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Milano City Marathon 2021 #6 – Presepe vivente sanguinante

Sono diventato uomo

Sono diventato uomo. Ora posso annoverarmi a tutti gli effetti tra i corridori, senza se e senza ma, il mondo è costretto a guardarmi come atleta amatore, il piccolo corridore indifeso si è fatto la scorza ed ora corre felice sull’asfalto con la propria medaglia appuntata sul capezzolo.

Perché sul capezzolo vi chiederete voi. Già da questa vostra domanda del cazzo deduco che non siate corridori, non avete idea di cosa sia il battesimo del capezzolo. Ora ve lo dirò, anche se mi piacerebbe farvi grufolare nella vostra crassa ignoranza, pur consapevole che sarete pronti a relegarla tra le cose inutili, tra le informazioni di troppo, tra le rivelazioni senza nessuna importanza. Siete davvero gente da non frequentare.

Comunque, in passato, quando mi allenai per i dieci chilometri, intraprendevo i classici confronti che si hanno con gli altri corridori. Arriva sempre quel momento in cui due corridori, quando si incontrano, si estraniano dal mondo inferiore e per qualche minuto parlano di corsa: pavoneggiandosi quando possibile, millantando progressi quando disastrosi, guardando da un’altra parte e abbozzando quando, come me, indegni anche solo di nominare la corsa.

Fatto sta che chiunque mi aveva detto che, a furia di correre, si era ritrovato a dover fronteggiare il problema dei capezzoli sanguinanti. Ognuno poi racconta l’imbarazzo di quando ne ha parlato al commesso del negozio per trovare la soluzione, di come, infine, si sia sentito tranquillizzato perché il sanguinamento capezzolare è segno di virtù, il sacrificio del fisico al dio della corsa, la prova da superare per diventare vero corridore, la ferita che ti permette di entrare nel branco, la rivincita di una parte del corpo maschile forse troppo bistrattata, la chiave d’ingresso per la vita adulta del corridore.

All’inizio, naturalmente, dall’alto del mio mancato sanguinamento, li prendevo per il culo, non palesemente, ma con quel sorriso ironico che rimandava una sola definizione possibile per costoro: poveracci. Nella convinzione che fosse segno di debolezza, di compensare la mia pancia prominente con dei capezzoli di amianto. Con il tempo però ho iniziato ad essere emarginato, l’unica conseguenza del mio correre era un aumento esponenziale delle scoregge, ma questa conseguenza era solo mia, mentre il marchio divino mi era precluso.

Presepe vivente sanguinante

L’altro giorno sono stato sverginato. Mentre correvo ho abbassato la testa un attimo e sulla maglietta, all’altezza del capezzolo destro, ho visto una chiara macchia di sangue, naturalmente identificata subito come pozza. Devo ammettere che era già da diverso tempo che i capezzoli mi dolevano in allenamento, ma pareva una beffa ancora maggiore, un dolore infecondo, l’inutile sofferenza di un corridore ridicolo. Alla fine, il battesimo del sangue capezzolare è giunto.

Una volta a casa ho contemplato per mezz’ora il mio capezzolo ferito, ho cantato per lui canzoni di Gigi D’Alessio, l’ho benedetto di gratitudine, l’ho stretto leggermente nella speranza di veder zampillare sangue in diretta. E non crediate che sia stato senza conseguenze in società. Io lo vedo com’è cambiato lo sguardo dei corridori che incrocio: ora mi rispettano, lanciano occhiate d’intesa, mi salutano.

Che tutto ciò sia capitato prima di Natale, e di un Natale particolare come questo, non credo proprio sia una caso. Io già mi vedo al centro del presepe vivente, tra Maria e Giuseppe, con lo sguardo sofferente rivolto ai cieli mentre sgorga sangue dal mio capezzolo. I fedeli si avvicineranno con titubanza, estasiati da questo miracolo di nuova fattura, di un’eleganza sconosciuta, e chiederanno di toccare, novelli san Tommaso, ed io con sguardo compassionevole dirò loro: sono 50 euro per toccare dove non sanguina, 100 euro per toccare alla fonte del sanguinamento, con 300 euro puoi prendere l’ampolla al banchetto (che costa solo 45 euro, a parte chiaramente) e farti versare una goccia del mio sangue capezzolare.

Photo by Juan Apolinar on Unsplash

Su Agafan

Agafan
Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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