Spero di riuscire a trasmettere tutta la positività di cui ho fatto il pieno l’altra sera. Di raccontarvi cosa crea una situazione inaspettata, completamente libera da pregiudizi e con un carico di pelle d’oca che al solo pensiero mi fa sorridere il cuore.
Il 21 giugno scorso oltre che essere il primo giorno d’estate, in cui ci celebra il solstizio, è stata anche la giornata mondiale dello yoga, disciplina a cui mi sono avvicinata mesi fa e di cui non riesco più a fare a meno.
Non è solo una situazione di fisicità che si sviluppa in modo armonico, per me è un attivatore di benessere e serenità e vi garantisco che anche i più scettici, una volta sperimentato, si ricredono.
Essendo una giornata celebrativa in tutto il mondo ci sono stati un po’ ovunque eventi e manifestazioni dedicate a questa pratica, compresa Milano, che sarà anche modaiola, inflazionata nelle tendenze, ma se vuole essere spirituale lo fa con tutti i crismi, perché lo sa fare, è che a volte non si applica abbastanza.
Uno di questi eventi si è tenuto all’Arco della Pace ed io armata di tappetino e magico amico yogi -è così che si chiamano i praticanti- eravamo stesi nell’attesa che iniziasse quella che si sarebbe rivelata la lezione più mistica della nostra yoga-carriera.
Sul palco, davanti a centinaia di persone scalze c’era David Sye.
In questo performer, artista, pacifista, guru dello yoga scorre sangue metà russo e metà inglese, ma più di tutto, la voglia di trasmettere la felicità di vivere positivamente, senza costruzioni e costrizioni mentali che tolgono la libertà di essere persone serene.
Sulla sua pelle ha i disegni di tutto quello che nella vita gli è successo, se li porta addosso e nello spirito per ricordarsi che la guarigione è possibile, come quella da una malattia attraverso la pratica dello yoga tibetano o dei conflitti della guerra in Bosnia che ha vissuto per cinque anni come giornalista per una radio locale, pur continuando ad insegnare yoga.
Nel 2004 crea il movimento Yogabeast per abbassare la tensione tra israeliani e palestinesi, ci arriva dopo due anni di viaggi in cui veniva chiamato per delle lezioni, ma alle quali non partecipavano entrambe le fazioni.
Ricorda di aver iniziato con piccole classi in Israele e ogni volta finito il traning proseguiva oltre la striscia di Gaza per fare la stessa cosa in Palestina, fino a che la diffidenza e la concezione di “nemico” non esisteva più e si è arrivati a sorridere insieme per il tempo stabilito.
Sono tutte situazioni che è riuscito a superare attraverso lo spirito goliardico che mette nell’insegnamento di questa disciplina che, per come la vede lui, non deve portare alla competizione sociale fatta d’invidia, ma nello stare bene con noi stessi, a prescindere dai traguardi fisici che riusciamo a raggiungere e non da quelli che la società ci impone.
Lui era li, noi anche.C’era amore puro in quella piazza.
Non c’erano barriere, problemi, diversità, eravamo tutti uguali, tutti con la stessa voglia di iniziare una rivoluzione, con noi stessi e con il mondo.
Abbiamo riso tanto, abbiamo chiuso gli occhi e sentito di poter abbandonare qualsiasi freno che la paura a volte non ci permette di disinserire.
David racconta che la paura rende schiavi e la schiavitù limita la vita che ci è stata data, ed è una sola e non possiamo sprecarla pensando a limitare il pensiero.
Il suo approccio con lo yoga é liberatorio, fa muovere molto, sciogliere tutti gli schemi mentali che il timore di essere giudicato dagli altri ci fa creare.
Ho anche abbracciato, sapete che é una mia specialità, sono settimo dan di abbracci, una cintura nera di strette emozionali.
È capitato ed è stato perfetto.Non avevo intorno nessun altro, non mi interessava niente di più che ascoltare le parole che uscivano da una voce che non sapeva nulla di me, ma che stava dicendo cose che pensavo io.Parlavamo la stessa lingua, con il valore aggiunto di quattro braccia che trattenevano quei pensieri.
Mi veniva da piangere, ora posso dirlo.
Mi è venuta la pelle d’oca anche quando ci ha fatto mettere in cerchio, una circonferenza fatta di anime che passavano da mano in mano e che delimitavano un perimetro di positività.
Davo la mano a due persone, una importante e l’altra sconosciuta.
David diceva di pensare agli angeli che stavano accanto a noi, che il passaggio del bene accade, che serve pensare che la catena che si crea nel dare amore é continua e indissolubile e io mentre lo diceva lo speravo davvero.
Non so se in questa vita sono stata esemplare, non l’ho mai creduto, ma ho sempre sperato di lasciare qualcosa nelle persone che me le faccia legare con un filo invisibile al cuore.
Tutto quello che faccio, succede perché mi fa sentire bene, indipendentemente se ricambiato o no, ho solo la presunzione di dire che voglio bene con sincerità e che so di essere un angelo custode per chi riesce ad entrare nella mia vita emozionale.
Avevo tutto ciò che potevo desiderare quella sera, terreno e non e mi stupisco ancora che certe cose accadono, ma poi sorrido e dico che il magico sta proprio in quello, doveva andare così, dovevamo essere li, con quelle parole e quegli abbracci di cui non mi stancherei mai.
Namastė a tutti voi.
Per seguire tutte le iniziative e i seminari di David Sye andate sul suo sito www.yogabeast.com
Photo Credit: Luca Chiaudano