lavoro intenso, mi permetto di dichiararmi non dico sotto stress ma parecchio stanco e impegnato. Questo fattore mi ha portato a fumare qualche sigaretta di troppo. Sia ben chiaro che ne fumo sempre sensibilmente meno di prima, ma devo ammettere che me ne concedo qualcuna in più del dovuto. Che poi del dovuto in base alle mie stesse prescrizioni, quindi è giusto che io applichi l’elasticità che credo alle regole che mi sono dato per un obiettivo che io stesso ho fissato per un corpo che mi appartiene, perché il corpo è mio e lo gestisco io, anche perché nessun altro vorrebbe gestire questo obbrobrio.

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Smettere di fumare #8 – Senso di colpa e piacere immorale ultima modifica: 2017-11-29T08:00:32+02:00 da agafan

Su agafan

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agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è stata una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma ha compensato con altre caratteristiche, ha aggirato l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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